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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaMarocco: il popolo decide di voltare pagina

Marocco: il popolo decide di voltare pagina

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Lo scorso 8 settembre si sono svolte in Marocco le elezioni parlamentari che hanno cambiato in maniera netta la struttura politica del Regno, dando un colpo anche all’intera regione maghrebina. Il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni) è stato il partito che ha ottenuto più voti con 102 seggi sui 395 totali. Il Partito dell’autenticità e della modernità (Pam) e il Partito dell’indipendenza (Istiqlal) hanno conquistato rispettivamente 87 e 81 seggi. A seguire l’Unione socialista delle forze popolari (Usfp) con 34 seggi, il Movimento popolare con 28, il Partito del progresso e del socialismo con 22 e l’Unione costituzionale con 18. Grande sconfitto il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Pjd), filo-islamista moderato, al timone del precedente governo, che ha ottenuto solo 13 seggi, perdendone 112 rispetto all’ultima legislatura. La tornata elettorale arriva in un momento di forte ripresa economica, dopo un forte collasso causato dall’emergenza pandemica. Proprio la crisi economica e le promesse non mantenute dal precedente governo hanno spinto la popolazione a voltare pagina.

L’emergenza sanitaria e il contesto economico

Il Marocco risulta essere uno dei primi Paesi del mondo arabo ad aver puntato sulla sicurezza sanitaria come conseguenza dell’emergenza causata dalla pandemia di Covid-19. Alla fine dello scorso gennaio, infatti, veniva lanciata la campagna di vaccinazione, con lo scopo di immunizzare circa l’80 per cento della popolazione. Nonostante la pronta risposta, se consideriamo gli altri Paesi della regione, le preoccupazioni per un possibile peggioramento restano alte. Per tale motivo, a fine luglio, sono stati raggiunti importanti accordi relativi al progetto di produzione e distribuzione dei vaccini. Tale progetto spiega la volontà e l’ambizione di Re Mohammed VI di rendere il Marocco una piattaforma leader per la biotecnologia a livello continentale e globale. Il Regno marocchino risulta essere tra i pochi Paesi africani ad aver raggiunto l’obiettivo, fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), di immunizzare la maggior parte dei gruppi vulnerabili. Inoltre, nei giorni scorsi è stata lanciata la campagna di vaccinazione per i ragazzi nella fascia over 12.

Sul fronte economico, lo shock della pandemia ha spinto l’economia marocchina nella sua prima recessione dal 1995. Secondo i dati della Banca Mondiale, la produzione si è contratta del 15,1% nel secondo trimestre del 2020, principalmente a causa del blocco ma anche di una forte riduzione della esportazioni e dal crollo delle entrate dal turismo. Lo shock della domanda e dell’offerta, innescato dalla pandemia, è stato aggravato dal calo della produzione agricola a causa di una grave siccità. Sebbene l’attività sia aumentata nel terzo e quarto trimestre del 2020, i dati del governo indicano che il PIL reale del Marocco si è contratto del 6,8% nel 2020, portando ad un aumento della disoccupazione dal 9,2% all’11,9%. Dopo la forte contrazione registrata, secondo il rapporto del Dipartimento delle previsioni economiche e finanziarie (Depf) del Paese, si prevede che il Marocco registrerà una crescita che oscilla tra 5,5% e il ​​5,8% nel 2021. In questo scenario, grande impulso è stato dato dalla produzione agricola che è tornata a soddisfare le tendenze pregresse grazie a condizioni meteorologiche più favorevoli, agli sforzi compiuti in termini di vaccinazione e alle recenti misure di allentamento delle restrizioni avviate dalle autorità pubbliche. Inoltre, i consumi delle famiglie hanno raggiunto il livello pre-pandemia. Tuttavia, la ripresa dei settori manifatturiero e dei servizi dovrebbe essere graduale, frenata dal rallentamento economico dei partner commerciali e dalla prolungata ripresa delle entrate del turismo. Per quanto riguarda gli investimenti, il rapporto evidenzia importanti segnali di ripresa in termini di importazioni di beni strumentali, l’aumento degli investimenti diretti esteri (+ 13,7%) e la ripresa degli investimenti di bilancio (8,5%).

