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14/03/2026
Europa

Oltre il santuario: un nuovo futuro per Force de frappe e la sua profondità strategica

di Alessandro Maria Brenci

Dalla base di Île-Longue, Emmanuel Macron proietta la deterrenza francese nel cuore del Continente: Parigi abbandona la trasparenza quantitativa e scommette sull’«épaulement» europeo, tra ambizioni gaulliste e nuove minacce ipersoniche.

Dalla base di Île-Longue, Emmanuel Macron proietta la deterrenza francese nel cuore del Continente: Parigi abbandona la trasparenza quantitativa e scommette sull’«épaulement» europeo, tra ambizioni gaulliste e nuove minacce ipersoniche.

Dal primo intervento sul deterrente nucleare francese dal 2020, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la più grande riforma della dottrina nucleare parigina dalla guerra fredda. Il discorso, pronunciato direttamente dalla base di Île Longue in Britannia, che ospita la componente oceanica della Force de frappe, evolve la dottrina verso quella che Macron definisce «dissuasione avanzata». Nell’atmosfera di anomia attuale, Macron indica un aumento del rischio di superamento della soglia nucleare dei conflitti, rendendo necessaria una deterrenza che non sia solo francese, ma profondamente ancorata al suolo europeo. Inoltre, sottolinea come la componente nucleare non solo è essenziale, ma è necessario rafforzarla in tutte le sue componenti, quantitativamente e qualitativamente. 

Questa revisione prevede la rinuncia del principio di trasparenza quantitativa, uno slancio verso l’incremento dell’arsenale nucleare e lo stazionamento delle forze aeree strategiche nelle basi dei partner europei, in una nuova forma di forward deterrence (deterrenza avanzata). Soprattutto, il riposizionamento strategico auspica un maggiore ruolo, quantomai necessario, dei paesi europei nella realizzazione del pilastro convenzionale della deterrenza nucleare e una loro integrazione nelle esercitazioni e attività di segnalazione nucleare.

La «Force de frappe» e la dottrina

Se dal 1961 la Force de frappe è stata il perno dell’autonomia strategica francese per sottrarsi alla dipendenza dall’ombrello americano, la revisione annunciata a Ile Longue non rappresenta una rottura dottrinale in senso stretto, ma introduce una discontinuità nel modo in cui la deterrenza francese viene proiettata nello spazio europeo e interagisce con gli alleati continentali. Se l’ambizione europea dell’arsenale francese è presente fin dalle posizioni espresse dal primo presidente della Quinta Repubblica, Charles de Gaulle, Macron supera l’ambiguità strategica di stampo storico che vedeva l’Europa come un orizzonte solo implicito formalizzando la proiezione della forza strategica verso la profondità del continente.

Questa transizione poggia su una struttura consolidata dal 1996, anno dello smantellamento della componente terrestre e della rinuncia alle armi tattiche in favore di una postura esclusivamente strategica. Basata sul principio della stretta sufficienza, anche definito «dissuasion du faible au fort» (dissuazione del debole contro il forte), la dottrina ha sempre prescritto un arsenale minimo necessario a infliggere danni inaccettabili a qualsiasi avversario, mantenendo allo stesso tempo la credibilità politica, tecnologica e scientifica del deterrente.

La credibilità di questa architettura è oggi affidata a una diade composta dalle componenti subacquea ed aerea. La forza strategica oceanica (Fost) è composta da quattro sottomarini nucleari lanciamissili balistici (Snle) classe Triomphant – il Triomphant, il Téméraire, il Vigilant e il Terrible – recentemente armati con 16 missili balistici M51.3, ciascuno dotato di un range tra sei e dieci testate. Questi, di cui uno in pattuglia perenne, garantiscono la capacità di rappresaglia permanente e invisibile dai fondali. La componente aerea, invece, deve essere distinta tra quella in forza all’aeronautica e quella imbarcata, differenziando Forza Aerea Strategica (Fas) e Forza Aeronavale Nucleare (Fanu), schierata sulla portaerei Charles de Gaulle. Questa componente, che conta su Rafale armati di missili nucleare supersonici ASMP-A, garantisce la capacità di signalling (dimostrazione dele intenzioni) strategico, necessaria a comunicare i cambi di postura agli avversari attraverso la preparazione, lo schieramento o il pattugliamento.

