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18/07/2024
Medio Oriente e Nord Africa

Pezeshkian Presidente dell’Iran: significati interni, esteri e uno sguardo alla Turchia

di Francesco Petrucciano

Pezeshkian vince le elezioni con una differenza di circa 3 milioni di voti rispetto al suo rivale Jalili, appartenente agli Osul-Garāyān, i “seguitori del principi”, ovvero i Principalisti. La scarsissima affluenza al voto dimostrata nella prima tornata, ai minimi nell’intera storia repubblicana persiana (40%), aveva testimoniato tanto il disincanto della popolazione verso il sistema quanto l’effetto della sensibilizzazione che diverse personalità di opposizione avevano operato nei confronti dell’elettorato avverso alla Repubblica Islamica, invitandoli al non voto.

Pezeshkian vince le elezioni con una differenza di circa 3 milioni di voti rispetto al suo rivale Jalili, appartenente agli Osul-Garāyān, i “seguitori del principi”, ovvero i Principalisti. La scarsissima affluenza al voto dimostrata nella prima tornata, ai minimi nell’intera storia repubblicana persiana (40%), aveva testimoniato tanto il disincanto della popolazione verso il sistema quanto l’effetto della sensibilizzazione che diverse personalità di opposizione avevano operato nei confronti dell’elettorato avverso alla Repubblica Islamica, invitandoli al non voto.

In effetti, in Iran coloro che sono contrari all’establishment rappresentano, in un certo senso, il partito astensionista, tanto che viene spesso proposta l’equivalenza fra scarsa affluenza alle urne e migliori risultati elettorali per le correnti aderenti al sistema. L’astensionismo ha rappresentato spesso la voce di coloro che ritenevano di non aver comunque rappresentanza nella Repubblica Islamica, denunciandone la definitiva immobilitá ed irreformabilitá della stessa. L’incremento del 10% dell’affluenza nel secondo turno potrebbe essere dovuto (oltre che al fatto che i seggi siano rimasti aperti 4 ore in piú) anche all’impatto di vedere Pezeshkian prevalere su tutti, soprattutto contro il dapprima favorito Ghalibaf, eliminato invece sin dal primo turno a dispetto delle previsioni di moltissimi (compreso chi scrive).

La Repubblica Islamica di oggi non è quella della fase rivoluzionaria. In 45 anni, la Repubblica ha vissuto diversi momenti di evoluzione. A plasmare i suoi cambiamenti sono stati diversi eventi, il piú traumatico dei quali è stata la devastante guerra con l’Iraq che coincise praticamente con la sua nascita e cha visto la maturazione della generazione enghelabi, la rivoluzionaria appunto, che ha costituito la spina dorsale della prima Repubblica. La nascita dei riformatori e dei pragmatici dopo la fine della guerra ha apportato riforme di carattere economico, soprattutto relative al commercio con l’estero, che nel sistema costituzionale persiano rivestono un significato profondamente politico: si tratta delle riforme cominciate sin gli anni ’90 (calendario europeo) con governi come quello di Khatami, riformista. Ed è in questo contesto che la carriera politica di Pezeshkian comincia, come Ministro della Salute nel secondo Governo Khatami del 2001-2005.

Pezeshkian rappresenta una figura di interesse per diverse ragioni: si presenta come riformista, essendo un figlio politico di Khatami, ma questo non significa che si tratti né di un outsider né di una persona esterna al sistema: di fatto, ed esattamente come il suo oppositore Jalili, ha partecipato alla guerra contro l’Iraq ed appartiene in tutti i sensi proprio alla generazione rivoluzionaria. Inoltre, il neo Presidente è un iraniano ma non un persiano: è infatti per metá turco(azero) e per metá curdo.

Pezeshkian ha saputo parlare a diverse componenti della società iraniana, evidenziando al contempo un rigoroso rispetto della figura della Guida, una forte preparazione in ambito religioso, un’apertura verso la rinegoziazione del JCPOA e l’assenza di toni estremi. Ha, inoltre, presentato un cursus honorum mancante di sospetti sulla sua integrità personale, cosa che peraltro lo accomuna al suo rivale Jalali.

L’elezione di Pezeshkian non va letta secondo le lenti occidentali del canditdato “piú o meno moderato”, o del “piú o meno conservatore”: per quanto, naturalmente, posizioni diverse esistano anche nel senso di una maggiore o minore apertura verso lo spazio esterno ed i suoi influssi culturali e politici, l’Iran non è bicolore ma semmai un sofisticato arcobaleno

Quali, dunque, i colori di Pezeshkian?

Proviamo ad identificarli esaminando 5 diversi aspetti:

  1. La continuazione del dialogo per il JCPOA “riformato”:

Pezeshkian si è dimostrato aperto verso la possibilità di continuare il dialogo verso la rinegoziazione del JCPOA, contrariamente al suo oppositore. Potrebbe trattarsi di una mossa politica indipendente dalla effettiva volontà o consapevolezza di poter raggiungere un accordo rinnovato ed efficace, quanto piuttosto il porre sulla bilancia delle trattative una buona volontà da parte persiana, da opporsi ad una Presidenza statunitense ostile come quella di Trump.

