Il Consiglio Europeo del 19 marzo si è concluso con l’approvazione definitiva del piano concordato con la Commissione durate l’ultimo vertice tenutosi in Belgio, che mira ad abbattere i cosiddetti “dazi invisibili” ancora presenti nel mercato unico e stimolare la competitività dell’economia europea.
Il dibattito sul completamento del mercato unico europeo è sorto in concomitanza con l’incrinarsi dei rapporti commerciali transatlantici, dopo l’insediamento della seconda Amministrazione Trump e la decisione di introdurre dazi del 15% sui beni prodotti nell’Unione.
Il rischio di veder compromesso l’accesso ad un mercato storicamente rilevante per i Paesi europei ha stimolato discussioni sul rafforzamento delle potenzialità mercato interno, ritenuto tutt’oggi incompleto.
I “dazi invisibili” del mercato unico
Se i trattati Ue prevedono che non vi siano barriere tariffarie tra gli Stati membri, uno studio del Fondo Monetario Internazionale (Regional Economic Outlook) rilasciato nell’ottobre 2024 ha analizzato i cosiddetti “dazi invisibili”, che ammonterebbero al 44% per il settore manifatturiero e al 110% per i servizi.
Lo studio è stato citato anche da Mario Draghi nell’articolo uscito sul Financial Times il 14 febbraio 2025, intitolato “Forget the US – Europe has successfully put tariffs on itself”.
Sebbene la cifra citata dall’FMI e dall’ex presidente della BCE sia contestata (i dubbi riguardano principalmente i modelli di calcolo), le barriere al libero commercio tra gli Stati membri persistono, sotto svariate forme.
I dazi invisibili sono il risultato di barriere regolatorie tecniche spesso differenti tra Stato e Stato, dell’armonizzazione incompleta dei regimi IVA e della diversa maniera di implementare alcune direttive europee a livello nazionale. Spesso sono proprio gli Stati a violare direttamente le norme sul mercato e sulla concorrenza contenute nei trattati. Tali barriere creano inevitabilmente costi latenti per le aziende e impediscono un funzionamento ottimale del mercato unico.
Questo vale specie per il settore dei servizi, il cui valore negli scambi rappresenta solo il 7,5% del PIL, contro il 24% rappresentato dal commercio di beni.
Da nasce qui la necessità di armonizzare gli ultimi tasselli del mercato unico e stimolare l’economia europea.
One Europe, One Market: completare il mercato unico
La spinta verso l’abbattimento dei dazi invisibili è stata sollecitata in primis da due ex presidenti del consiglio italiani: Enrico Letta e Mario Draghi, i quali hanno messo in guardia Stati membri e istituzioni sui rischi derivati dallaframmentazione del mercato.
Draghi e Letta hanno partecipato al summit informale dei leader europei in Belgio nel febbraio 2026, occasione in cui hanno raccomandato il piano che ha preso il nome di One Europe, One Market, recepito dai leader dei ventisette al Consiglio Europeo del 19 marzo 2026.
Nelle conclusioni del vertice viene riportata l’adozione dell’agenda “Un’Europa, un mercato”, da “attuare nel 2026, ove possibile, e al più tardi entro la fine del 2027” e invita le istituzioni europee a dare seguito al piano con urgenza.
Nonostante l’atto di implementazione dell’agenda One Europe, One Market debba ancora essere presentato dalla Commissione, i fronti di azione sono già stati individuati.
Le misure che riguardano direttamente il mercato unico dovranno essere varate dalla Commissione entro il marzo 2027 e riguardano diversi aspetti.
Si propone il mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali negli Stati membri, l’armonizzazione delle norme sui packaging, de-burocratizzazione e semplificazione e l’istituzione di un “ventottesimo regime”, ossia un regime giuridico unico da affiancare a quello dei ventisette per facilitare le pratiche burocratiche, fiscali e aiutare le imprese (specie le start up) a crescere. Da ciò nascerebbero aziende registrate con il dominio “EU inc.”.
L’agenda include anche misure per stimolare la competitività industriale e per ridurre i prezzi dell’energia. Su quest’ultimo fronte vengono proposti una revisione del sistema degli ETS, un pacchetto specifico per migliorare le infrastrutture elettriche e mitigare la volatilità dei prezzi.
L’azione sulla manifattura verterà invece sull’individuazione delle dipendenze nei settori strategici, sul buy european e su misure che assicurino la protezione da coercizione economica.
Il piano One Europe One Market rappresenta un’opportunità concreta per abbattere definitivamente i dazi invisibili che limitano la competitività dell’economia europea, liberando così il potenziale del mercato unico e stimolando la crescita economica.
Le stime del Consiglio calcolano un risparmio di 15 miliardi di euro all’anno in costi burocratici per le aziende se il piano venisse implementato. Ciò permetterebbe non solo alle aziende europee di essere più competitive (vale soprattutto per le PMI), ma sarebbe un’opportunità per attrarre più investimenti esteri. Infine, il rafforzamento del mercato interno rappresenterebbe un modo per rendere il tessuto economico europeo più resiliente, in un contesto internazionale sempre più incerto.
Dalla primavera del 2026 spetterà alla Commissione implementare l’agenda, attorno alla quale si è già creato consenso politico da parte dei ventisette al Consiglio Europeo.

