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Il nuovo report di Human Rights Watch attacca il Dipartimento della Sicurezza Interna

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Il 21 ottobre 2021, con il report “They Treat You Like You Are Worthless” – Internal DHS Reports of Abuses by US Border Officials, Human Rights Watch ha fatto luce sulla condotta del personale del Department of Homeland Security (DHS) al confine fra Stati Uniti e Messico descritta in una serie di documenti redatti dai funzionari dell’US Citizenship and Immigration Services (USCIS).

Articolo precedentemente pubblicato nel diciassettesimo numero della newsletter “A Stelle e Strisce”. Iscriviti qui

Il materiale che l’organizzazione è riuscita ad ottenere dopo un contenzioso sulla base del Freedom of Information Act (FOIA), che garantisce a chiunque il diritto di accedere ai dati e ai documenti posseduti dalle pubbliche amministrazioni, ha rivelato un pattern di abusi fisici, sessuali e verbali, violazioni del diritto ad un regolare processo, dure condizioni di detenzione, negazione delle cure mediche e trattamento discriminatorio al confine o nelle sue vicinanze.

Nonostante molti dati sensibili siano stati censurati, i documenti descrivono in dettaglio più di 160 report interni di cattiva condotta e abusi nei confronti dei richiedenti asilo da parte di ufficiali del Customs and Border Protection (CBP), agenti della Border Patrol e funzionari dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), principalmente tra il 2016 e il 2021. Uno degli esempi più eclatanti riguarda il caso comunicato al DHS da un supervisore del San Francisco Asylum Office di una bambina molestata sessualmente da un ufficiale in uniforme verde – dunque probabilmente appartenente alla Border Patrol. Inoltre, molteplici sono anche i casi di detenzione in condizioni inumane o di percosse, alcuni dei quali hanno portato all’ospedalizzazione dei richiedenti asilo.

A questi avvenimenti si aggiungono anche 27 possibili violazioni del diritto ad un giusto processo sempre da parte di ICE e CBP, molte delle quali descrivono funzionari di frontiera che impediscono agli aspiranti richiedenti asilo di presentare le domande o li costringono a firmare documenti che non capiscono senza fornire loro un interprete. In un caso, ad esempio, “la richiedente ha testimoniato di aver detto agli ufficiali dell’immigrazione che aveva paura di tornare nel suo paese, ma loro scrissero che lei aveva detto il contrario. La richiedente ha anche dichiarato che gli ufficiali non le hanno detto cosa stava firmando quando hanno digitato la sua firma.”

Alcuni dati sensibili degli agenti, presenti nei report interni, sono stati censurati prima che la documentazione fosse consegnata a Human Rights Watch, ma nonostante questa sia una pratica standard, la presenza vistosa di dati che darebbero la possibilità di identificare e processare gli autori di molti abusi stona rispetto alla quasi totale mancanza di provvedimenti in merito. Sebbene i registri non specifichino se alle denunce di abusi siano seguite delle indagini, il Department of Homeland Security si è rifiutato di fornire a HRW informazioni riguardo a quali, se presenti, indagini o azioni disciplinari si sono verificate in seguito alle accuse. Tuttavia, molteplici fonti intervistate per il report, come ex ufficiali e funzionari statali, hanno dichiarato di non essere a conoscenza di alcuna investigazione scaturita da uno di questi reclami. 

La documentazione rivela però che, in alcuni casi, gli impiegati dell’USCIS sono confusi sulle corrette procedure di segnalazione degli abusi, specialmente in merito a chi si devono rivolgere. Ad esempio, fra il materiale compare un‘e-mail interna del 2019 in cui un ufficiale dell’USCIS descrive come “allarmanti” delle prove contenute nel fascicolo di un richiedente asilo che affermava di essere stato intimidito da un agente di frontiera che non aveva registrato i suoi dati personali e le motivazioni riguardo alla paura dell’uomo di tornare nel suo paese. Tali informazioni vengono considerate vitali poiché sono alla base di qualsiasi richiesta d’asilo che si appella, passando per le leggi nazionali, alla Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati delle Nazioni Unite del 1951, dove ciò che garantisce ad una persona il diritto all’asilo è proprio un “giustificato timore di essere perseguitata.” L’e-mail continua con la frase: “Non so se questo è un problema che possiamo portare al quartier generale o se c’è qualcosa che potrebbero fare al riguardo, ma non volevo essere l’unico ad essere a conoscenza del fatto.” Human Rights Watch afferma quindi nel report che i documenti “dipingono un quadro del DHS come un’agenzia che sembra aver normalizzato abusi scioccanti al confine degli Stati Uniti.”La richiesta per questi documenti è stata depositata dall’organizzazione nel 2015 per il periodo fra il 2006 e il 2016. Inizialmente però l’USCIS aveva fornito solamente una documentazione, fortemente censurata che andava dal 2012 al 2016. Il contenzioso è andato avanti fino a fine settembre 2021, quando il Department of Homeland Security ha soddisfatto la richiesta di HRW, che nel frattempo si era estesa includendo anche la documentazione relativa agli anni dal 2017 al 2021. Nonostante l’organizzazione affermi che gli abusi siano diventati molto più frequenti durante il mandato di Donald Trump, che aveva reso la chiusura del confine con il Messico e la fine dell’immigrazione illegale uno dei pilastri della sua campagna elettorale e successiva presidenza, tali comportamenti nei confronti dei richiedenti asilo sono stati sempre presenti, specialmente a partire dal 2013. Il trend non si è fermato con l’elezione di Joe Biden, come hanno dimostrato le immagini e i video pubblicati a fine settembre 2021 degli agenti della Border Patrol a cavallo che brandiscono lunghe redini e inseguono i migranti provenienti da Haiti dopo il disastroso terremoto  avvenuto a metà agosto. Il segretario del DHS Alejandro Mayorkas ha promesso una rapida indagine disciplinare sull’episodio, da lui definito “estremamente preoccupante,” ma un cambiamento strutturale del sistema di accoglienza statunitense al confine con il Messico sembra ancora ben lontano dall’essere attuato.

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