Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
23/04/2025
Ambiente, Infrastrutture ed Energia, Europa

Opposizione alle miniere: il “nimbysmo” frena la corsa europea alle materie prime critiche?

di Alberto Marchetto

Ad oggi una delle principali sfide per l’Unione Europea (UE) è ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche e strategiche. Fra queste vi è il litio, elemento chiave nella transizione energetica ma la cui estrazione avviene (quasi) esclusivamente al di fuori del Vecchio Continente. Ciò ha portato di recente alla nascita di diversi progetti di sfruttamento dei giacimenti presenti nel territorio europeo, incontrando però spesso l’opposizione delle popolazioni locali. Se da un lato questa può apparire – almeno in parte – comprensibile, dall’altro rischia di frenare l’Europa nell’accesso ad una fornitura interna di risorse critiche, aumentandone sempre di più la vulnerabilità nei confronti di Paesi geopoliticamente instabili.

Ad oggi una delle principali sfide per l’Unione Europea (UE) è ridurre la propria dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche e strategiche. Fra queste vi è il litio, elemento chiave nella transizione energetica ma la cui estrazione avviene (quasi) esclusivamente al di fuori del Vecchio Continente. Ciò ha portato di recente alla nascita di diversi progetti di sfruttamento dei giacimenti presenti nel territorio europeo, incontrando però spesso l’opposizione delle popolazioni locali. Se da un lato questa può apparire – almeno in parte – comprensibile, dall’altro rischia di frenare l’Europa nell’accesso ad una fornitura interna di risorse critiche, aumentandone sempre di più la vulnerabilità nei confronti di Paesi geopoliticamente instabili.

Con la recente pubblicazione del Critical Raw Materials Act (CRMA), l’UE ha ufficialmente stabilito i propri obiettivi in termini di estrazione e lavorazione interne delle materie prime da essa considerate strategiche (ovvero quelle materie prime utilizzate in settori di importanza strategica per l’Unione e caratterizzate da un elevato rischio di squilibri futuri tra domanda e offerta). Il CRMA sottolinea inoltre la necessità per l’UE di diversificare le fonti di approvvigionamento di tali materie prime, considerando specialmente Paesi ad essa geopoliticamente allineati e legati da partnership strategiche o altre forme di cooperazione. L’attuale scenario vede l’UE ancora lontana dagli obiettivi del CRMA e fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime critiche e strategiche, specialmente dalla Cina. Come anche evidenziato dal recente Report Draghi, il rischio per Bruxelles è di rimanere esposta all’utilizzo delle materie prime come armi geopolitiche, a discapito della propria competitività nella transizione energetica, nella digitalizzazione, ed in altri settori strategici come la difesa

Un caso emblematico riguarda l’“oro bianco” del XXI secolo, il litio, la cui forte concentrazione geografica, unita al ruolo centrale della Cina negli stadi di estrazione e lavorazione della materia prima per la produzione di batterie, espone le catene di approvvigionamento globali a possibili interruzioni e criticità. Questo rappresenta per l’UE un importante limite nel tentativo di sviluppare un’industria di mobilità elettrica in grado di competere con il Dragone – sempre più in testa nel mercato – e più in generale nell’obiettivo di elettrificazione-decarbonizzazione dei diversi settori economici. In particolare, la vulnerabilità dell’UE rischia di essere esacerbata da azioni protezionistiche, come la potenziale stretta alle esportazioni di tecnologie per la produzione di batterie al litio di recente annunciata da Pechino. In questo quadro di incertezze e tensioni geopolitiche, risulta fondamentale per l’UE aumentare il più possibile la propria autonomia nel settore, il che passa anche (ma non solo) attraverso lo sfruttamento dei giacimenti di litio presenti nel Vecchio Continente. 