La débâcle del Pjd e le promesse non mantenute

Come detto, il partito islamista al governo del Marocco ha subito una scioccante sconfitta: una svolta degli eventi che si è riverberata in tutto il Nord Africa, dato il suo ruolo pionieristico per l’Islam politico durante la primavera araba. Il Partito per lo sviluppo e la giustizia, che è stato il primo partito islamista a salire al potere in un’elezione nella regione e in tutto il Medio Oriente, si è svegliato all’indomani delle elezioni di quest’anno con in Parlamento solo 13 seggi. Sebbene quasi tutti si aspettassero che il partito perdesse un certo numero di voti, nessuno aveva previsto una disfatta di tale portata. Una sconfitta che è arrivata proprio nella tornata che ha visto il più alto numero di partecipanti al voto (50,35%). Una bocciatura che va a colpire gli ultimi 10 anni di governo caratterizzati dal primo premier islamico della storia del Marocco, Abdel Ilah Benkirane, e dal secondo, Saadeddin Al-Uthmani.

Forse è troppo presto per spiegare appieno le ragioni di questo drammatico crollo. Ma gli osservatori concordano sul fatto che il Pjd ha semplicemente fallito nel mantenere le sue promesse elettorali. I critici del partito hanno più volte affermato come, una volta al potere, il Pjd sia diventato più monarchico del Re, schierandosi dalla parte del “makhzen” – il termine usato dai marocchini per riferirsi al Re e ai potenti cortigiani – contro il popolo nei diritti chiave e nelle controversie di lavoro.

A livello regionale, la notizia del fallimento è stata accolta da alcuni Paesi con grande entusiasmo. In Egitto e nella maggior parte dei Paesi del Golfo il partito è visto come l’estensione marocchina dei Fratelli Musulmani egiziani, e perciò da tenere lontano dalle stanze del potere. Oltre a ciò, è evidente come i movimenti e partiti islamisti stiano perdendo sempre più spazio nel contesto politico nordafricano.

Il premier designato Akhannouch e il nuovo governo

Il nuovo governo sarà frutto di una coalizione di tre partiti: Rni (liberale), Pam, (centro-sinistra) e Istiqlal (conservatore). Lo ha annunciato pochi giorni fa il premier designato Aziz Akhannouch, in una conferenza stampa a Rabat. I tre partiti avranno insieme una comoda maggioranza, con 270 seggi rispetto ai 198 necessari. Prima di poter annunciare la formazione del governo, Akhannouch ha dovuto ricevere il benestare da parte del Re, che ha l’ultima parola su tutte le questioni principali. Il Marocco è ufficialmente una monarchia costituzionale, con il Re che detiene un potere sostanziale. Sceglie il Primo Ministro dal partito che ottiene il maggior numero di seggi in parlamento e nomina i ministri chiave. Il palazzo reale fissa anche l’agenda economica con un modello di sviluppo che il nuovo governo è chiamato a realizzare. I partiti devono sposare una piattaforme simile incentrata su istruzione, salute, occupazione e benessere sociale. Lo stesso leader del Rni ha promesso di creare un milione di posti di lavoro per rilanciare l’economia dopo la pandemia, di estendere l’assicurazione sanitaria a tutti i marocchini, di aumentare gli stipendi degli insegnanti e di fornire una pensione garantita agli anziani.

Akhannouch, imprenditore dotato di grande carisma e molto vicino al Re Mohammed VI, aveva accettato la sfida elettorale lanciando lo slogan “Meriti di meglio” e girando per il Paese negli ultimi cinque anni. Evidentemente i marocchini hanno condiviso le sue idee e hanno percepito il progetto politico come una proposta per migliorare le loro condizioni e non, invece, come mera opposizione al Pjd.

Infine, è necessario menzionare un’altra vittoria storica per il Rni: a Rabat è stata eletta la prima donna sindaco nella storia della capitale. Infatti, lo scorso 24 settembre, il Consiglio comunale con 58 voti a favore ha eletto Asmaa Rhlalou, sconfiggendo Hassan Lachgar dell’Usfp e Badia Bennani del Pjd. Diverse donne si sono assicurate posizioni simili nelle elezioni generali in tutto il Marocco. Secondo i dati ufficiali, il numero di donne candidate alle elezioni locali e regionali è aumentato del 27% nel 2021.  

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