L’evoluzione dei conflitti armati ha visto una crescente e sempre più strutturata integrazione tra i sistemi senza pilota e le piattaforme a pilotaggio umano. In tal contesto, l’innovativo drone turco Bayraktar Kizilelma potrebbe risultare altamente funzionale a svolgere il ruolo di gregario del Global Combat Air Program, progetto multinazionale per un caccia di sesta generazione portato avanti da Italia, Regno Unito e Giappone
I primi programmi turchi per lo sviluppo dei droni furono avviati negli anni Ottanta e si concentrarono in larga misura sull’acquisto di sistemi stranieri quali il Meggitt BTT-3 Banshee. In virtù di ciò, l’industria della difesa di Ankara risultava fortemente dipendente dall’estero, a dispetto delle imminenti necessità operative dettate dal conflitto in corso nella parte orientale del paese. Contestualmente, le tensioni internazionali derivanti dall’insurrezione curda determinarono l’insorgere di significative tensioni tra la Turchia e i propri alleati, tradottesi nel rifiuto da parte degli Stati Uniti di approvare il trasferimento dei droni da combattimento aerei (UCAV) RQ-1 Predator e MQ-9 Reaper. La necessità di conseguire una maggiore autonomia strategica nel settore spinse il governo turco ad avviare nel 2004 una serie di gare d’appalto volte a favorire lo sviluppo dei suddetti sistemi. La compagnia Baykar si rivelò in grado di ottenere un contratto per la produzione di massa di un un mini-UAV con funzioni ISR, il Bayraktar Mini, primo drone interamente costruito interamente con componenti locali. Il secondo punto di svolta venne rappresentato dall’avvio nel 2007 del Tactical UAV Program, programma volto a sviluppare un UCAV in grado di svolgere un ruolo di supporto tattico per le forze armate. La gara d’appalto venne nuovamente vinta dalla Baykar, tramite il drone Bayraktar TB1. A dispetto del successo, il drone non venne prodotto in serie, in quanto si preferì procedere ad un miglioramento del TB1, il quale si evolse nel ben più noto Bayraktar TB2, del quale venne avviata la produzione in massa. Il nuovo sistema d’arma si è rivelato in grado di combinare bassi costi di produzione e mantenimento con buoni livelli di prestazioni e capacità operative. Il ruolo cruciale del drone nella Seconda Guerra del Karabakh è risultato nella sua massiccia esportazione, sancendo l’ascesa della Turchia come principale produttore di droni militari a livello globale.
Un drone unico
Il successo finanziario ottenuto dalla Baykar ha fornito all’azienda le risorse necessarie ad avviare lo sviluppo di sistemi d’arma più avanzati. A tal proposito, nel 2013 l’azienda ha lanciato il programma MIUS finalizzato allo sviluppo di un drone da combattimento multiruolo in grado di svolgere funzioni molto simili a quelle di un vero e proprio jet da combattimento. Tale iniziativa è risultata nella realizzazione del drone Bayraktar Kizilelma, primo drone turco a reazione. Il nuovo sistema d’arma è equipaggiato con mortori a reazione AI-322F, i quali lo rendono in grado di raggiungere gli 800 km orari, garantendo la possibilità di eseguire manovre altamente complesse per un sistema senza pilota. Il velivolo dispone altresì di una configurazione stealth, la quale lo rende bassamente tracciabile dai radar nemici ed è compatibile sia con piste a terra che su portaerei. Sotto il profilo degli armamenti, il Kizilelma dispone di un carico utile di 1500 kg e può trasportare sia sistemi missilistici aria-aria come il Gokdogan che aria superficie come il TUBITAK, risultando quindi in grado di svolere sia funzioni di Close Air Support (CAS) e di SEAD/DEAD in supporto alle forze di terra, sia funzioni di un vero e proprio combattimento aereo. In ultima analisi, il drone è dotato di un un sistema radar autonomo e di un computer di missione abilitato all’AI, il quale consente di operare in condizioni di comunicazione degradate grazie a garanzia di navigazione, elusione e definizioni di priorità degli obiettivi.
Nel 2025 il Kizilelma ha scritto la storia dell’aviazione. Il velivolo si è infatti rivelato in grado di volare congiuntamente ad un gruppo di F-16, mostrando uno dei principali esempi di MUM-T nella storia militare. In uno dei test svolti l Kizilelma ha individuato mediante il proprio radar un un bersaglio alimentato a reazione, per poi abbatterlo successivamente mediante il lancio di un missile Gokdogan. Il test ha rappresentato un’azione senza precedenti nella storia dell’aviazione, dimostrando come un drone possa fungere da piattaforma di superiorità aerea. Un’ulteriore svolta è stata rappresentata dal volo in formazione ravvicinata eseguito da due droni Kizilelma eseguito senza alcun intervento umano. I droni si sono infatti rivelati in grado di eseguire complesse manovre sincronizzate coordinandosi tra di essi mediante l’intelligenza artificiale
Il gregario
La collaborazione tra sistemi a pilotaggio umano e piattaforme senza pilota viene definita Manned-unmanned teaming (MUM-T). Quest’ultima garantisce un incremento della massa operativa, consentendo il miglioramento della situational awareness e la riduzione dei rischi per le unità a pilotaggio umano, fungendo contestualmente da moltiplicatore di potenza. La recente Invasione Russa dell’Ucraina ha visto un impiego senza precedenti del MUM-T su ogni dominio operativo, dimostrando contestualmente la necessità di disporre di una produzione di massa dei suddetti sistemi atta a reggere l’alto tasso di attrito dovuto al conflitto. A tal proposito, diversi attori stanno attualmente sviluppando progetti volti a realizzare avanzati UCAV in grado di svolgere il ruolo di gregari degli aeromobili a pilotaggio umano. Un esempio è rappresentato dal programma Collaborative Combat Aircraft avviato dagli Stati Uniti al fine di supportare aeromobili di quinta e sesta generazione.
In tal contesto, il progetto del Global Combat Air Programme (GCAP), portato avanti da Italia, Regno Unito e Giappone al fine di sviluppare un aeromobile di sesta generazione volto a sostituire l’Eurofighter Typhoon, risente di una generale carenza da parte degli attori coinvolti nel porre in essere una produzione di massa di sistemi senza pilota. A tal proposito, il Bayraktar Kizilelma potrebbe risultare altamente funzionale allo svolgimento del ruolo di gregario del GCAP. Il drone presenta infatti ottime prestazioni, un rilevante e versatile armamento e un computer abilitato all’impiego dell’intelligenza artificiale. Tale piattaforma risulterebbe in grado di incrementare notevolmente la massa operativa di una formazione a pilotaggio umano, nonché di eseguire manovre ad alto rischio impossibili per i piloti. Il recente Memorandum d’Intesa siglato tra Leonardo e Baykar, il quale prevede la costruzione del Bayraktar Kizilelma sul suolo italiano, rappresenta un significativo passo verso tale direzione. La Seconda Guerra del Karabakh e l’Invasione Russa dell’Ucraina hanno dimostrato la cruciale importanza dell’integrazione dei sistemi senza pilota all’interno delle forze armate. I conflitti del futuro saranno segnati da una crescente collaborazione tra un limitato numero di sistemi a pilotaggio umano ad alto potenziale e una massa sistemi senza pilota atti a fungere da moltiplicatore di potenza. In tal senso, una partnership volta ad impiegare il Kizilelma come gregario per il GCAP potrebbe rappresentare la base per la costruzione di forze aeree europee maggiormente funzionali alle esigenze dell’attuale ambiente operativo.

