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26/02/2026
Stati Uniti e Nord America

Una nuova età dell’oro? La National Defense Strategy degli Stati Uniti

di Giovanni Chiacchio

Il 23 gennaio il Dipartimento della Difesa statunitense ha pubblicato la nuova National Defense Strategy (NDS), il documento che traduce in pianificazione militare i principi della National Security Strategy. La strategia si articola attorno a tre pilastri fondamentali: America First, pace attraverso la forza e maggiore responsabilizzazione degli alleati.

Il 23 gennaio il Dipartimento della Difesa statunitense ha pubblicato la nuova National Defense Strategy (NDS), il documento che traduce in pianificazione militare i principi della National Security Strategy. La strategia si articola attorno a tre pilastri fondamentali: America First, pace attraverso la forza e maggiore responsabilizzazione degli alleati.

Introdotta nel 2018 in sostituzione della Quadrennial Defense Review (QDR), la NDS rappresenta il principale documento rilasciato dall’ex Dipartimento della Difesa, ora noto come Dipartimento della Guerra. A differenza della QDR, la quale rappresentava un lungo documento comprendente un’analisi completa di tutte le potenziali minacce e dello stato delle forze americane, la National Defense Strategy si distingue per una struttura più snella e per un focus esplicito sulla competizione tra grandi potenze. In continuità con la National Security Strategy, il documento si apre con una dura critica alle amministrazioni precedenti, accusate di aver trascurato la difesa del territorio nazionale, favorito l’immigrazione illegale, delocalizzato la base manifatturiera e coinvolto gli Stati Uniti in conflitti prolungati e costosi, compromettendo la prontezza militare e la capacità di riorganizzazione delle forze armate. Alla luce di queste premesse, la NDS individua quattro priorità: la difesa del territorio nazionale, la deterrenza nei confronti della Repubblica Popolare Cinese nell’Indo-Pacifico, un maggiore burden sharing da parte degli alleati e il rilancio della base industriale della difesa. L’approccio adottato è definito come un realismo flessibile, volto ad allineare minacce e risorse disponibili. Il documento delinea infatti un contesto internazionale sempre più competitivo. La Cina viene descritta come la potenza più vicina in termini relativi agli Stati Uniti dal diciannovesimo Secolo. Al netto di diverse difficoltà economiche e demografiche, Pechino continua infatti ad espandere le proprie capacità militari. Un suo eventuale dominio sul Pacifico costituirebbe un grave danno per Washington, poiché limiterebbe l’accesso statunitense a quello che viene identificato come il futuro centro di gravità dell’economia globale. 

La Federazione Russa è rappresentata come una potenza in declino relativo ma ancora dotata di significative capacità industriali e militari, incluso il più ampio arsenale nucleare al mondo e asset in grado di colpire direttamente il territorio statunitense, nonché della volontà politica necessaria a condurre conflitti prolungati. L’Iran, sebbene indebolito dai recenti attacchi alle infrastrutture nucleari e dal deterioramento delle capacità dei propri proxies, resta intenzionato a ricostruire il proprio apparato militare e potenzialmente a sviluppare ordigni atomici. La Corea del Nord viene descritta come militarmente obsoleta, ma sempre più pericolosa sul piano missilistico, anche per il territorio statunitense. Ampio spazio è dedicato anche agli alleati, accusati di aver progressivamente ridotto la spesa per la difesa, aumentando la propria dipendenza da Washington. Tale stato di cose ha generato un complesso ambiente operativo, caratterizzato da una certa difficoltà nella gestione di minacce simultanee.

