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05/03/2015
Italia ed Europa, Notizie

l’Italia e le sfide dei nuovi scenari internazionali

di Emanuele Bussi

Nel corso del 2014, si è assistito ad una sorta di revival di antiche concezioni del mondo. In particolare, due sono gli scenari dove sono stati riproposti forme e contenuti considerati dai più ormai desueti.

Nel corso del 2014, si è assistito ad una sorta di revival di antiche concezioni del mondo. In particolare, due sono gli scenari dove sono stati riproposti forme e contenuti considerati dai più ormai desueti. Il primo è rappresentato dalla crisi ucraina, che si inserisce nel più ampio confronto tra la Federazione russa e l’Occidente, con la prima che sembra rifare proprie le linee guida della politica estera zarista. Il secondo, invece, è dato dalla comparsa, in Medio Oriente, del cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, o ISIS, il quale, approfittando delle divisioni interne ai regimi iracheno e siriano, ha proclamato la nascita di uno stato integralista retto da un Califfo, un titolo decaduto con la deposizione dell’ottomano Abdul Mejid II nel 1924.

La situazione ucraina e la nascita dell’ISIS sono, al momento, le due crisi di maggior rilievo nello scenario globale. La prima può essere vista come il principale fronte lungo cui si manifesta lo scontro politico che vede coinvolti la Russia e l’Occidente. Mosca sta perseguendo una politica estera che riprende le linee guida proprie della diplomazia zarista: sicurezza dei propri confini occidentali e lo sbocco ai mari caldi. La domanda di sicurezza scaturisce da quella che potrebbe essere definita come “sindrome di accerchiamento”, ovverosia la secolare sensazione di accerchiamento e minaccia provenienti da potenze avvertite come avversarie. Oggi, i timori di un accerchiamento militare, oltre che politico, provengono dall’allargamento ad Est della NATO e dal progettato Stategic Defense Initiative (SDI), un sistema di difesa missilistico comunemente noto come Scudo Spaziale e considerato da Mosca come lesivo della propria sicurezza. La rivolta ucraina che ha portato alla deposizione del Presidente filorusso Viktor Janukovyc nel febbraio 2014 ha fatto sì che Mosca avvertisse come ancora più impellente il proprio bisogno di sicurezza nel momento in cui un Paese strategicamente alleato iniziava a volgere il proprio sguardo a occidente. Da qui, l’annessione della Crimea prima e l’imposizione di sanzioni dopo, hanno esacerbato i rapporti tra il Cremlino e le cancellerie occidentali.

La nascita dell’ISIS, dal proprio canto, ha segnato un radicale cambiamento nell’espressione esteriore del fondamentalismo islamico. Quest’ultimo non si esprime più come semplice organizzazione terroristica, magari protetta e sostenuta da Stati conniventi, come fu il caso di Al Qaeda in Afghanistan. Piuttosto, la medesima organizzazione si fa Stato, conquistando militarmente ampie zone all’interno di altri Paesi, come avvenuto in Iraq e Siria, dove l’ISIS ha saputo trarre vantaggio dalle divisioni politiche e dall’impreparazione militare di Baghdad e dalla ormai triennale guerra civile in Siria, al fine di imporre la propria visione fondamentalista della sharia. Tuttavia, l’affermazione dell’ISIS si inserisce probabilmente in un contesto più ampio che vede il Medio Oriente attraversare una fase in cui il ruolo di potenza egemone svolto dagli Stati Uniti sembra venir meno. In tal senso, si può supporre che la storica presenza statunitense sia stata in grado di mantenere insieme una quadro estremamente frastagliato come quello mediorientale. In altri termini, il minor coinvolgimento degli USA nel Medio Oriente potrebbe essere considerato come una delle cause che hanno portato ad un maggior attivismo tanto degli Stati quanto di altre organizzazioni. Le ambizioni sopite dal ruolo dominante degli Stati Uniti, sono ora libere di potersi esprimere, seppure nelle forme estremiste dell’ISIS.