  1. La relazione con la comunitá finanziaria internazionale ed il supporto al terrorismo:

La nuova Presidenza intende promuovere l’adesione dell’Iran al FATF, l’Organismo internazionale di controllo finanziario con base a Parigi. L’adesione, che permetterebbe al Pese di godere di uno status diverso da quello attualmente goduto nell’ambito finanziario internazionale, è stata finora osteggiata proprio da Jalili, il quale ha rivestito l’incarico di rappresentante della Guida Suprema presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. Il punctum dolens dell’operazione è quello della eventuale necessitá persiana di fornire maggiori rassicurazioni in ordine al finanziamento del terrorismo internazionale, e di fornire informazioni in merito all’amministrazione di Enti quali le Bonyad, ovvero le Fondazioni pie. Questa posizione potrebbe, in effetti, essere sgradita alla Guida ed agli Enti che attorno ad essa si raccolgono, ma necessaria di fronte alla prospettiva di una Presidenza statunitense profondamente ostile e per evitare il completo isolamento del Paese, o il suo passaggio completo sotto la sfera di influenza russo-cinese.

  1. La “turchitá” di Pezeshkian, e le conseguenze di questo nei rapporti con Turchia e Russia:

Pezeshkian è stato membro dell’Associazione Parlamentare di amicizia Iran-Turchia, e la stampa turca (CNN Türkiye compresa) non ha mancato di evidenziare la “turchitá” del neo Presidente, non dimostrando invece altrettanta affezione per le sue altrettanto pesanti origini curde. Nella sua “dichiarazione al Mondo”, pubblicata dal Teheran Times, Pezeshkian illumina in alcuni passaggi le sue prospettive per le relazioni internazionali del Paese: prima di tutto vengono evidenziati i rapporti con i vicini ”Turchia, Arabia Saudita, Oman, Iraq, Bahrain, Qatar, Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti”. Solo successivamente viene menzionata la Cina, tanto per sottolineare la volontà di stabilire con essa il nuovo ordine mondiale attraverso una “comprehensive strategic partnership” quanto per evidenziare la volontà di ringraziare per il ristabilimento delle relazioni con l’Arabia Saudita. In tertiis arriva la Russia, che – per quanto formalmente negli “alleati”, non riscuote altrettanto calore: Pezeshkian, infatti, dimostra di voler espandere le relazioni a livello bilaterale ma nel paragrafo dedicato alla Russia menziona l’appartenenza alla SCO, ai BRICS ad alla Eurasian Economic Union, ovvero ad Organizzazioni nelle quali la Russia è socio ma non egemone. Maggiore interesse riscuotono l’America Latina e l’Europa. Quale dunque la relazione con la Russia? Pezeshkian vuole evitare che questa diventi il socio di maggioranza di questo matrimonio di interesse e desidera forse mettere il suo impegno per la riapertura dei negoziati pe ril JCPOA come controaltare al potere di Mosca, facendo un gioco “alla turca” che ricorda moltissimo la politica estera di Ankara degli ultimi 20 anni. In particolare, pensa all’importanza di avere un peso maggiore nella gestione del Corridoio nord-sud, che apre alla Russia i mari caldi. Ma in questo, dovrà giocare una partita di grande equilibrio con gli altri giocatori di questa partita, Turchia ed Azerbaijan. 

  1. L’ereditá delle proteste popolari:

Si deve ripetere che Pezeshkian non è alieno al sistema, ma un riformista che combina il rispetto per la scelta del velo come volontà individuale della donna a quello per le istituzioni rivoluzionarie islamiche. Potrà, comunque, essere estremamente utile nello sfogo del grande malcontento popolare, poi trasformatosi in estese rivolte, scoppiato a seguito della morte di Mahsa Amini, dando quello spazio di libertà che maggiormente preme nella società persiana contemporanea garantendo comunque una certa continuità del sistema. 

  1. La nascita di un governo di unitá nazionale?

Non sembra che i Guardiani della Rivoluzione abbiano visto espressa nei voti la loro preferenza, che probabilmente sarebbe stata indirizzata a Ghalibaf o a Jalili, ma la scelta di Pezeshkian potrebbe non essere troppo indigesta ed, anzi, generare quegli ampi spazi di governo (Pezeshkian ha strizzato l’occhio tanto alle classi popolari quanto a quelle imprenditoriali, tanto ai più progressisti quanto a coloro che volevano garanzie sulla continuità delle istituzioni della Repubblica) capaci di portare avanti un Iran in un momento di forte prova, dovuto alla freddezza popolare verso il sistema, alle prospettive della prossima Presidenza statunitense ed a una situazione economica disastrosa.

Probabilmente, come anticipato, in politica estera Pezeshkian lavorerà “su piú tavoli”, imitando il vicino turco, per far valere al massimo possibile la posizione geografica del Paese e le sue alleanze, speculari a quelle di Ankara. 

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