Le parole con le quali il Cancelliere Scholz ha stigmatizzato l’offensiva russa in territorio ucraino non lasciano spazio a interpretazioni: “Questo è un giorno terribile per l’Ucraina e un giorno buio per l’Europa. L’attacco russo all’Ucraina è una clamorosa violazione del diritto internazionale. Niente può giustificarlo”. Parole alle quali ha fatto eco il Presidente tedesco Steinmeier e l’intera dirigenza tedesca.
La reazione tedesca è un misto di stizza e di timore, prima ancora che di condanna. Le operazioni russe mettono infatti a repentaglio l’architettura di sicurezza europea sulla quale la Germania fonda non solo la propria prosperità, ma la sua stessa esistenza in vita. Il rispetto dei confini definiti fra la fine della Seconda guerra mondiale e il crollo del muro di Berlino hanno infatti determinato tanto la riunificazione tedesca quanto uno spazio di sicurezza fra il territorio tedesco e quello dello spazio circostante, già sottoposto al Patto di Varsavia. Ma vi è di più: l’avanzare delle forze di Mosca verso Ovest mina alla base la fiducia di Berlino verso l’effettiva capacità di Washington di garantire la sicurezza dell’Europa occidentale, una fiducia che del resto la presidenza Trump aveva già seriamente messo in discussione.
Ciò detto, ogni risposta di tipo economico contro la Russia si tradurrà in un’arma a doppio taglio per il sistema produttivo tedesco. Il governo di Berlino ha già interrotto l’iter di certificazione del gasdotto tedesco-russo Nord Stream 2, bloccandone la messa in funzione: è un obiettivo, questo, caro ai Verdi della Ministra degli esteri Baerbock, che può adesso vantare un risultato di prestigio politico rispetto al Cancelliere socialdemocratico, inizialmente più prudente sulle sorti del progetto Nord Stream 2. Si pongono così i presupposti per un ulteriore rincaro del gas sul mercato interno tedesco

