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13/09/2023
Europa

L’Impegno di Bled per i Balcani occidentali 

di Valerio Fabbri

L’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali è tornato all’ordine del giorno nell’agenda politica della regione grazie alle parole del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel suo discorso introduttivo al 18esimo Forum Strategico di Bled, conferenza internazionale che ospita i leader dell’Europa centrale e sudorientale.

L’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali è tornato all’ordine del giorno nell’agenda politica della regione grazie alle parole del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel suo discorso introduttivo al 18esimo Forum Strategico di Bled, conferenza internazionale che ospita i leader dell’Europa centrale e sudorientale.  

Michel ha dichiarato che bisogna lavorare per assicurare l’ingresso dei nuovi membri nell’Ue entro il 2030. L’Impegno di Bled (blejska zaveza), come è stato ribattezzato dalla diplomazia slovena nei giorni del Forum, non ha scaldato i cuori dei destinatari di questa apertura, come era nelle intenzioni della ministra degli Esteri slovena, Tanja Fajon, che si è spesa molto tanto sul tema quanto sul ruolo che intende ritagliare per Lubiana come membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. 

Le parole di Michel sono state chiare, ma poco convincenti. “Se vogliamo essere credibili mentre prepariamo la nostra agenda strategica, dobbiamo parlare di tempistiche: credo che dobbiamo essere pronti, da entrambe le parti, ad allargarci entro il 2030“. Un’affermazione che è stata accolta da un applauso a chiamata della platea, colta di sorpresa dalla data, o forse poco convinta della veridicità di questa affermazione. Due anni fa, prima dell’invasione dell’Ucraina, una tale dichiarazione avrebbe segnato un passaggio storico per l’Europa tutta, mentre ora sembra una dichiarazione di facciata. E sempre la Slovenia, durante il semestre di presidenza europeo nel 2022, era stata teatro di un vertice Ue-Balcani occidentali che però non aveva dato i frutti sperati, poiché non era passata la richiesta di Lubiana di inserire nel testo della dichiarazione il 2030 come data ultima su cui basare il calendario dei negoziati. Michel ha anche detto che l’Europa deve mantenere le sue promesse, iniziate ufficialmente al vertice di Salonicco del 2003, aggiungendo poi a stretto giro che prima di un allargamento l’Ue deve riformarsi, posizione che ha chiamato in causa il presidente francese, Emmanuel Macron, portavoce di una riforma delle istituzioni comunitarie che però, per forza di cose, dovrà attendere le elezioni europee. 

Quel che è certo, e che è stato rivendicato anche dai leader nel panel successivo al discorso di Michel, i Balcani Occidentali – Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia –, è che i Balcani occidentali sono una regione “nel cuore dell’Europa, circondata dall’Ue, di cui sono parte integrante per ragioni geografiche, storiche, politiche e culturali”, come rivendicato in particolare dalla premier serba, Ana Brnabic. A favor di retorica Michel ha poi detto che bisogna iniziare a parlare di futuri membri dell’Unione e non più di paesi candidati, offrendo un assist a Fajon che si è affrettata a ribadire il sostegno della Slovenia a questi paesi per completare il percorso di ingresso nell’Unione europea.

Mantenere le promesse significa spingere un processo di allargamento Ue che “non è più un sogno”, ma che per forza di cose è questione diversa rispetto allo status di candidati conferito a giugno 2022 a Ucraina e Moldova, con la Georgia ancora in anticamera. Per i sei paesi balcanici, è la posizione di Michel, la strada è più tracciata, con obiettivi che possono essere fissati a rialzo: “Il prossimo budget pluriennale Ue dovrà includere obiettivi comuni, servirà per spingere le riforme e generare interesse negli investimenti”. Sarà un tema di confronto tra i Ventisette ai prossimi Consigli di ottobre e dicembre, ma anche in occasione del nuovo vertice Ue-Balcani Occidentali che “si terrà a dicembre a Bruxelles e servirà per affiancare il Consiglio Europeo”. L’impatto geopolitico della guerra della Russia in Ucraina ha costretto l’Ue a rilanciare la sua politica di allargamento, in quanto i Paesi dell’Europa orientale e dei Balcani occidentali guardano a Bruxelles per una più stretta integrazione con l’Occidente. Ma, come si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli, e la realizzazione di questa ambizione può rivelarsi più difficile del previsto. Il “momentum”, la finestra di opportunità politica è adesso, per questo fra meno di tre mesi sapremo se le parole di Michel sono state solo una dichiarazione di cortesia o il primo passo per dar seguito a un percorso iniziato nel 2003.

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