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10/07/2025
Europa, NATO

La Polonia e la rincorsa al primato strategico europeo

di Alexandra Elena Vechiu

Nel 2025, non si può parlare di difesa europea senza fare riferimento alla Polonia: il Paese che si candida a diventare presto una delle prime potenze militari d’Europa. La spiccata determinazione militare potrebbe conferire a Varsavia un ruolo di primo piano nella costruzione dell’Europa della difesa.

Nel 2025, non si può parlare di difesa europea senza fare riferimento alla Polonia: il Paese che si candida a diventare presto una delle prime potenze militari d’Europa. La spiccata determinazione militare potrebbe conferire a Varsavia un ruolo di primo piano nella costruzione dell’Europa della difesa.

Il 2024 si è concluso con una spesa di 41,5 miliardi di dollari, pari al 4.1% del PIL nazionale, e con l’impegno, da parte del primo ministro, Donald Tusk, di raggiungere il 4.7% nel 2025. Per il prossimo decennio sono previsti 115 miliardi di euro per portare l’esercito a 300 mila unità e introdurre l’addestramento militare per gli uomini adulti. Oltre ad avere il terzo esercito più grande della NATO (dopo USA e Turchia), nessun altro Stato investe con la stessa determinazione nell’ammodernamento delle proprie forze armate. Si tratta di finanziamenti record e vantaggiosi non solo sul piano strategico, ma anche economico: ogni euro speso in difesa si traduce in un incremento del PIL polacco di 20-30 centesimi.

Figura 1. Spesa per la difesa della Polonia dal 1999 (anno di ingresso nella NATO) al 2024

Fonti: “NATO Defence Expenditure (2014-2024)” e “Military Expenditure (% of GDP) Poland”, World Bank Group Data

Alla luce di tali premesse, è doveroso chiedersi come il Paese sia riuscito a porsi come un autentico catalizzatore della sicurezza europea. In seguito all’occupazione nazista e sovietica, la Polonia si è interessata profondamente alle questioni geopolitiche, alla propria sovranità e al rafforzamento militare. Varsavia percepisce maggiormente la minaccia russa, soprattutto in funzione del confine diretto con la Russia – tramite l’exclave di Kaliningrad – e l’assenza di barriere naturali significative ad est. Per assicurarsi una deterrenza credibile, ha acquistato avanzati sistemi d’arma sudcoreani e americani, tra cui 32 caccia F-35, 116 carri armati Abrams, obici semoventi K-9, 96 elicotteri Apache AH-64E, 486 lanciarazzi Himars. L’acquisto di armamenti innovativi si affianca poi alla volontà politica di sensibilizzare le nuove generazioni alla cultura della difesa. Il sistema scolastico polacco prevede, infatti, un corso obbligatorio di “Educazione alla sicurezza”, orientato a fornire nozioni di base sulla disciplina militare fino a esercitazioni di addestramento al tiro.

L’impegno pedagogico nel promuovere la difesa nazionale si inserisce in una strategia più ampia, che non può prescindere da finanziamenti mirati e coerenti. Difatti, i meccanismi extra-bilancio per sostenere le spese militari, come il Fondo di sostegno delle forze armate, hanno permesso al Ministero della Difesa Nazionale polacco di firmare oltre 130 contratti per un valore totale di 35,2 miliardi di euro. L’esecutivo ha abilmente allocato il 50% dei fondi in ricerca, sviluppo, promozione della resilienza della catena di approvvigionamento, acquisto di dispositivi made in Poland. La visione polacca non si limita all’arsenale bellico, ma valuta l’ottimizzazione della mobilità tramite investimenti in infrastrutture, trasporti, ferrovie e nella costruzione di un porto container a Świnoujście, sulla costa baltica. Misure che si inseriscono nel piano per la realizzazione della Baltic Defense Line, uno “scudo orientale” ai confini con la Russia e la Bielorussia, nell’ottica di garantire la protezione della NATO nel fianco est e fornire una guida pragmatica al blocco centro-orientale dell’Unione Europea.

I polacchi, tradizionalmente atlantisti e sensibili all’idea di affrancarsi dal sostegno degli Stati Uniti, oggi, rivalutano le alleanze europee. L’amministrazione guidata dalla Coalizione Civica (Koalicja Obywatelska, KO) di Donald Tusk è il principale partner dell’intesa franco-tedesca, soprattutto dopo la Brexit, ed è favorevole all’estensione della deterrenza nucleare francese. A conferma di ciò, il Trattato di Nancy del 9 maggio 2025, tra Parigi e Varsavia, è orientato alla mutua assistenza in caso di aggressione armata e al ricorso a ogni mezzo, inclusa la dissuasion nucléaire. Infine, il primo ministro ha annunciato l’evenienza di far uscire la Polonia dalla Convenzione internazionale contro le mine antiuomo – una decisione definita “poco piacevole”, ma necessaria per rispondere alle esigenze di sicurezza.

Equilibrando crescita economica e potenziamento militare, la Polonia intende trasformarsi da limes geopolitico a baricentro dell’architettura di sicurezza europea, senza negare un ruolo di primo piano all’Alleanza atlantica. Tale vicinanza è emersa chiaramente in occasione del vertice NATO all’Aja (24-25 giugno 2025), in cui Varsavia ha aderito al nuovo impegno del 5% del PIL in difesa, di cui il 3.5% destinato alla spesa militare convenzionale e il restante 1.5% al rafforzamento delle infrastrutture essenziali per la mobilità militare. Tuttavia, il futuro delle ambizioni strategiche e delle riforme promosse dalla Polonia dipenderà dalla volontà degli alleati e dell’Unione Europea di valorizzarne il contributo e di tradurlo in un modello di cooperazione flessibile.

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