Le organizzazioni mafiose sono note per la loro capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. In un’epoca caratterizzata da una profonda digitalizzazione, esse stanno assumendo forme di ibridazione utili a sfruttare le tecnologie al fine di rimanere all’avanguardia. Oltre a sfruttare i social media per la promozione e comunicazione, impiegando strategie di manipolazione dell’opinione pubblica per consolidare il loro potere, le mafie – in particolare la ‘Ndrangheta -stanno anche ampliando il loro raggio d’azione. Di questa pervasiva presenza delle mafie ne abbiamo parlato con Antonio Nicaso, docente universitario e uno dei massimi esperti a livello internazionale dei fenomeni mafiosi, che con il Procuratore Capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri, ha pubblicato sul tema il libro “Il Grifone”.
- In un contesto globale sempre più interconnesso, quali sono le strategie adottate da Europol e Interpol per contrastare le attività mafiose nel cyberspazio? Come stanno affrontando le sfide poste dalla criminalità organizzata nel dominio digitale?
Europol e Interpol hanno adottato diverse strategie per contrastare le attività mafiose nel cyberspazio, riconoscendo l’importanza di una risposta coordinata a livello internazionale. Una delle principali azioni è il potenziamento della cooperazione internazionale tra le forze dell’ordine, favorendo la condivisione rapida di informazioni tra diversi paesi e settori. Questa collaborazione è essenziale per affrontare la natura transnazionale delle attività criminali digitali, che operano spesso su scala globale. Europol ha istituito l’European Cybercrime Centre (EC3), un’unità specializzata che si occupa di prevenire e combattere i crimini informatici. Interpol, d’altro canto, ha lanciato l’Interpol Innovation Centre, un centro di eccellenza che sviluppa tecnologie avanzate per contrastare i crimini digitali, inclusi quelli legati alla criminalità organizzata. Interpol si concentra sull’addestramento delle forze dell’ordine di tutto il mondo, migliorando le competenze nella gestione delle minacce digitali. Inoltre, Interpol lavora per promuovere la consapevolezza globale sui rischi legati alla criminalità informatica e sulla necessità di standard comuni per affrontare queste sfide. Le sfide principali affrontate da Europol e Interpol nel contrastare le mafie nel cyberspazio includono la difficoltà nel tracciare le transazioni criptate, la protezione del dark web e la costante evoluzione delle tecnologie criminali. Le mafie, infatti, adottano rapidamente nuove tecnologie per evitare la sorveglianza e sfruttano la mancanza di una regolamentazione uniforme a livello globale. Per rispondere a queste minacce, Europol e Interpol stanno investendo in strumenti di intelligenza artificiale e analisi dei big data per monitorare più efficacemente i flussi finanziari illeciti e i network criminali.
- In questo scenario internazionale, quale ruolo sta giocando l’Italia nella lotta contro le mafie digitali? Quali sono le iniziative e le politiche adottate per contrastare le attività criminali nel cyberspazio?
L’Italia deve intensificare la lotta contro le mafie digitali, soprattutto se si tiene conto della sua lunga storia di contrasto alla criminalità organizzata e alla crescente consapevolezza delle nuove minacce poste dal cyberspazio. Bisogna colmare il gap tecnologico con altre forze di polizia europee e bisogna investire nelle unità specializzate, come la Polizia postale e delle comunicazioni, dove già esistono figure professionali di primissimo piano. Importante sarà il ruolo della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, che ha esteso le sue competenze anche ai reati informatici collegati alla criminalità organizzata. Questo organismo sta lavorando per migliorare la capacità investigativa nel settore del cybercrime e fornire supporto alle forze dell’ordine in casi complessi di crimini digitali. Bisogna inoltre investire per proteggere le infrastrutture critiche del paese e prevenire attacchi cibernetici da parte di attori criminali, spesso rappresentati da giovani insospettabili, come l’hacker di origine siciliana arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di aver violato i sistemi informatici del ministero della Giustizia, della Finanza, della polizia, oltre alle email di alcuni pm di Roma, Napoli, Gela e Brescia che indagavano su di lui.
- Considerando le redditizie operazioni delle mafie nel dark web, spesso supportate dall’uso avanzato dell’Intelligenza Artificiale, le intercettazioni rimangono un’arma fondamentale nella lotta contro la criminalità organizzata. Come devono evolversi per affrontare la crescente complessità delle comunicazioni crittografate utilizzate dalle mafie?
Per affrontare la crescente complessità delle comunicazioni crittografate utilizzate dalle mafie, le intercettazioni devono evolversi su diversi fronti tecnologici e legali. La sofisticazione delle comunicazioni nel cyberspazio, spesso rafforzata dall’uso di intelligenza artificiale, rende più difficile per le forze dell’ordine penetrare le reti criminali e raccogliere prove decisive. Tuttavia, l’evoluzione delle intercettazioni può garantire un’arma ancora efficace contro la criminalità organizzata. In primo luogo, è necessario integrare strumenti avanzati di intelligenza artificiale e machine learning nelle operazioni di sorveglianza. L’IA può analizzare enormi volumi di dati in tempo reale, identificando schemi e anomalie che potrebbero segnalare l’esistenza di attività criminali. Questi strumenti possono aiutare a decifrare codici criptati, tracciare conversazioni sospette e distinguere tra traffico di dati legittimo e illegale, specialmente in ambienti complessi come il dark web. In secondo luogo, le intercettazioni devono sfruttare tecnologie di decrittazione avanzata. I progressi nella crittografia post-quantistica, così come nei sistemi di sicurezza cibernetica tradizionale, pongono nuove sfide per le forze dell’ordine. Pertanto, investimenti in tecnologie di decrittazione più potenti, capaci di affrontare i nuovi algoritmi di crittografia, sono fondamentali. Le collaborazioni con aziende specializzate in cybersecurity e università di ricerca possono portare a soluzioni innovative per contrastare l’uso di comunicazioni crittografate da parte delle mafie. Un altro punto cruciale è la cooperazione internazionale tra le forze dell’ordine. Poiché molte comunicazioni criminali avvengono su piattaforme globali, la condivisione delle informazioni e l’accesso reciproco a risorse tecnologiche e dati sono essenziali per aggirare le barriere crittografiche. Gli accordi tra paesi su come trattare i dati intercettati, compresi quelli criptati, devono essere rafforzati per rendere più efficaci le operazioni transnazionali. Sul piano legale, è fondamentale aggiornare le normative per garantire che le forze dell’ordine abbiano accesso, con autorizzazioni giudiziarie, a strumenti tecnologici per la sorveglianza e l’intercettazione, anche in contesti di comunicazione criptata. Questo richiede un delicato equilibrio tra la protezione della privacy e la sicurezza pubblica, assicurando che le intercettazioni rispettino i diritti fondamentali ma, allo stesso tempo, siano in grado di affrontare le minacce emergenti. Infine, le forze dell’ordine devono essere dotate di formazione continua per stare al passo con le nuove tecnologie utilizzate dalle organizzazioni criminali. La complessità delle operazioni digitali richiede che gli investigatori abbiano competenze tecniche avanzate per operare in un ambiente digitale dinamico, in continua evoluzione.

