Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
19/05/2025
Europa

Elezioni presidenziali in Polonia: crocevia per Donald Tusk?

di Lorenzo Avesani

In Polonia, i cittadini sono chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. I due sfidanti, il liberale Rafał Trzaskowski e il sovranista Karol Nawrocki, rinnova il confronto tra i due grandi partiti locali: “Coalizione Civica” e “Diritto e Giustizia”. La sfida si inserisce in un contesto geopolitico movimentato in cui il governo presieduto dal liberale, Donald Tusk, sta guidando il Paese verso una centralità inedita nei rapporti all’interno dell’UE nonché in ambito di difesa e sicurezza europea.

In Polonia, i cittadini sono chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. I due sfidanti, il liberale Rafał Trzaskowski e il sovranista Karol Nawrocki, rinnova il confronto tra i due grandi partiti locali: “Coalizione Civica” e “Diritto e Giustizia”. La sfida si inserisce in un contesto geopolitico movimentato in cui il governo presieduto dal liberale, Donald Tusk, sta guidando il Paese verso una centralità inedita nei rapporti all’interno dell’UE nonché in ambito di difesa e sicurezza europea.

Domenica, 18 maggio 2025, si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali in Polonia. Con Andrzej Duda impossibilitato a ricandidarsi dopo due mandati consecutivi, la competizione si è concentrata su tre candidati: Rafał Trzaskowski, esponente liberale sostenuto da “Coalizione Civica” (Koalicja Obywatelska – KO), il sovranista Karol Nawrocki, candidato del partito di opposizione partito “Diritto e Giustizia” (Prawo i Sprawiedliwość – PiS), e Sławomir Mentzen, leader di estrema destra sostenuto da “Confederazione Libertà e Indipendenza” (Konfederacja Wolność i Niepodległość – KwiN). I risultati del primo turno hanno registrato un serrato testa a testa tra Trzaskowski (31,36%) e Nawrocki (29,54%),  aprendo la strada al ballottaggio dell’1 giugno.

La sfida presidenziale del 2025 riveste un’importanza cruciale per l’attuale governo di coalizione guidato dal primo ministro Donald Tusk. In Polonia, infatti, il Presidente non è una figura meramente cerimoniale ma dispone di poteri significativi, tra cui il diritto di veto sulle leggi, la gestione della politica estera e la nomina dei giudici costituzionali. Si tratta di leve fondamentali per l’agenda riformista di Tusk, che mira a consolidare il percorso di normalizzazione dei rapporti con l’UE, rafforzare lo stato di diritto e mantenere una linea ferma in politica estera in un momento storico in cui Varsavia cerca di posizionarsi come attore chiave nel contesto europeo.

La Polonia nel post-PiS

Dall’ottobre 2023, con la vittoria del primo ministro liberale Donald Tusk, la Polonia ha intrapreso un percorso di discontinuità rispetto agli otto anni di governo PiS, puntando a ristabilire lo stato di diritto, rafforzare i legami con l’UE e rispondere al malcontento agricolo. Tuttavia, l’azione di Tusk è stata limitata dalla coabitazione con l’uscente presidente Duda, che ha ripetutamente usato il veto per bloccare riforme chiave come quelle sul Tribunale Costituzionale e sui diritti civili. Inoltre, le divisioni interne alla eterogenea coalizione di governo – composta da KO, Terza Via e Nuova Sinistra – hanno spesso complicato l’adozione delle riforme promesse, indebolendone l’efficacia.

La tutela dell’agricoltura locale resta uno dei nodi domestici più complessi. Sebbene l’ondata di proteste agricole che ha attraversato la Polonia tra il 2023 e il 2024 si sia in parte attenuata, il malcontento degli agricoltori rimane vivo, soprattutto nelle aree rurali al confine con l’Ucraina dove si sono verificati blocchi dei passaggi transfrontalieri. Alla base delle proteste vi è la preoccupazione per la concorrenza dei prodotti agroalimentari ucraini che, a causa del conflitto, hanno usufruito di “corridoi di solidarietà” istituiti dall’UE. Le misure correttive adottate a livello europeo, come il “freno d’emergenza” e i sussidi governativi, non hanno rassicurato pienamente i produttori locali, che temono un ulteriore crollo dei prezzi interni. Inoltre, due eventi hanno ulteriormente esacerbato la situazione. Primo, il 14 settembre 2024,  l’uragano Boris ha colpito duramente i voivodati meridionali danneggiando la produzione agricola locale. Secondo, l’accordo UE-Mercosur, percepito come una minaccia diretta alla produzione nazionale, ha esacerbato il timore della concorrenza sleale che ridurrebbe ulteriormente l’offerta prodotta internamente.