Il riarmo materiale: oltre la «stretta sufficienza»

La credibilità della nuova postura francese non poggia esclusivamente su innovazioni dottrinali, ma trova il suo fondamento in un potenziamento tangibile e tecnologico dell’arsenale che segna la fine della parentesi post-Guerra Fredda. Macron ha ordinato ufficialmente una rottura con la tradizionale politica di trasparenza numerica, imponendo il segreto sui dati quantitativi e ordinando contestualmente un aumento del numero di testate nucleari per far fronte alla diversificazione delle minacce e al rafforzamento delle difese avversarie. Questo attivismo si traduce in programmi industriali di lungo termine già avviati presso i cantieri di Cherbourg, dove ha avuto inizio la costruzione della terza generazione di sottomarini lanciamissili. Tra questi, Macron ha anche annunciato il prossimo Snle, soprannominato l’Invincible, la cui inaugurazione è prevista per il 2036. 

Parallelamente al rinnovamento delle piattaforme, la Francia ha accelerato l’evoluzione dei propri vettori strategici per assicurare che la propria forza d’urto rimanga ineludibile nonostante i moderni sistemi di protezione territoriale dei competitor. La componente oceanica, dotata come detto del missile M51.3, sarà in futuro equipaggiata dalla quarta versione del vettore sviluppata da ArianeGroup, a cui è stata assegnata il contratto nel 2025. Anche per i vettori della componente aerea è previsto un ambizioso programma, che prevede lo sviluppo di missili strategici ipersonici e manovrabili ASN4G, sviluppato dal consorzio italo-francese Mbda. Questi sono stati espressamente pensati per far sì che l’arsenale deterrente di Parigi sia in grado di colpire gli avversari nonostante lo sviluppo di sistemi come il Golden Dome statunitense.

Tale sforzo tecnologico è accompagnato da una messa in sicurezza della supply chain strategica, grazie a scorte di 25 tonnellate di uranio altamente arricchito (Heu) e circa cinque tonnellate di plutonio di livello militare, ma soprattutto al consolidamento del programma nazionale Tritium. Il programma, citato anche da Macron nel suo discorso, prevede la produzione del trizio, un isotopo radioattivo necessario per lo sviluppo delle armi nucleari di nuova generazione, all’interno d’impianti nucleari civili come quello di Civeaux.  

La dissuasione avanzata: gli arcipelaghi di forze

Alla luce delle recenti evoluzioni geopolitiche sottolineati da Macron, la componente aerea della Force de frappe assume un ruolo di perno dottrinale. La maggiore innovazione annunciata da Macron, infatti, risiede nel concetto di «dissuasione avanzata» (dissuasion avancée), un approccio intrinsecamente progressivo volto a proiettare l’ombrello atomico parigino nella profondità del continente.

Questa revisione non intacca il dogma della sovranità decisionale: Macron è categorico nel negare qualsiasi condivisione del controllo, della pianificazione o del comando ultimo, che restano prerogative esclusive e solitarie del Presidente della Repubblica. Inoltre, tipico dell’ambiguità strategica adottata dalla Francia, Macron ha riconfermato l’intenzione di non condividere quali siano gli interessi vitali espliciti della Francia oltre al territorio metropolitano e quello d’oltremare. Questo è reso necessario non solo per motivi strategici, ma anche politici, in particolare relativi a quella visione nazionalista – ma anche gaullista – che vede nel deterrente nucleare un bene squisitamente nazionale, al servizio degli interessi puramente francesi.

Tuttavia, il salto di qualità è operativo. La «dissuasione avanzata» prevede la disseminazione delle forze strategiche nelle basi dei partner europei, trasformando il territorio alleato in un «arcipelago di forze» che dilata la profondità strategica francese e moltiplica i dilemmi tattici per l’avversario. I calcoli degli avversari vengo ulteriormente complicati dalla volontà d’integrare i paesi europei volenterosi nelle esercitazioni nucleari francesi e nelle attività di signalling, legando di fatto la sicurezza degli alleati continentali agli interessi vitali francesi. 

L’obiettivo della dissuasione avanzata, infatti, non è la sostituzione dell’ombrello nucleare americano, né quello d’integrare pianificazione e gestione delle capacità deterrenti con i meccanismi Nato, alla quale la Francia non partecipa. L’iniziativa francese è di essere uno strumento complementare all’architettura di deterrenza euro-atlantica configurandosi come una forma di proiezione strategica dell’arsenale francese sul continente volta ad accrescere l’incertezza strategica per eventuali avversari e a rafforzare la credibilità complessiva della deterrenza in Europa.

