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26/05/2025
Europa

Elezioni in Portogallo: un parlamento frammentato e l’ascesa dell’estrema destra di Chega

di Francisca Cantarini

Dal 1974, anno della rivoluzione dei garofani e della fine della dittatura salazarista (Estado Novo), il Portogallo ha costruito un sistema politico stabile e tendenzialmente bipolare, alternato tra centrodestra e centrosinistra. Tuttavia, le elezioni del 18 maggio segnano una frattura profonda e restituiscono un quadro totalmente diverso: tra lo scandalo di Spinumviva che ha travolto il premier Montenegro, la vittoria del conservatorismo nonostante la crisi, le dimissioni del leader socialista Pedro Nuno Santos e la crescita significativa dell’estrema destra di Chega, il paese si trova di fronte a una situazione parlamentare inedita. L’esito del voto rilancia interrogativi più ampi sul futuro della democrazia rappresentativa in Europa, dove le forze anti-establishment sembrano ormai in grado di condizionare l’agenda anche senza accedere direttamente al potere.

Dal 1974, anno della rivoluzione dei garofani e della fine della dittatura salazarista (Estado Novo), il Portogallo ha costruito un sistema politico stabile e tendenzialmente bipolare, alternato tra centrodestra e centrosinistra. Tuttavia, le elezioni del 18 maggio segnano una frattura profonda e restituiscono un quadro totalmente diverso: tra lo scandalo di Spinumviva che ha travolto il premier Montenegro, la vittoria del conservatorismo nonostante la crisi, le dimissioni del leader socialista Pedro Nuno Santos e la crescita significativa dell’estrema destra di Chega, il paese si trova di fronte a una situazione parlamentare inedita. L’esito del voto rilancia interrogativi più ampi sul futuro della democrazia rappresentativa in Europa, dove le forze anti-establishment sembrano ormai in grado di condizionare l’agenda anche senza accedere direttamente al potere.

Uno dei dati più significativi delle elezioni del 18 maggio è il calo del tasso di astensione, sceso al 35,62%. Nelle elezioni del 2024, invece, l’astensione si era attestata al 40,16%. Pur trattandosi di un valore elevato, quello del 2025 rappresenta, nel contesto portoghese, il valore più basso degli ultimi trent’anni. Per ritrovare una partecipazione simile, bisogna risalire alle elezioni legislative dell’ottobre 1995, che portarono alla vittoria del Partito Socialista guidato da Antonio Guterres, oggi segretario generale delle Nazioni Unite, quando l’astensione fu del 33,70%. Questo dato si distingue in modo evidente dalla tendenza prevalente in molti paesi europei, dove negli ultimi anni si è registrata una crescente disaffezione nei confronti delle urne. In Portogallo, al contrario, l’affluenza segnala un rinnovato coinvolgimento dell’elettorato, probabilmente spinto da un contesto politico polarizzato e dalla percezione di un voto determinante per il futuro del paese.

Allo stesso tempo, l’esito di queste elezioni portoghesi, si inserisce pienamente nel quadro europeo di avanzata delle destre (ed estreme destre). Tuttavia, il risultato non ha risolto il nodo centrale della governabilità: se da un lato la coalizione di centrodestra Alleanza Democratica (guidata dal PSD) ha ottenuto da sola più voti dell’intero campo progressista, dall’altro la somma delle forze di destra, in particolare con il peso determinante di Chega, configura una maggioranza numerica teoricamente sufficiente a promuovere persino una revisione costituzionale, senza dover ricorrere a un compromesso con il Partito Socialista. Un risultato che apre nuovi interrogativi sulla tenuta del sistema parlamentare e sulla direzione della democrazia portoghese.

La nuova composizione del Parlamento portoghese: partiti, numeri e seggi

Di seguito una breve presentazione della composizione del nuovo Parlamento portoghese emersa dalle elezioni legislative del 18 maggio, in attesa del conteggio finale dei voti dei portoghesi residenti all’estero, che assegneranno i restanti 4 seggi. L’Assemblea della Repubblica è composta da un totale di 230 deputati, dei quali 226 sono stati già assegnati sulla base dei risultati interni, con uno scrutinio attualmente al 99,2%. Il risultato parziale restituisce un quadro politico frammentato, con dieci forze rappresentate in Parlamento e l’ascesa prepotente dell’estrema destra di Chega, che trasforma le dinamiche tradizionali del sistema partitico.  La coalizione di centrodestra Alleanza Democratica (AD), guidata dal Partito Social Democratico (PSD) di Luís Montenegro, ha ottenuto il 32,9% dei voti, assicurandosi 89 deputati, 11 in più rispetto alle elezioni dello scorso anno. Infatti, nel 2024, AD si era fermata al 28,02% con 77 deputati. Pur classificandosi come primo gruppo parlamentare, AD non ha raggiunto la maggioranza necessaria per governare da sola. Lo scandalo Spinumviva, che ha coinvolto direttamente il governo e la figura di Montenegro, ha indebolito la sua posizione, senza però impedirgli di attrarre un elettorato moderato, insofferente verso il Partito Socialista e preoccupato dall’avanzata dell’estrema destra. Al centro dello scandalo c’è un evidente conflitto di interessi: la società Spinumviva, formalmente intestata alla moglie e ai figli di Montenegro, ha ricevuto contratti da aziende attive in settori regolati dallo Stato, tra cui Solverde, operante nel settore alberghiero e dei casinò. Nonostante Montenegro abbia affermato di aver tagliato ogni legame con la società, è emerso che ha venduto le sue quote solo dopo la divulgazione dello scandalo, suscitando ancora più dubbi sulla sua condotta.