Nel campo dell’opposizione, il PiS sta attraversando un momento di relativa difficoltà. Nonostante sia rimasto il partito più votato nelle elezioni del 2023, ha perso la maggioranza parlamentare e, nelle europee del 2024, è stato superato da KO in termini di percentuale di voti per la prima volta in oltre un decennio. Tuttavia, questo declino non riflette un rifiuto delle posizioni più radicali del conservatorismo polacco, ma piuttosto una frammentazione dell’elettorato di destra. Questo spazio è stato in parte occupato da KwiN. Fondato nel 2019, questo partito di estrema destra ha capitalizzato il cambio generazionale tra gli elettori scontenti del duopolio KO-PiS. In particolare, KwiN si è ristrutturato ideologicamente diventando un partito libertario e nazionalista, alimentata dal crescente sentimento anti-ucraino legato all’impatto economico e sociale dell’accoglienza dei rifugiati.

Protagonismo europeo

L’invasione russa dell’Ucraina e il ritorno di Tusk nel 2023 hanno segnato un punto di svolta per il ruolo di Varsavia nell’UE. La Polonia, insieme alle Repubbliche Baltiche, ha assunto una posizione di primo piano nel sostegno a Kyiv, indipendentemente dalla composizione del governo nazionale. Con Tusk, già presidente del Consiglio dell’UE nel 2011, Varsavia ha avviato un processo di normalizzazione dei rapporti con Bruxelles, compromessi durante gli anni di governo PiS, per sbloccare i fondi del Recovery Fund congelati a causa delle dispute sullo stato di diritto. Inoltre, il riavvicinamento a Francia e Germania, facilitato dal Triangolo di Weimar, ha rafforzato il ruolo della Polonia nella difesa europea e nella trasformazione dell’UE in un attore di sicurezza più incisivo.

In tal senso, il 2025 si sta rivelando un anno cruciale per la Polonia dato che detiene contemporaneamente la Presidenza del Consiglio dell’UE e quella del Gruppo di Visegrád (V4). Nonostante le agende delle due Presidenze di turno siano allineate la Polonia ha accantonato il V4 a causa delle divergenze con Ungheria e Slovacchia circa il sostegno a Kyiv. A livello europeo, l’agenda polacca è stata orientata inequivocabilmente verso la sicurezza. Il sostegno all’Ucraina gioca un ruolo predominante. Negli ultimi vertici europei a Parigi, Londra, Bruxelles e Tirana, la Polonia, in quanto membro attivo della “coalizione dei volenterosi”, ha sempre sostenuto l’idea di costituire la difesa europea che significa aumento delle spese militari andando oltre il 2% del PIL e maggior coordinamento europeo nel rafforzamento dell’industria bellica europea tramite ReArm EU.

La Polonia, pur escludendo l’invio di truppe in Ucraina, ha aumentato significativamente gli investimenti militari, raggiungendo quasi il 5% del PIL. Tra i progetti principali c’è l’East Shield (Tarcza Wschód), un programma quadriennale da 10 miliardi di złoty (circa 2,34 miliardi di euro). Esso non si tratta di un sistema difensivo integrato lungo i confini con Bielorussia e l’exclave russa di Kaliningrad, ma di uno “strumento di costruzione della comunità”. Il Paese è infatti bersaglio di tattiche di guerra ibrida da parte di Mosca e Minsk, che includono spionaggio, sabotaggio e campagne di disinformazione, come dimostrato dagli attacchi recenti a centri commerciali di Varsavia e Cracovia. La Bielorussia, inoltre, usa l’immigrazione come strumento di destabilizzazione e questo giustifica in parte l’approccio molto duro della Polonia sulle questioni migratorie.In questo momento storico, l’elezione presidenziale è un crocevia per l’attuale governo. Una vittoria di Trzaskowski permetterebbe a Tusk di accelerare l’attuazione delle riforme promesse, rallentate dalla coabitazione con un presidente di segno politico opposto, nonché di serrare i ranghi all’interno della coalizione di governo. Al contrario, un successo di Nawrocki rischierebbe di prolungare lo stallo interno, indebolendo la credibilità del governo e rallentando i progressi della politica estera del Paese, con possibili ripercussioni anche sui rapporti con l’UE.

Gli Autori