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18/03/2025
Africa Subsahariana

La crisi del sistema educativo in Mali: la concomitanza di calamità naturali e di una guerra civile ultradecennale compromette il diritto all’istruzione

di Ilaria Amoddeo

Il deterioramento del sistema educativo in Mali non solo mette a repentaglio l’accesso all’istruzione di centinaia di migliaia di bambini, ma minaccia le loro prospettive di vita futura. L'abbandono scolastico espone infatti i giovani a gravi rischi: sfruttamento, matrimonio precoce e reclutamento nei gruppi armati.

Il deterioramento del sistema educativo in Mali non solo mette a repentaglio l’accesso all’istruzione di centinaia di migliaia di bambini, ma minaccia le loro prospettive di vita futura. L’abbandono scolastico espone infatti i giovani a gravi rischi: sfruttamento, matrimonio precoce e reclutamento nei gruppi armati.

L’inizio dell’attuale anno scolastico in Mali ha dovuto fronteggiare una serie di difficoltà di diversa natura: le alluvioni che hanno colpito il Paese nei mesi di agosto e settembre e la guerra civile in corso dal 2012 rendono l’accesso alle strutture scolastiche pericoloso se non impossibile, privando centinaia di migliaia di studenti del diritto all’istruzione.

Un rientro a scuola difficile per la popolazione alluvionata

La sera precedente al primo ottobre, data prevista per l’inizio ufficiale dell’anno scolastico 2024-2025 per tutti gli studenti maliani di ogni ordine e grado, il Ministro dell’Istruzione Amadou Sy Savané, parlando alla tv nazionale, ha annunciato di aver posticipato la data di apertura delle scuole al 4 novembre. 

La decisione è stata presa in virtù delle alluvioni che hanno colpito il Mali nei mesi di agosto e settembre causando più di 250.000 sfollati, alcuni dei quali hanno trovato rifugio proprio nelle scuole. L’OCHA (l’ufficio di coordinamento umanitario delle Nazioni Unite), a una settimana dalla nuova data di inizio dell’anno scolastico rendeva noto che 175 scuole erano ancora occupate da centinaia di famiglie, nel contesto di un tentativo di ricollocazione particolarmente difficile. 

I danni causati dalle calamità naturali hanno aggravato le già precarie condizioni economiche di molte famiglie che, non potendo affrontare le spese dell’iscrizione, delle uniformi e dei testi, hanno rinunciato in alcuni casi all’istruzione dei figli.

Un prosieguo d’anno scolastico reso impossibile dalla guerra civile

«Quando un insegnante ha paura di insegnare e quando uno studente ha paura di andare a scuola, l’istruzione è a rischio» affermava Françoise Ackermans, Rappresentante dell’UNICEF in Mali a febbraio 2013. 

A un anno dall’inizio del conflitto 700.000 bambini avevano interrotto gli studi. Nello stesso periodo, nel nord del Paese – il più colpito dagli attacchi terroristici dei gruppi armati- erano 115 le scuole inaccessibili, perché distrutte, saccheggiate o contaminate da ordigni esplosivi, con il conseguente sovraffollamento degli istituti a sud.

Attualmente, nonostante i dati siano simili a quelli dei primi mesi di conflitto, il governo preme per il rientro a scuola degli insegnanti, adducendo alla necessità di garantire la continuità del servizio di istruzione pubblica.

A dimostrazione della posizione delle istituzioni, il governatore della regione di Ménaka, nell’estremo nord del Paese, ha impugnato un provvedimento che prevede la sospensione degli stipendi di 151 insegnanti. Ne hanno dato notizia lo scorso 11 marzo i media maliani e l’entrata in vigore è prevista per il primo aprile.

La decisione è stata presa a seguito di ripetuti avvertimenti rivolti agli insegnanti coinvolti: una nota ufficiale diffusa il 22 febbraio chiedeva loro di rientrare entro il 3 marzo, pena l’entrata in vigore di sanzioni. La mancata reazione da parte degli interessati ha spinto il governatore a ritenere la loro assenza da scuola “prolungata e ingiustificata”, suscitando la risposta immediata dei sindacati che hanno invece definito il provvedimento una misura arbitraria.

Ménaka è, dall’inizio del conflitto, uno  dei teatri principali degli attacchi terroristici dei gruppi armati che si oppongono al sistema educativo “occidentale”. Nel giugno 2024, più della metà delle 285 scuole presenti nella regione erano chiuse e una situazione simile è toccata ad altre regioni del Paese, come Tenenkou (64% di scuole chiuse), Taoudeni (48%) e Douentza (46%). 

Attualmente, a livello nazionale, 1.722 scuole su 9.036 non sono operative, privando 516.600 studenti del diritto all’istruzione e colpendo più di 10.000 insegnanti.

Questi ultimi giustificano la loro assenza adducendo al deterioramento delle condizioni di sicurezza: ricevono minacce di morte da parte dei gruppi armati che si oppongono alla riapertura delle scuole e rischiano il rapimento per essere usati come merce di riscatto. 

In alcuni casi, inoltre, le scuole sono state oggetto di atti vandalici, incendiate e distrutte o ancora trasformate in centri di addestramento dei miliziani. 

Il contesto economico

L’aggravamento della crisi educativa sopraggiunge in un contesto già complicato per quanto riguarda le risorse economiche messe a disposizione del settore dell’istruzione. La capacità d’intervento dello Stato, di per sé limitata dai conflitti in corso, è stata ulteriormente ridimensionata dalla riduzione nel 2024 del bilancio del ministero dell’Istruzione nazionale da 458,34 miliardi a 444,75 miliardi di franchi Cfa.

A Gennaio dello scorso anno, inoltre, il Mali, unitamente a Niger e Burkina Faso, ha annunciato il suo ritiro dall’ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale), rinunciando al sostegno economico fornito da questa istituzione.

E, in breve, il contesto politico

Dal 2012 è in corso in Mali una guerra civile che vede scontrarsi l’esercito regolare del Paese (autore di un colpo di Stato nel marzo dello stesso anno), i ribelli Tuareg (attivi soprattutto nelle regioni settentrionali) e diversi gruppi jihadisti in conflitto con il governo centrale e tra di loro (per saperne di più: http://localhost/jihadismo-sahel-bamako/).

Il deterioramento di questa crisi politica ha portato ad altri due colpi di Stato militari rispettivamente nel 2020 e nel 2021, mentre i conflitti tra i diversi gruppi armati all’interno del Paese si sono ulteriormente intensificati a partire dall’agosto del 2022 quando le truppe francesi si sono ritirate dal territorio maliano ponendo fine a un’operazione militare durata nove anni. 

Dopo la destituzione del primo ministro Choguel Kokalla Maïga il 20 novembre scorso, il governo ad interim è guidato dal generale Abdoulaye Maïga e non sono attualmente previste elezioni presidenziali.

Il pericolo che comporta il mancato accesso all’istruzione

Particolarmente in un Paese segnato dal conflitto armato e dalla guerra civile, garantire l’accesso a scuola e proteggere il sistema educativo significa fornire gli strumenti per la lotta alla radicalizzazione e al terrorismo. 

La chiusura degli istituti ha pertanto gravi conseguenze sullo sviluppo socio-culturale ed economico del Paese.

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