Il Partito Socialista (PS) di Pedro Nuno Santos ha ottenuto il 23,38% dei voti e 58 seggi, in forte calo rispetto al 28% e ai 78 deputati conquistati nel 2024 sotto la guida di António Costa. Nonostante una campagna incentrata sulla stabilità e sulla lotta alla corruzione, il Partito Socialista non è riuscito a riconquistare la fiducia dell’elettorato e ha subito una significativa perdita di consensi. La sconfitta ha portato alle dimissioni di Pedro Nuno Santos, aprendo un nuovo fronte interno per il PS: la scelta della futura leadership, in un momento in cui il paese è già attraversato da gravi tensioni politiche. Il vero vincitore delle elezioni è Chega, il partito di estrema destra fondato da André Ventura, che ha raggiunto il 22,9% dei voti, ottenendo anch’esso 58 deputati. Alle precedenti elezioni del 2024, Chega si era attestato al 18,07%, conquistando 50 seggi. Un exploit che conferma la crescita costante del movimento: partito dallo 1,29% nel 2019 e salito al 7,18% nel 2022, Chega si è imposto nel 2025 come forza trainante dell’opposizione antisistema, grazie a una retorica populista e fortemente identitaria, capace di intercettare il disagio economico e sociale diffuso in ampie fasce della popolazione. Tra le forze minori, Iniziativa Liberale (Iniciativa Liberal – IL) si conferma con 9 seggi, seguita da Livre con 6 deputati e il Blocco di Sinistra e PAN, entrambi con un seggio ciascuno. Infine, per la prima volta entra in Parlamento il partito “Insieme per il popolo” (Juntos Pelo Povo – JPP) di Madeira, con un deputato che sottrae un seggio al PS. 

Quadro parlamentare e meccanismi istituzionali 

In attesa del conteggio dei voti esteri, che assegnerà i rimanenti quattro seggi parlamentari, il Presidente Marcelo Rebelo de Sousa ha avviato il 20 maggio, il primo giro di consultazioni con i leader dei principali partiti. Il suo compito sarà quello di verificare le condizioni politiche per affidare l’incarico di formare un governo, in un quadro parlamentare fortemente frammentato. Secondo il calendario istituzionale, la legislatura dovrebbe proseguire fino al 2027, motivo per cui la scelta del presidente sarà orientata alla massima stabilità possibile. Con 89 deputati, l’Alleanza Democratica (AD) di Luís Montenegro rappresenta il primo gruppo parlamentare, superando l’intera area progressista, ma restando ben al di sotto dei 116 seggi necessari per la maggioranza assoluta. Le opzioni per garantirsi la governabilità passano quindi attraverso accordi o intese di minima con altre forze: Iniziativa Liberale (IL), con i suoi 9 seggi, potrebbe rivelarsi decisiva. In effetti, un eventuale appoggio formale a AD costituirebbe un fatto politico inedito nella storia democratica del paese.

In questo contento, il partito di estrema destra Chega, con i suoi 58 deputati, si trova nella posizione di condizionare in modo significativo l’agenda politica del paese. Innanzitutto, la legge di bilancio viene approvata a maggioranza semplice, secondo quanto stabilito dall’articolo 161 della Costituzione. Questo significa che Chega potrebbe risultare determinante anche solo attraverso l’astensione, contribuendo al via libera della manovra finanziaria senza dover assumere un ruolo di governo. Un secondo ambito riguarda la possibilità di respingere il programma di governo (art. 192) o approvare mozioni di sfiducia (art.194). In entrambi i casi, la forza parlamentare di Chega può essere impiegata per ostacolare l’esecutivo o per condizionare singole misure. Inoltre, la sua significativa rappresentanza numerica gli consentirà di esercitare un’influenza concreta all’interno delle commissioni parlamentari, dove si definiscono le priorità legislative e si calendarizzano i lavori. Anche qui, il peso politico si traduce in capacità di intervento strutturato e continuativo. Infine, pur non disponendo dei numeri necessari per promuovere una revisione costituzionale, che, richiede la maggioranza qualificata dei due terzi dell’Assemblea, pari a 154 deputati (art. 284), la somma dei seggi detenuti da AD e Chega (147) si avvicina sensibilmente a tale soglia. Sebbene ciò non sia sufficiente dal punto di vista strettamente numerico, rappresenta un segnale politico di rilievo. Alla luce di questi elementi, Chega potrebbe scegliere di astenersi su voti chiave, facilitando l’approvazione dei provvedimenti dell’esecutivo senza entrare formalmente in maggioranza. Oppure, al contrario, potrebbe adottare una linea di opposizione dura e sistematica, bloccando l’azione del governo. 

