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Per uscire dalla crisi l’Uzbekistan si aggrappa ad ogni oncia del suo oro

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A luglio 2020 l’Uzbekistan è diventato il principale esportatore mondiale di oro al mondo con 11,6 tonnellate di vendite. Attraverso lo sviluppo del settore aurifero, Tashkent spera di uscire dall’impasse economica causata dalla pandemia di COVID-19.

Perché vendere oro adesso?

L’affermarsi dell’Uzbekistan come leader globale nelle esportazioni di metallo nobile non sopraggiunge in un momento qualsiasi. Come si può notare dal grafico, proprio alla metà di quest’anno il prezzo dell’oro ha superato per la prima volta la soglia dei 2.000 dollari per oncia. Tale andamento è da ricondursi al fatto che, come già in passato, le persone vedono nel metallo nobile un bene rifugio nei momenti di crisi economica e politica.

Grafico 1: Andamento decennale del prezzo dell’oro $/Oncia

Ne è un esempio il periodo seguito allo shock petrolifero della metà degli anni 70, durante il quale l’inflazione iniziò a galoppare e, al fine di proteggersi dalla svalutazione della valuta cartacea, gli investitori cominciarono a comprare oro. Il 2020 racchiude in sé caratteristiche non troppo diverse. Non sorprende quindi che le crescenti tensioni geopolitiche, l’elevata incertezza negli Stati Uniti alla vigilia delle elezioni, le stime sulla seconda ondata di infezioni e il prezzo del greggio ancora depresso dagli effetti della prima ondata della pandemia, abbiano destato preoccupazioni sulla tenuta del dollaro come valuta di riserva.

La corsa contro il tempo di Tashkent

Al fine di mitigare gli effetti del coronavirus, l’Uzbekistan ha chiuso i suoi confini per lunghi periodi di tempo. Tale decisione ha avuto conseguenze molto dure sull’economia del paese, portando alla chiusura di centinaia di aziende, cui s’è aggiunto il rimpatrio di svariate migliaia di migranti uzbeki che lavoravano in Russia. Dai rapporti del Ministero del Lavoro, risulta che il tasso di disoccupazione tra la popolazione economicamente attiva dell’Uzbekistan nel periodo gennaio-luglio 2020 ha raggiunto il 13,2%. Non è tutto: secondo le stime dello United Nations Development Programme (UNDP), le rimesse dei migranti uzbeki, che coprivano il 15% del PIL nazionale, precipiteranno di oltre il 50%. Senza contare che il debito pubblico dell’Uzbekistan ha raggiunto i 19,4 miliardi di dollari, ovvero il 34% del PIL. Date tali circostanze, si capisce che l’oro sia un salvagente per fare fronte all’emergenza, in quanto genera entrate e aiuta a colmare il deficit commerciale, ma che fare affidamento su di esso sia solo una soluzione temporanea.

Nel periodo gennaio-agosto 2020, l’Uzbekistan ha esportato oro per 5,8 miliardi di dollari, registrando una crescita del 147% rispetto all’anno precedente. Una cifra da record, il cui ammontare corrisponde al 50% delle esportazioni del paese. Le nazioni che fino ad oggi hanno mostrato maggiore interesse verso il settore aurifero uzbeko sono state la Svizzera (fino al 2018 aveva importato 2,48 miliardi), la Turchia (4,6 milioni), l’Italia (2,5 milioni) e gli Emirati Arabi Uniti (2,1 milioni). Tashkent ora mira ad incrementare le esportazioni verso l’India, che già da diverso tempo è il primo importatore di oro al mondo e s’è mostrata interessata ai mercati auriferi dell’Asia Centrale (non solo dell’Uzbekistan, ma anche del Tajikistan), la Cina e la Russia, che vuole ridurre la sua dipendenza dal dollaro in caso di introduzione di nuove sanzioni.

Nuove prospettive per il settore aurifero uzbeco

Il cuore pulsante del settore aurifero dell’Uzbekistan è distribuito in tre regioni principali: Navoi (nel deserto del Qizilqum), Samarcanda e Tashkent. Nella prima si trova la miniera di Muruntau. Scoperto nel 1958, ma diventato operativo solo nel 1967, è il più esteso (3,5 km di lunghezza) giacimento d’oro al mondo, nonché uno dei più profondi (600 m).

Mappa 1: distribuzione dei giacimenti auriferi in Uzbekistan

Fonte: mdpi.com

Oltre l’80% dell’oro uzbeco è prodotto da Navoi Mining & Metallurgy Combinat (NGMK) e da Almalyk Mining and Metallurgical Company (AMMC), di cui lo Stato è pressoché l’unico azionista. Le cose sembrano però in procinto di cambiare radicalmente. Il 28 ottobre, il presidente uzbeco Shavkat Mirziyoyev ha annunciato di voler privatizzare in tutto o in parte oltre 620 società e proprietà statali per accelerare la transizione della nazione dell’Asia centrale verso un’economia di mercato. Tra le grandi società statali coinvolte rientrano anche le due sopramenzionate. L’Agenzia statale di gestione patrimoniale dell’Uzbekistan terrà le prime aste pubbliche dal 1° novembre.

Quella dell’Uzbekistan e delle sue risorse auree ha quindi preso le sembianze di una corsa contro il tempo. Difficilmente il prezzo dell’oro continuerà a salire. Quello cui sta puntando Tashkent è vendere buona parte del suo oro e attuare una graduale liberalizzazione del settore minerario. Solo così potrà rilanciare la crescita economica che l’aveva fatta spiccare tra le repubbliche centroasiatiche.

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