L’approccio strategico

Il documento si fonda fonda su quattro assi principali, i quali codificano in termini concreti le disposizioni generali della National Security Strategy. Il primo risulta essere la difesa del territorio nazionale e l’assicurazione dell’accesso statunitense a Panama e Groenlandia, requisito essenziale per il mantenimento della supremazia statunitense nell’Emisfero Occidentale indicato nella NSS. Contestualmente, documento pone come obbiettivo la messa in sicurezza dei confini, il contrasto ai traffici illeciti e ai gruppi narcoterroristi, lo sviluppo di un sistema di difesa missilistica (Golden Dome), il rafforzamento delle capacità cyber e anti-drone, nonché la modernizzazione dell’arsenale nucleare. Come secondo grande obbiettivo viene posta la preservazione di un equilibrio di potere favorevole agli Stati Uniti nell’Indo Pacifico. Tale regione risultava infatti essere la seconda in ordine di importanza nella Strategia di Sicurezza Nazionale. La NDS concretizza gli intenti della NSS volti alla prevenzione di un conflitto nell’Indo Pacifico e al contrasto di pratiche commerciali scorrette ponendo come obbiettivo un negoziato condotto dagli Stati Uniti da una posizione di forza che porti alla formazione di un ordine regionale basato su regole dove tutti gli attori locali possano prosperare. Il documento indica altresì la necessità di erigere una possente struttura difensiva lungo la prima catena di isole con funzione di deterrenza, al fine di scoraggiare qualsivoglia intento ostile.

Il terzo pilastro riguarda una delle principali priorità dell’Amministrazione Trump, la redistribuzione delle responsabilità tra gli alleati. In generale, questa specifica sezione del documento definisce le specifiche aspettative da parte di Washington circa una maggiore autonomia dei propri partner nei vari contesti regionali, rimarcando tuttavia come questi ultimi riceveranno un supporto critical but more limited da parte di Washington. Con rifermento agli specifici teatri, Canada e Messico, presenti nell’emisfero occidentale, sono chiamati a un maggiore impegno nel contrasto all’immigrazione irregolare e al traffico di droga. Agli alleati europei viene invece richiesto di assumere il ruolo primario della difesa del continente da minacce convenzionali, onorando gli impegni presi durante il Summit NATO svoltosi all’Aia. In relazione ai partner in Medio Oriente, essi vengono invitati ad assumere la responsabilità primaria di contenimento dell’Iran, nonché a distendere i propri rapporto con Israele, con gli Stati Uniti che si riservano la possibilità di intervenire con azioni locali, focalizzate e decise per difendere i propri interessi. Gli ultimi teatri affrontati sono il continente africano e la penisola coreana. Nei riguardi del primo, l’obiettivo centrale degli Stati Uniti consiste nell’impedire che il continente venga utilizzato come safe heaven per attacchi sul suolo americano, mentre Seoul viene identificata come in grado di assumere la responsabilità privata della propria difesa nei riguardi della Corea del Nord, in linea con l’interesse di Washington di rimodulare la propria presenza militare in loco. Infine, la NDS sottolinea la necessità di rilanciare la base industriale della difesa americana, sia per sostenere il riarmo degli alleati sia per garantire una rapida mobilitazione in caso di crisi.

“Leading from behind” e razionalizzazione strategicaLe due guerre mondiali e la successiva Guerra Fredda hanno visto gli Stati Uniti protendersi in uno sforzo volto a prevenire l’ascesa di un attore dominante sulla massa continentale euroasiatica. A seguito del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 la crescente affermazione di potenze regionali ha ridotto la capacità degli Stati Uniti di imporsi simultaneamente in tutti i teatri globali. Al fine di prevenire un eventuale processo di overtsretching, già risultato fatale ad altre grandi potenze, a partire dagli anni duemila Washington ha progressivamente cercato di allineare risorse e obiettivi, concentrandosi sulle aree di principale rilevanza strategica e delegando maggiori responsabilità ai propri alleati. La seconda Amministrazione Trump ha tuttavia impresso un’ulteriore torsione a questo processo, privilegiando la difesa del territorio nazionale e dell’emisfero occidentale rispetto all’Indo-Pacifico, omettendo del tutto nel documento rilasciato teatri quali l’Oceania e l’Asia meridionale. In prospettiva storica, tale strategia rappresenta un adattamento alle trasformazioni del sistema internazionale a seguito dell’ascesa relativo del cosiddetto “Terzo mondo”, caratterizzato da una maggiore frammentazione, nonché da minacce multiple e simultanee. La razionalizzazione delle priorità e il rafforzamento dell’autonomia degli alleati non mirano a ridurre il primato americano, bensì a preservarlo, prevenendo un eccessivo logoramento delle risorse statunitensi.

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