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23/12/2025
Difesa, NATO

NATO-Industry Forum: il fil rouge dell’Alleanza Atlantica che intreccia bisogni securitari e produttivi

di Emanuele Sardaro

Dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, lo scacchiere internazionale ha attraversato una fase di mutamenti profondi e repentini, ridefinendo le priorità politico–economiche e militari del Vecchio Continente e d’oltreoceano. Il ripresentarsi di una guerra alle porte dell’Europa ha risvegliato l’anima della sua industria pesante della difesa. Un settore ora proiettato verso un’accresciuta innovazione ma soprattutto, verso un ampliamento delle principali linee produttive e logistiche. In siffatto contesto, sono di recente sviluppo progetti come ‘’Readiness 2030’’ per gli europei e la progettazione di hub strategici, suggerendo dunque di essere prossimi alla prova del fuoco per i diversi sistemi di ‘’procurement’’ militare di numerosi Stati.

Dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, lo scacchiere internazionale ha attraversato una fase di mutamenti profondi e repentini, ridefinendo le priorità politico–economiche e militari del Vecchio Continente e d’oltreoceano.
Il ripresentarsi di una guerra alle porte dell’Europa ha risvegliato l’anima della sua industria pesante della difesa. Un settore ora proiettato verso un’accresciuta innovazione ma soprattutto, verso un ampliamento delle principali linee produttive e logistiche.
In siffatto contesto, sono di recente sviluppo progetti come “Readiness 2030” per gli europei e la progettazione di hub strategici, suggerendo dunque di essere prossimi alla prova del fuoco per i diversi sistemi di “procurement” militare di numerosi Stati.

Bucarest, Romania. Si è concluso da poche settimane, il 5 e 6 novembre, il NATO–Industry Forum

Questo spazio di dialogo ha permesso l’incontro tra rappresentanti dell’industria di numerosi paesi alleati e partner con le principali delegazioni nazionali sotto la co-organizzazione della ‘’Defence Industry, Innovation and Armaments Division’’ e ‘’Allied Command Transformation’’.

Il ‘’fil rouge’’ dell’edizione di quest’anno è stato la resilienza industriale, articolata attorno a tre direttrici, quali: quantità, creatività e cooperazione.

La guerra in Ucraina, infatti, ha evidenziato la necessità di ridurre i tempi di sviluppo e acquisizione delle capacità militari, rafforzando al contempo la resilienza e la scalabilità della base industriale. L’obiettivo finale è garantire l’interoperabilità lungo le filiere della difesa e riuscire a dispiegare tempestivamente le capacità richieste dall’Alleanza.

Il dilemma della frammentazione nel Vecchio Continente

L’industria europea della difesa (EDTIB) è storicamente caratterizzata da un’estrema frammentazione, frutto di condizioni storiche pregresse e scelte politiche consolidate.

Per diversi decenni, le scelte politiche europee hanno privilegiato lo sviluppo dell’economia del benessere, spesso lasciando in ombra le esigenze strutturali della sicurezza e della difesa.

In questo contesto industriale, sprechi dovuti alla duplicazione della ricerca e sviluppo, strategie di approvvigionamento non coordinate – che generano cicli produttivi poco sostenibili ed efficienti nel medio-lungo termine – e la duplicazione delle attività logistiche legate all’impiego di equipaggiamenti non standardizzati (basti pensare ai 178 sistemi d’arma europei contro i 30 impiegati dagli Stati Uniti) comportano ogni anno significative opportunità mancate in termini di competitività e sostenibilità della produzione (dipendenza da supply chain estere e costi irrecuperabili), come evidenziato dal Report Draghi del settembre 2024.

Il rapporto ha anche sottolineato che il 78% degli approvvigionamenti europei, tra giugno 2022 e giugno 2023 sia stato prodotto da manifatture extra-UE, confermando l’impatto negativo della frammentazione sulle scelte industriali.

È altresì vero che l’ambito preso in analisi presenta ancora un’importante prerogativa nazionale e di conseguenza è fisiologico che le azioni intraprese siano lo specchio di esigenze e filosofie di progettazione differenti.

La lezione della guerra in Ucraina

Il teatro ucraino è stato brutale nell’evidenziare come l’Europa non sia in grado di mantenere un passo sostenibile per quanto riguarda la produzione di munizionamento, sistemi missilistici e, in particolare, di ‘’loitering munitions’’ – quest’ultimo elemento centrale nei moderni scenari operativi, in quanto poco costosi per essere sviluppati ma dal forte impatto tattico.

Lo scenario asimmetrico ucraino ha riscritto le nuove linee strategiche sulle quali si baseranno i futuri confronti tra soggetti internazionali. Infatti, per quanto riguarda le piattaforme prive di equipaggio, un focus importante della NATO riguarderà un’integrazione orizzontale includendo mezzi aerei, terrestri, marittimi, cyber e spaziali senza indebolire il comando e controllo né compromettere la fiducia operativa (in modo tale da coprire la totalità dei domini operativi).

La strategia del Forum di Bucharest

È giocoforza rimarcare il ruolo ricoperto dal ‘’NATO’s Rapid Adoption Action Plan’’, il quale definisce obiettivi specifici e pratiche comuni da adottare tra gli Stati membri.

In prima istanza, viene evidenziata la validità delle tecnologie ‘’dual-use’’, in grado di colmare le lacune di interoperabilità che intercorrono tra le linee produttive e sistemi militari, accelerando il dispiegamento delle capacità richieste.

Queste tecnologie consentono di conciliare superiorità tecnologica ed essere applicate in contesti civili migliorando così il collegamento tra industrie tecnologiche civili e le infrastrutture militari.

Il vantaggio nell’utilizzare questo tipo di tecnologie è rintracciabile anche nei possibili aiuti finanziari e logistici che le nazioni possono ottenere tramite il NATO Defence Planning Process, un framework che permette l’identificazione delle principali carenze della NATO in termini di capacità e convogliare così gli sforzi dell’intera alleanza.

Un’altra strategia indicata riguarda l’utilizzo di moduli di condivisione del rischio, in questo caso facciamo riferimento al NATO Innovation Fund (NIF).

Si tratta di uno strumento di approvvigionamento finanziario – non di procurement – che permette di stabilire un collegamento tra governi (Venture capitalists istituzionali) e start-up innovative, valorizzando così la conoscenza/innovazione e portandola da spillover a spin-off.

Il NIF opera prevalentemente secondo un approccio Demand-pull: dunque la selezione delle tecnologie e delle startup da finanziare è guidata dai ‘’capability gaps’’ individuati dai rispettivi Ministeri della Difesa, ovvero le asimmetrie messe in luce nei nuovi scenari.

Una caratteristica chiave evidenziata nella documentazione fondativa del sopracitato ente riguarda la totale esclusione dalle dinamiche decisionali degli organismi interni della NATO.

Il Forum ha mostrato come stiano aumentando in modo significativo gli strumenti a disposizione dell’Alleanza per riallineare procurement, programmazione industriale e capacità produttive nazionali. Rispetto al passato, l’enfasi non è più solo sull’aumento della produzione, ma sulla capacità di mantenere il passo del progresso tecnologico, riducendo la distanza che in Europa separava la domanda militare, l’offerta industriale e R&D. L’introduzione di fondi dedicati, piattaforme di cooperazione e meccanismi di risk-sharing mira ora a mettere in relazione tutti gli attori dell’ecosistema – governi, imprese, startup e hub tecnologici – accelerando la trasferibilità delle tecnologie, favorendo la standardizzazione delle capacità e costruendo una base industriale più competitiva e integrata a livello transatlantico.

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