Non è tutto oro (bianco) quello che luccica: opposizione alle miniere europee di litio

Secondo un recente studio le riserve di litio in Europa (includendo la Groenlandia ed escludendo la Russia) potrebbero coprire la domanda dell’UE derivante dalla mobilità elettrica fino ad oltre il 2030, mentre le risorse misurate ed indicate soddisferebbero abbondantemente anche la domanda prevista nel 2050. Al momento, tra i principali progetti europei di estrazione di litio vi sono Wolfsberg (Austria), Cinovec e Zinnwald (a cavallo tra Repubblica Ceca e Germania), Keliber (Finlandia), EMILI (Francia), Barroso (Portogallo), Trelavour (Regno Unito), Jadar (Serbia), San José e Las Navas (Spagna). Mentre alcuni tra questi progetti non sembrano aver finora incontrato particolari ostacoli nei vari step necessari al loro sviluppo, altri – anche di grande importanza per la futura disponibilità di litio europeo – si stanno invece scontrando con una forte opposizione da parte delle popolazioni locali. 

È il caso, ad esempio, del progetto di San José a Valdeflores, nella regione dell’Extremadura in Spagna. Nonostante le proposte da parte della Infinity Lithium e della Extremadura New Energies di mitigare l’impatto delle attività minerarie (ad esempio optando per un’estrazione sotterranea piuttosto che a cielo aperto e per l’utilizzo di macchinari elettrici), il progetto sta incontrando un’evidente opposizione dei residenti delle vicine località. Tra queste vi è Cáceres, città di poco meno di centomila abitanti e patrimonio dell’UNESCO. Una situazione analoga riguarda il vicino progetto di Las Navas che, secondo la proprietaria Lithium Iberia, potrebbe arrivare a fornire litio per 2.5 milioni di veicoli elettrici all’anno (anche se non è chiaro come, considerando la produzione di idrossido di litio indicata), pari a circa il 60% delle auto elettriche vendute in UE nel 2022. Da un lato, la ricchezza del territorio in termini di cultura e biodiversità può sicuramente giustificare una certa preoccupazione verso attività minerarie nella zona. Tuttavia, un’ipotetica rinuncia all’estrazione e lavorazione del litio di San José e Las Navas rappresenterebbe per l’Extremadura – tra le regioni spagnole più povere e a più alto tasso di disoccupazione – un’occasione sprecata per affermarsi come hub europeo nella filiera delle batterie al litio per veicoli elettrici. Questo, in particolare, se si considera che nel frattempo a Navalmoral de la Mata, non lontano da Cáceres, è in fase di costruzione una gigafactory (seppur di proprietà del gruppo a maggioranza cinese AESC) per la produzione di batterie al litio-ferro-fosfato, con inizio di produzione previsto per il 2026. 

Tensioni sociali si sono sollevate anche in Portogallo, ad oggi già principale produttore di litio europeo, ma non della qualità necessaria per la produzione di batterie, bensì per il settore delle ceramiche. Un esempio riguarda il progetto di Barroso, dove gli interessi della società londinese Savannah Resources di sfruttamento del giacimento – da cui si potrebbe estrarre litio per 500 mila veicoli elettrici all’annosi sono scontrati con una decisa opposizione degli abitanti del luogo. Ancora una volta, gioca sicuramente un ruolo rilevante la ricchezza naturale della regione, inclusa nel 2018 tra i “Globally Important Agricultural Heritage Systems” dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Nel Paese lusitano l’estrazione di litio è diventato un argomento piuttosto controverso, e non solo per l’opposizione pubblica ai progetti minerari. Infatti, nel novembre 2023, l’allora Primo Ministro António Costa si è dimesso a seguito di una “confusa” inchiesta per corruzione anche in relazione ad attività di esplorazione del litio nel nord del Paese.