Possibili scenari tra dinamiche parlamentari ed il ruolo della maggioranza 

Per comprendere l’attuale distribuzione del potere politico in Portogallo, è fondamentale analizzare la geografia elettorale del Paese. Il Partito Socialista (PS) ha subito una significativa erosione dei consensi, perdendo quattro distretti a favore dell’Alleanza Democratica (AD) e tre a vantaggio di Chega. Questo cambiamento riflette un quadro politico frammentato e incerto, che apre la strada a diverse possibili configurazioni di governo per il centro destra. Dal punto di vista tecnico, la formazione e stabilità del nuovo governo dipenderà dagli equilibri parlamentari, in particolare dai voti delle forze minori. Diversi scenari si aprono all’orizzonte parlamentare, tra questi, cinque sembrano i più discussi: nel primo scenario (mozione di rigetto e astensione di Chega), il PCP presenta una mozione di rigetto, ma Chega potrebbe scegliere di non appoggiarla, consentendo così al Presidente della Repubblica di nominare il primo ministro sulla base di un sostegno implicito della destra; nel secondo scenario (assenza di opposizione formale), nessun partito presenta una mozione, permettendo al governo di insediarsi senza ostacoli attraverso un via libera tacito. Il terzo scenario (maggioranza qualificata di destra), più strutturato ma attualmente improbabile, prevede un’alleanza tra AD, Chega e Iniziativa Liberale che raggiungerebbe i due terzi del Parlamento, soglia necessaria per eventuali revisioni costituzionali, escludendo per la prima volta il PS da questo processo. Nel quarto scenario (PS indebolito), il Partito socialista, privo di una guida definita, non riesce a bloccare autonomamente il governo, né ad assumere un ruolo proattivo in eventuali mozioni. Per ultimo, il quinto scenario riguarda l’approvazione del bilancio: anche se AD dispone di più deputati rispetto alla sinistra nel suo insieme, potrebbe aver bisogno dell’appoggio del Partito Socialista qualora Chega si opponesse a singole misure, attribuendo così al partito socialista un’influenza positiva, mentre Chega acquisisce un potere di veto potenzialmente decisivo.In un quadro segnato da incertezza politica e tensioni crescenti, la dimensione territoriale assume un’importanza crescente. Le elezioni municipali previste per l’anno in corso rappresentano un banco di prova decisivo per valutare il radicamento locale di Chega. Se il partito di estrema destra riuscirà a consolidare la sua presenza a livello territoriale, la sua normalizzazione e affermazione come terza (o addirittura seconda) forza politica nazionale diventerà un fenomeno difficile da contenere. Questo non avrà solo ripercussioni sull’equilibrio politico interno al Portogallo, ma avrà anche impatti duraturi sull’architettura democratica europea. Tale potenziale si fonda su meccanismi istituzionali propri del sistema parlamentare portoghese: Chega potrebbe decidere di astenersi in voti cruciali, facilitando così l’approvazione delle misure governative senza entrare formalmente nella maggioranza, oppure adottare una linea di opposizione dura e sistematica, bloccando ogni iniziativa legislativa. In quest’ultimo caso, il Partito socialista si troverebbe sotto pressione per assumersi la responsabilità istituzionale di garantire la stabilità politica, al fine di evitare che un’opposizione radicale rafforzi ulteriormente il ruolo centrale di Chega. In definitiva, la situazione fin qui esaminata evidenzia una sfida strategica per tutto il sistema politico portoghese e per la sua evoluzione futura. Come ha osservato il giornalista Martim Silva, << con queste elezioni stiamo assistendo a una prova di stress per la democrazia portoghese. Non ci stiamo rendendo bene conto di ciò che sta accadendo>>. Il contesto portoghese, dunque, potrebbe anticipare nuove faglie sia sull’orientamento politico e internazionale del Portogallo sia sulla tenuta democratica dell’Europa occidentale.

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