Nel discorso del 2 marzo, il presidente Macron ha annunciato l’implementazione del programma nucleare nazionale per rispondere ai numerosi conflitti in corso e alle crescenti minacce alla sicurezza europea. Dalle esercitazioni congiunte con otto Paesi europei alla costruzione de “l’Invincible”, un nuovo sottomarino nucleare lanciamissili balistici, la Francia intende consolidare il suo ruolo nella difesa del continente.
Il discorso presidenziale si inserisce in uno scenario dettato da “anomia” e violazione degli obblighi internazionali, cui si aggiunge il mancato rinnovo del trattato New START, tra Stati Uniti e Russia, che solleva nuovi quesiti sul futuro della proliferazione. Dal canto suo, la Francia continua a considerare la deterrenza nucleare una pietra angolare della propria strategia di sicurezza. Nel tutelare la propria sovranità e il controllo sulle forze nucleari nazionali, l’Eliseo sta optando al contempo per l’adattamento della dottrina interna alle esigenze europee. L’annuncio di una “deterrenza avanzata” è interpretabile in questa prospettiva che combina il potenziamento degli strumenti finora adottati e una “europeizzazione” della force de frappe, seppur limitata.
Il discorso di Macron ha menzionato un ampio ventaglio di minacce inserite in un contesto di crescente proliferazione: dalla corsa cinese agli armamenti al “revisionismo russo”, fino ai programmi nucleari di India, Pakistan, Corea del Nord, Iran. Parallelamente, come evidenziato nella National Defense Strategy, le nuove direttrici della politica estera statunitense esortano l’Europa a una maggiore responsabilità della propria sicurezza. L’invito di Washington è stato accolto da tempo da Parigi, che lo interpreta come un impulso alle iniziative intra europee e alla centralità del dossiernucleare.
Gli strumenti necessari
Una strategia ragionata sulla deterrenza nucleare richiede legislazione e dottrina salde, forze armate e capacità tecnologiche-militari sempre più modernizzate, nonché il connubio tra formazione costante e cittadinanza informata. Sebbene la Francia rappresenti un caso unico nell’Unione europea, a detta di Macron diviene necessario il rafforzamento di capacità specifiche tra cui sistemi d’allerta avanzati (potenziabili combinando satelliti e radar), difesa aerea estesa per la protezione anti missile e anti droni, force de frappe come strumento di reazione.
Sul piano operativo e industriale, Parigi punta a rafforzare e rinnovare tutte le dimensioni della deterrenza. In prima istanza, a distinguersi è la componente marina, che oltre ad essere costantemente operativa dal 1972, vedrà l’entrata in servizio, dal 2036, di L’Invincible, nuovo sottomarino nucleare lanciamissili balistici (SSBN). Negli ultimi mesi sono stati compiuti sforzi significativi anche nella missilistica, con il collaudo del nuovo missile M51.3 di terza evoluzione, imbarcato sugli SSBN classe Le Triomphant, che consoliderà la credibilità dissuasiva grazie a maggiore gittata e precisione. Nonostante i vincoli finanziari, un miliardo di euro sarà destinato infine al programma Missile Balistique Terrestre (MBT), in linea con la rinnovata attenzione verso la balistica convenzionale a medio e lungo raggio (gittata oltre i 2000 km e altitudine tra i 20 e i 100 km). Il ripensamento della deterrenza convenzionale rappresenta un fattore complementare e politicamente più accettabile della dimensione nucleare. Per quanto centrale nelle politiche di sicurezza, la force de frappe è impiegabile come extrema ratio e richiede misure preventive tradizionali e proporzionate.