Di fronte al proliferare di nuove crisi regionali e globali, l’Italia ha finora perseguito una linea di politica estera che trova la propria ragion d’essere nella cornice dell’Unione Europea e della partnership strategica con gli Stati Uniti. In riferimento alla crisi ucraina e ai rapporti con Mosca, infatti, l’Italia, seppure con toni più morbidi e concilianti nei confronti del Cremlino, ha adottato una politica di sanzioni, volta a convincere la Russia a fermare ogni tipo di ingerenza negli affari interni dell’Ucraina. Più nel dettaglio, considerata ormai persa la Crimea, annessa alla Russia dopo il controverso referendum del marzo 2014, le potenze occidentali stanno tentando di impedire che una sorte analoga possa toccare anche alle regioni orientali dell’Ucraina, anch’esse abitate da una maggioranza russofona. L’Italia, mantenendo una coerenza d’azione data dalla permanenza nell’UE, ha più volte dimostrato di privilegiare qualsiasi forma di dialogo con Mosca, a differenza di altri membri dell’unione, che per storia o interessi strategici, sono meno inclini ad ammorbidire le proprie posizioni nei confronti del Cremlino. I governi russi, storicamente, hanno dimostrato di reagire con forza a qualsiasi tipo di pressione possa essere esercitato su di loro. Le sanzioni, quindi, come ha più volte sostenuto l’Italia, possono sì essere uno strumento di soft power con cui dimostrare la propria risolutezza, ma rischiano di ritorcersi contro chi le impone se chi le subisce ha la forza politica e militare per resistergli. La sindrome di accerchiamento di cui soffre la leadership di Mosca rischia di essere ulteriormente acuita dalle sanzioni occidentali. Il governo di Roma, visti i rapporti stabiliti negli ultimi anni con la Russia, potrebbe svolgere un ruolo di mediazione all’interno dell’UE proprio per evitare che le incomprensioni attuali divengano minacce future alla stabilità e alla pace dell’Europa.

Per quanto concerne la crisi mediorientale, il governo italiano ha manifestato fin da subito la propria volontà di sostenere politicamente e materialmente le forze che si stanno opponendo agli integralisti dello Stato islamico. A tal riguardo, sono da leggere gli sforzi congiunti dell’UE e degli USA di dare il proprio supporto logistico e militare ai combattenti curdi che rappresentano, al momento, l’unica forza militare in grado di competere con l’ISIS, dato che le forze regolari irachene hanno dimostrato tutta la propria inefficacia e impreparazione. A tutto questo, al contempo, si devono aggiungere gli sforzi di garantire una maggiore sicurezza interna all’Europa, soprattutto dopo gli eventi che hanno segnato Parigi. In particolare, i Ministri degli Interni dell’UE stanno valutando l’ipotesi di applicare nuovi e maggiori controlli in deroga al Trattato di Schengen che garantisce la libera circolazione degli individui nei Paesi membri. In virtù di una maggiore sicurezza, si stanno valutando possibili forme di tracciamento dei viaggiatori al fine di individuare tempestivamente persone affiliate a organizzazioni terroristiche. Questo sistema, che andrebbe sotto il nome di Passenger Name Record, consentirebbe di tracciare i transiti nell’area Schengen. L’Italia, in particolare, visto il fallimento dell’intelligence francese nel prevenire gli attentati, ha proposto di creare un comitato antiterrorismo europeo, similare al CASA (comitato analisi antiterrorismo) già operativo a Roma, al fine di facilitare lo scambio di informazioni tra le agenzie del Vecchio Continente.

L’Italia ha quindi la possibilità di svolgere un ruolo centrale nella gestione tanto della crisi ucraina, quanto dello scenario mediorientale. I rapporti con la Russia fanno sì che Roma possa rappresentare un interlocutore affidabile all’interno dell’Unione Europea, dove permangono posizioni nettamente più aggressive nei confronti di Mosca. Allo stesso tempo, il governo italiano può contribuire a rafforzare la sinergia volta a garantire maggiore sicurezza in Europa e a sostenere le forze che si oppongono all’ISIS direttamente nel Medio Oriente, evitando che la visione fondamentalista dello Stato islamico possa esercitare attrazione in aree, come quella libica, dove la frammentazione e la cronica instabilità politica creano un humus sociale perfetto per il reclutamento di nuovi guerriglieri.

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