Il pilastro convenzionale e il ruolo europeo

Sebbene l’obiettivo primario della dissuasione avanzata sia scongiurare il superamento della soglia nucleare, Macron sottolinea con pragmatismo che non può esistere una deterrenza atomica credibile se priva di un solido supporto convenzionale. Nonostante ciò, per fronteggiare efficacemente la crescente conflittualità sottosoglia, l’Europa deve sviluppare capacità specifiche di gestione delle crisi che il Presidente definisce di épaulement (appoggio o spalla). 

Questo appoggio strategico si configura come una simbiosi in cui la Francia fornisce l’ombrello nucleare ultimo – nonostante le incertezze dovute all’ambiguità strategica – mentre i partner europei contribuiscono alla sicurezza collettiva rafforzando tre pilastri tecnologici fondamentali. Marcron, infatti, identifica la centralità della capacità di early warning (allerta precoce), difesa antiaerea e antimissile integrata (IAMD) e deep strike (attacco in profondità). 

In questi settori, il discorso fa riferimento a iniziative continentali ambiziose che mirano a colmare le lacune capacitive europee evidenziate negli ultimi anni. Per quanto concerne l’allerta precoce, viene citato il programma Joint Early Warning for a European Lookout (Jewel), volto a conferire agli europei la capacità di rilevare e tracciare minacce missilistiche grazie a una rete di sensori Earth-based e space-based, e base infrastrtturale del più ambizioso progetto Odin’s Eye. Strettamente interconnesso a questa rete di sorveglianza è il sistema di difesa antiaerea SAMP/T NG, sviluppata dal consorzio italo-francese Eurosam. Infine, lo European Long-range Strike Approach (Elsa), viene inteso da Macron come il cardine per lo sviluppo di missili convenzionali a lunghissima gittata, strumenti indispensabili per bilanciare le capacità offensive avversarie e gestire l’escalation prima che questa varchi la soglia nucleare.

Le reazioni del Continente

Questa visione di sicurezza ha già raccolto l’adesione di un primo gruppo di alleati. Oltre allo stretto coordinamento con il Regno Unito, reiterato nella Dichiarazione di Northwood del 2025, la Germania è vista come partner per eccellenza. Con Berlino è stato già annunciata la formazione di un nuclear steering group sulla falsariga di quello anglo-francese, seguendo un approccio tracciato dal Trattato di Aquisgrana e con è già stato annunciato Inoltre, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca si sono già unite al dialogo sulla dissuasione avanzata annunciata da Macron. L’obiettivo è avviare le visite ai siti strategici e la partecipazione congiunta alle esercitazioni nucleari già da quest’anno, con il duplice obiettivo di rendere operativa la dichiarazione politica e trasformarlo in un fait accompli per le future presidenze, anche alla luce di un mandato agli sgoccioli.

Nonostante ciò, non possono che sorgere dubbi di natura sia politica che strategica che possono minare profondamente la realizzabilità di deterrente francese a disposizione europea. La sostenibilità finanziaria di un simile riarmo si scontra con la necessità di una giusta ripartizione degli sforzi. Sebbene la Francia si presenti come il fornitore del fuoco ultimo, l’efficacia del sistema dipenderà dalla volontà degli alleati di finanziare programmi come JEWEL o SAMP/T NG, in un momento in cui le divergenze sulle priorità di difesa tra Parigi e Berlino sono ai massimi storici, seppur Macron definisce la Germania il partner chiave in Europa. D’altro canto, il chiaro fallimento deI Future Combat Air System (Fcas) e del Main Ground Combat System (Mgcs) fanno dubitare della realizzabilità del Jewel, così come di Elsa.Inoltre, la difficoltà nella cooperazione industriale, in particolare per quanto riguarda la ripartizione dei budget, della produzione e della proprietà intellettuale, s’intensifica in progetti come quelli sopracitati che necessitano di interfacce di coordinamento, strutture di governance e gestione dei dati e cadenza e pianificazione della supply chain estremamente complesse. Il rischio, dunque, è che la «dissuasione avanzata» resti un’architettura incompleta priva di quel corpo convenzionale europeo necessario a gestire l’escalation in un continente che Macron stesso definisce ormai un «campo di rovine» dei vecchi trattati di sicurezza.

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