Il possesso dell’arma nucleare, di per sé un vantaggio, si accompagna a una totale autonomia della catena di comando e di decisione ultima, prerogativa presidenziale, con l’impiego dell’arsenale destinato alla protezione degli interessi vitali nazionali. Tuttavia, la distensione nelle relazioni internazionali dalla fine della Guerra fredda ha indotto il Paese a beneficiare dell’indebolimento avversario fino a rinunciare gradualmente alla componente terrestre della deterrenza e ridurre le testate nucleari entro una soglia essenziale, oggi stimata sulle 290 unità. Nel negare “una qualunque forma di corsa agli armamenti”, l’Eliseo ha richiesto un aumento delle testate oltre tale soglia, senza indicare delle prospettive numeriche. Come evidenziato da RID, la scarsa trasparenza implica una maggiore imprevedibilità per gli avversari e un coinvolgimento marginale degli alleati europei, in apparente conflitto con la retorica della deterrenza continentale.

Grafico 1. Stima delle testate nucleari francesi dal 1964 al 2025. Fonte: Kristensen, H; Korda, M; Johns, E. et al. “Estimated Global Nuclear Warhead Stockpiles”, Federation of American Scientists.
Questa ambiguità è in realtà il riflesso di una dottrina strettamente nazionale che non lascia spazio alla dispersione decisionale, alla pianificazione e valutazione congiunta dei rischi, né all’esercizio condiviso del potere di comando. Ciò che emerge chiaramente è il rifiuto francese di impiegare direttamente forze nucleari nel campo di battaglia, lasciandole circoscritte ai casi di particolare gravità come “ultime avertissement” e mezzo per difendere gli interessi vitali della nazione. Questi ultimi assumono volutamente confini sfumati, che il presidente non ha voluto codificare con precisione, se non nella misura in cui possono includere anche la sicurezza dell’Europa.
Il coinvolgimento europeo e le novità strutturali
In sintesi, il discorso presidenziale non ha stravolto gli orientamenti della dottrina nucleare, ma sono emerse novità interessanti sull’integrazione dei partner europei. In primo luogo, spicca la proposta di condurre esercitazioni congiunte con Regno Unito, Germania, Polonia, Belgio, Paesi Bassi, Grecia, Svezia e Danimarca, con delle negoziazioni in corso anche con altri Stati dell’Unione. A margine delle esercitazioni è prevista la partecipazione delle rispettive forze convenzionali alle attività nucleari francesi, con il potenziale dispiegamento di forze aeree strategiche (FAS) sul territorio europeo. Un simile appello rappresenta un elemento di continuità nella decennale strategia macroniana, tuttavia a stupire è stato il concetto di deterrenza “avanzata” con gli Stati partner. Interpretabile come un complemento alla NATO senza duplicarne le strutture operative, manterrà saldi i principi chiave del paradigma strategico di Parigi (potente, responsabile, indipendente e sovrano, credibile, difensivo e a vocazione europea) ma punterà alla trasparenza con Washington e al coordinamento con Londra.
Infine, la principale novità risiede nella volontà di evitare un classico schema di burden sharing fondato su finanziamenti nazionali. Tale approccio merita una riflessione più estesa. La deterrenza avanzata privilegerebbe contributi materiali nell’ottica di realizzare una piattaforma di interoperabilità tra i potenziali nazionali nel campo delle forze armate convenzionali e degli strumenti militari, da integrare nelle esercitazioni congiunte e nel deterrente francese. Un’innovazione pragmatica che compenserebbe le carenze transalpine già citate (sistemi d’allerta, difesa aerea estesa, frappe in profondità) e garantirebbe un impulso alla difesa europea. In tal modo, viene favorita la formazione di un polo industriale e militare focalizzato su integrazione e coordinamento tra capacità nazionali: un obiettivo che l’Unione europea si è prefissata da tempo, ma che risulta limitato dai vincoli dei Trattati istitutivi e dall’assenza di una difesa comune. Il progetto di Macron supera l’auspicato avanzamento istituzionale dell’Ue e costruisce un nucleo di cooperazione tra Paesi partner, che gravita sulla sua componente nucleare senza sovrapporsi al Regno Unito.