Ma forse il caso più eclatante è il progetto di Jadar in Serbia, di proprietà dell’anglo-australiana Rio Tinto. L’estrazione del litio di Jadar, contenuto in un minerale presente unicamente in quel territorio, la jadarite, dovrebbe cominciare nel 2028, e arriverebbe a soddisfare la domanda di più di un milione di veicoli elettrici all’anno. Il deposito ospita inoltre quantità rilevanti di boro, altra materia prima strategica per l’UE. Nonostante il suo enorme potenziale, nonché i propositi di Rio Tinto di mitigarne l’impatto ambientale (essendo ad esempio prevista un’estrazione sotterranea come a Valdeflores), il progetto ha attirato accese proteste da parte della popolazione, “unendo” schieramenti di destra e di sinistra contro le potenziali attività estrattive nell’area. L’opposizione al progetto minerario ha raggiunto una tale risonanza che ad ottobre il Parlamento serbo ha votato per introdurre un divieto alle attività di esplorazione di litio e boro nel Paese, senza però ottenere sufficienti voti a favore. Secondo Peter Tom Jones, direttore dell’Institute for Sustainable Metals and Minerals dell’università belga KU Leuven, ad alimentare questa feroce opposizione è anche una severa disinformazione – in parte causata dai media – della popolazione locale. È importante ricordare che, mentre ad oggi la Serbia non è membro dell’UE, è candidata ad una futura adesione. In aggiunta, attraverso un memorandum d’intesa siglato lo scorso luglio, Serbia ed UE hanno dato il via ad una partnership strategica per cooperare lungo la catena del valore di batterie al litio e veicoli elettrici. Questo rende il progetto di Jadar rilevante non solo per Belgrado, ma anche per Bruxelles ai fini del raggiungimento degli obietti del CRMA.

Una discussione complessa

Per perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione e digitalizzazione, nonché di sviluppo del settore della difesa, e allo stesso tempo evitare un’eccessiva dipendenza da Paesi geopoliticamente non allineati, l’UE è chiamata ad estrarre materie prime critiche e strategiche internamente al proprio territorio, nonché a cooperare con Paesi europei al di fuori dell’Unione. L’obiettivo da parte dell’Europa di ravvivare la propria industria mineraria si sta tuttavia scontrando con un talvolta netto dissenso delle popolazioni potenzialmente coinvolte, le quali vedono le attività minerarie come una minaccia alla conservazione del proprio territorio e un rischio per la propria salute. Nel CRMA viene sottolineata l’importanza di considerare le comunità locali nello sviluppo di progetti legati alle materie prime critiche e strategiche, incluse le attività minerarie. Infatti, affinché tali progetti possano essere promossi a “Progetti Strategici” (come di recente avvenuto per Las Navas e Barroso) – e dunque godere di un iter di sviluppo prioritario – devono includere, in fase di candidatura, delle misure per favorirne l’accettabilità pubblica

Complessivamente, il problema dell’opposizione alle attività minerarie in Europa è controverso e non appare sempre scontato sostenere appieno l’una o l’altra posizione. Sicuramente è importante proteggere e preservare il territorio europeo, soprattutto nel caso di aree di particolare ricchezza naturale o culturale (quando non diventa legalmente necessario, come nel caso di siti protetti). Tuttavia, sarà essenziale che i cittadini europei non cadano nella mentalità “not in my backyard” (“NIMBY”) – soprattutto se questa viene alimentata dalla disinformazione – e riconoscano l’importanza di estrarre materie prime critiche e strategiche nel Continente, nonché le diverse misure adottate dalle compagnie minerarie per minimizzare l’impatto delle proprie attività. 
Oltre a non aver preso in considerazione altri (fondamentali) fattori limitanti per lo sviluppo del settore minerario europeo, come l’elevata volatilità dei prezzi di alcune materie prime critiche, in questo articolo il focus è stato esclusivamente sul litio. Tuttavia, le problematiche qui esposte non sono limitate a questa sola materia prima. Situazioni analoghe sono presenti per altri metalli di importanza strategica per l’UE, ed includono l’Italia, come nel caso del titanio del Beigua in Liguria o del cobalto di Usseglio in Piemonte. Mentre il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin ha ribadito il divieto alle attività estrattive nel Parco del Beigua, in virtù del suo status di area protetta, ad Usseglio – comune di circa 190 abitanti – queste potrebbero beneficiare l’economia locale e contrastare il diffuso spopolamento del territorio. C’è poi da dire che, considerando da un lato le condizioni (spesso disumane) in cui l’estrazione mineraria avviene in alcuni Paesi (si pensi al cobalto in Repubblica Democratica del Congo), e dall’altro gli elevati standard europei in termini di tutela per l’ambiente e rispetto dei diritti sociali, opporsi a delle potenziali miniere nel Vecchio Continente deve necessariamente portare anche ad interrogativi morali.

Gli Autori