Alle 14:34 del 6 dicembre 2024, la Corte Costituzionale romena ha deciso di annullare l’esito delle elezioni presidenziali del 24 novembre scorso. La decisione arriva dopo la desecretazione dei report dei servizi segreti di Bucarest che dimostrerebbero il coinvolgimento della Russia nel processo democratico a sostegno del candidato indipendente di estrema destra, Călin Georgescu. Domenica 8 dicembre era previsto il secondo turno contro la candidata liberale, Elena Lasconi, ma è tutto da rifare.
Il 2024 è stato un anno di importanti elezioni per i cittadini romeni. Oltre a quelle europee del 9 giugno, gli elettori sono stati chiamati ad eleggere sia il Presidente (24 novembre e 8 dicembre) che il Parlamento (1 dicembre). Da un lato, le elezioni parlamentari hanno rispettato le previsioni della vigilia ossia la vittoria dei socialdemocratici di Marcel Ciolacu seguita dai conservatori di George Simion. Dall’altro, il primo turno delle elezioni presidenziali ha visto la sorprendente ascesa di Călin Georgescu, il quale ha vinto contro nomi più quotati come Nicolae Ciucă del “Partito Nazional Liberale” o la seconda classificata, Elena Lasconi, di “Unione Salvate la Romania”. Tuttavia, questa vittoria è stata contestata. In primis, Cristian Tehreș, candidato del “Partito Nazionale Conservatore Romeno” aveva denunciato un illecito trasferimento di voti a favore di Lasconi. Tale reclamo è stato respinto il 2 dicembre dalla Corte Costituzionale. Poi, Sebastian Popescu, candidato di “Nuova Romania”, ha accusato Georgescu di aver violato la legge sul finanziamento delle campagne elettorali ricevendo sostegno economico (e non solo) da attori stranieri pari a cinque milioni di lei (circa un milione di euro).
Călin Georgescu: l’uomo del momento
Classe 1962, Georgescu è un ingegnere agronomo e pedologo che ha lavorato come figura tecnica durante gli anni ‘90 nel Ministero per l’Ambiente. Tra il 2011 e il 2013, ha rivestito il ruolo di Relatore Speciale nell’ambito della gestione dei rifiuti inquinanti presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite mentre nel biennio 2013-2015 è stato presidente del Centro Europeo del Club di Roma in Svizzera.
Nonostante Georgescu abbia un curriculum importante, la sua parabola politica è iniziata solo nel 2020. Fino al 2022, egli è stato membro del partito conservatore “Alleanza per l’Unità dei Romeni”. Georgescu si è fatto notare per essere promotore di posizioni antiscientifiche durante il Covid, e pro-Cremlino nella questione del conflitto russo-ucraino. In particolare, la sua simpatia per la “Guardia di Ferro”, un movimento fascista romeno attivo durante la Seconda Guerra Mondiale e alleato della Germania nazista, gli è valsa l’espulsione dal partito.
Georgescu si è dimostrato molto abile nell’uso dei social, specialmente di TikTok, piattaforma dove conta circa duecentosessanta mila followers e i suoi post hanno più di 3,5 milioni di like. I suoi video sono diventati virali per lo stile accattivante accompagnato da musiche drammatiche e sottotitoli appariscenti. La sua popolarità si è consacrata al primo turno delle elezioni presidenziali ottenendo il 22,4% dei voti superando tutti i suoi rivali.
Una decisione controversa
In Romania, la Corte Costituzionale, secondo l’articolo 52 della legge 370 del 2004, ha facoltà di annullare una tornata elettorale “se le votazioni e la determinazione dei risultati sono avvenute con frodi tali da modificare l’assegnazione del mandato o (…) l’ordine dei candidati che possono partecipare al secondo turno elettorale”. Tale procedura, da attivarsi entro i tre giorni successivi, doveva essere stata validata venerdì 29 novembre. Tuttavia, la decisione è stata rimandata dato l’allineamento delicato con le elezioni parlamentari che si sarebbero svolte due giorni dopo.
La decisione definitiva di annullare il primo turno delle presidenziali è stata motivata dalla desecretazione di documenti dei servizi segreti di Bucarest riguardanti le interferenze della Russia nel processo elettorale. Nello specifico, le attività social del vincitore del primo turno sono state seguite dagli apparati di sicurezza romeni i quali hanno dimostrato che Georgescu si sarebbe servito di bot e account creati ad hoc per diffondere i suoi messaggi politici manomettendo l’algoritmo di TikTok. Inoltre, l’intelligence di Bucarest ha denunciato un aumento di attacchi cyber dal 19 novembre contro l’infrastruttura digitale dell’Autorità Elettorale Permanente (AEP), l’istituto che si occupa di certificare i risultati delle singole elezioni, compromettendo un server cartografico.
La politica romena ha preso le distanze dalla decisione della Corte. Georgescu l’ha definita “ridicola e antidemocratica” mentre i suoi avversari politici temono che l’annullamento della tornata presidenziale rafforzi il candidato indipendente antisistema definendo la scelta della Corte “più catastrofica della vittoria di Georgescu”. Il presidente dell’AEP, Toni Greblă, ha sottolineato la difficoltà di riprogrammare le elezioni nella seconda metà di dicembre. Il 15 e il 29 di questo mese sono le date quotate per celebrare il doppio turno delle presidenziali.

