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23/10/2025
Italia

La nuova politica nucleare italiana

di Davide Bruseghin

Il Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2025 ha approvato in via definitiva un disegno di legge delega sulnucleare sostenibile, che punta a definire un quadro organico per la reintroduzione dell’energia atomicanel mix energetico nazionale. L’obiettivo dichiarato è “valutare l’impiego di tecnologie innovative e dinuova generazione” per garantire una fonte stabile, sicura e a basse emissioni. Il tema, da sempre divisivonella politica e nell’opinione pubblica, ha riacquistato rilevanza a seguito della crisi energetica del 2022 edella necessità di accelerare la transizione verde senza compromettere la stabilità del sistema elettrico.

Il Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2025 ha approvato in via definitiva un disegno di legge delega sul
nucleare sostenibile, che punta a definire un quadro organico per la reintroduzione dell’energia atomica
nel mix energetico nazionale. L’obiettivo dichiarato è “valutare l’impiego di tecnologie innovative e di
nuova generazione” per garantire una fonte stabile, sicura e a basse emissioni. Il tema, da sempre divisivo
nella politica e nell’opinione pubblica, ha riacquistato rilevanza a seguito della crisi energetica del 2022 e
della necessità di accelerare la transizione verde senza compromettere la stabilità del sistema elettrico.


Il contesto internazionale


La decisione italiana si inserisce in un contesto globale di rivalutazione del nucleare civile. Durante la
COP28 di Dubai, ventiquattro Paesi – tra cui Stati Uniti, Francia e Giappone – hanno sottoscritto una
dichiarazione per triplicare la capacità nucleare entro il 2050, riconoscendone il ruolo nella
decarbonizzazione e nella sicurezza degli approvvigionamenti.
Parallelamente, l’International Energy Agency (IEA) ha sottolineato come il nucleare rappresenti una
delle poche fonti programmabili a basse emissioni in grado di affiancare le rinnovabili e ridurre la
dipendenza dai combustibili fossili. Anche il Global Stocktake dell’UNFCCC ha riconosciuto per la
prima volta il contributo dell’atomo al raggiungimento dell’obiettivo di contenere l’aumento delle
temperature globali entro 1,5°C.


Gli Stati Uniti, sia durante la presidenza Biden che in quella attuale, hanno riportato l’energia nucleare al
centro della sicurezza energetica statunitense con una serie di iniziative legislative volte a favorire gli
investimenti, facilitare lo sviluppo delle nuove tecnologie e complessivamente quadruplicare la potenza
nucleare installata entro il 2050. Anche a livello europeo, la prospettiva è mutata: il Consiglio
dell’Unione europea, nelle sue Conclusioni del 16 giugno 2025, ha riconosciuto il contributo del
nucleare alla sicurezza e alla competitività energetica del continente, mentre la Commissione ha incluso
l’atomo nel nuovo Clean Industrial Deal.


Il nucleare nel PNIEC 2024 e il disegno di legge


Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) 2024 riconosce esplicitamente il potenziale del
nucleare nel sostenere la neutralità climatica al 2050. Il documento ammette che un sistema energetico
basato unicamente su fonti rinnovabili non programmabili presenta limiti strutturali: costi di accumulo
elevati, problemi di intermittenza e rischio di stress della rete. In questo scenario, il nucleare – e in
particolare le tecnologie di nuova generazione come gli SMR e gli AMR – viene indicato come
possibile “complemento” alle rinnovabili, capace di garantire continuità produttiva e supportare la
decarbonizzazione dell’industria pesante e della mobilità elettrica. La proposta italiana, tuttavia, non mira
a un ritorno al modello di centrali di grande scala abbandonato dopo i referendum del 1987 e del 2011,
bensì a un approccio innovativo e modulare, basato su impianti di piccole dimensioni, minore impatto
ambientale e maggiore flessibilità gestionale.


Il disegno di legge rappresenta il primo passo concreto verso una cornice normativa stabile. Il testo
prevede l’istituzione di un’Autorità indipendente per la sicurezza nucleare, incaricata di vigilare sulle
attività di ricerca, sperimentazione e disattivazione degli impianti, e l’adozione di un Programma
nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi, in linea con la Direttiva 2011/70/Euratom.
Particolare attenzione è dedicata alla ricerca e formazione scientifica: università e centri di eccellenza
come ENEA e RSE saranno coinvolti nella sperimentazione di tecnologie modulari e di sistemi di reattori
avanzati raffreddati a gas o a piombo. Il governo punta anche a riattivare i canali di cooperazione con
partner europei e transatlantici, seguendo modelli di governance condivisa e trasparente.

Criticità e Prospettive


Nonostante la rinnovata spinta politica, permangono tre nodi centrali: sicurezza, gestione dei rifiuti e
consenso sociale. La gestione delle scorie radioattive rappresenta la questione più delicata. Dopo decenni
di rinvii, l’Italia deve ancora individuare il sito per il Deposito Nazionale e realizzare infrastrutture
conformi agli standard europei. Esperienze come quella svedese – dove è stato approvato nel 2022 un
progetto di deposito geologico profondo a Forsmark – o quella finlandese a Onkalo, dimostrano come una
pianificazione trasparente e partecipata possa garantire il consenso delle comunità locali. Su questo piano,
il governo dovrà affrontare un radicato scetticismo sociale legato all’“effetto NIMBY” (Not In My
Backyard), che spesso blocca opere strategiche anche nel settore energetico. Solo un percorso di
informazione pubblica, trasparenza e partecipazione potrà favorire un dibattito maturo, evitando di
ripetere gli errori del passato.


Il rilancio del nucleare in Italia si colloca in un contesto europeo in cui la sicurezza energetica è ormai
parte integrante della difesa strategica. Mentre Bruxelles discute di autonomia energetica e supply chain
critiche, il ritorno dell’atomo offre a Roma la possibilità di rafforzare la propria sovranità tecnologica e
industriale, diversificando le fonti e riducendo la vulnerabilità a shock esterni. Il successo della nuova
politica nucleare italiana dipenderà dalla capacità di conciliare innovazione tecnologica, sostenibilità
ambientale e legittimazione sociale. Solo un approccio graduale e integrato – fondato su ricerca,
sicurezza e consenso – potrà restituire al Paese un ruolo da protagonista nella corsa verso la neutralità
climatica e la resilienza energetica europea.

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