Recensione a “Saggi di geopolitica e sicurezza delle infrastrutture” a cura di Paolo Sellari, Francesco Barbaro, Luisa Franchina, Francesco Di Maio, Edizioni Nuova Cultura, 2024, pp. 192, 25 euro. Di Raimondo Fabbri.
Nel corso dell’ultimo decennio, le infrastrutture sono divenute sempre più uno strumento geopolitico di influenza delle grandi potenze, per accrescere la loro connettività con paesi ritenuti strategici, legandoli a sé politicamente ed economicamente attraverso un aumento costante degli investimenti. Emblematico è il caso della Cina, cui hanno fatto seguito i membri del G7 con il Piano Build Back Better for the World (B3W) e l’Unione Europea che nel 2021 ha lanciato il Global Gateway. Iniziative che confermano quanto, la qualità degli investimenti infrastrutturali, sia diventata un punto focale per le relazioni economiche, politiche e sociali del pianeta. Del resto, ogni periodo di grande crescita economica è stato accompagnato da un parallelo sviluppo dei mezzi di comunicazione: dall’espansione dei traffici marittimi in epoca mercantile (XVI-XIX secolo), alla nascita e al progresso della ferrovia (rivoluzione industriale del XIX secolo), alla motorizzazione di massa (boom economico del secondo dopoguerra), al vettore aereo e ai treni ultraveloci (globalizzazione del XX e XXI secolo) oltreché, naturalmente, alle reti di trasmissione dati. Ad enfatizzare il ruolo geopolitico delle infrastrutture vi è senza dubbio la vulnerabilità che queste rivestono in relazione alla sicurezza del sistema paese. In una simile realtà, la recente pubblicazione curata dal prof. Paolo Sellari, direttore del Master in geopolitica e sicurezza globale della Sapienza Università di Roma, fornisce attraverso alcuni contributi, degli utili strumenti per comprendere per le dinamiche riguardanti la gestione e la sicurezza delle infrastrutture, nell’azione geopolitica. La Direttiva Europea 2008/114/CE ha contribuito in questo senso a definire le infrastrutture critiche come “un elemento, un sistema o parte di questo […] che è essenziale per il mantenimento delle funzioni vitali della società, della salute, della sicurezza e del benessere economico e sociale dei cittadini ed il cui danneggiamento o la cui distruzione avrebbe un impatto significativo […] a causa dell’impossibilità di mantenere tali funzioni”. Il volume ha il merito di analizzare alcuni aspetti particolarmente significativi, a partire dalla sicurezza dei collegamenti marittimi. Le supply chain mondiali e le rotte commerciali disegnano nuove mappe che hanno l’Asia come nuovo baricentro e che necessitano di protezione per garantire l’approvvigionamento dei mercati occidentali. In questo senso le azioni militari condotte dagli Houti dalla fine del 2023 nei confronti delle navi ritenute amiche di Israele in transito nel Mar Rosso, destabilizzando le compagnie di shipping, costrette reindirizzare le navi verso il Capo di Buona Speranza e generando una un aumento dei costi e di ritardi nelle consegne, hanno messo in serie difficoltà l’intera rotta Asia-Europa. Nella disamina sulla centralità geografico-economica dei porti e dei sistemi marittimi, Sellari dedica un capitolo importante e denso di dati al sistema trasportistico su cui si è fondata la globalizzazione economica e che ha visto un rilancio significativo del Mar Mediterraneo. Insieme ad un’attenta disamina della security dell’aviazione civile, profondamente cambiata dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, curata da Francesco di Maio, la raccolta di saggi propone al lettore altri due interessanti contributi passano in rassegna le reti dell’ICT (Information and Communication Tecnology), in particolare il ruolo assunto dalle strutture di interconnessione delle diverse tecnologie nello sviluppo delle comunicazioni e dell’economia mondiali. È proprio l’economia della conoscenza, di cui parla diffusamente Luisa Franchina, basata sulle infrastrutture digitali che consentono il traffico internet, a renderle strategiche sia nel loro sviluppo che, naturalmente, per la loro difesa da soggetti criminali privati o che agiscono come longa manus di apparati statali, miranti a paralizzare il nemico senza dover sparare un colpo. In tale direzione sicurezza e privacy diventano i fronti della cyber warfare ovvero di quelle tecniche offensive cibernetiche che tramite un sistema di computer piuttosto che attraverso la Rete, possono essere sfruttate al fine di ottenere informazioni, interrompere, degradare o distruggere gli endpoint informatici e le infrastrutture di rete, paralizzando o disattivando le reti fisiche ed elettroniche di una nazione, provocano in questo modo la disarticolazione di servizi critici come l’elettricità, i sistemi di emergenza, il servizio telefonico, i servizi bancari, con l’obiettivo non solo di dare un colpo all’economia di un Paese, ma anche di amplificare gli effetti di un tradizionale attacco terroristico fisico, ingenerando allo stesso tempo confusione e panico nella popolazione. In questo senso, l’approccio geopolitico utilizzato da Francesco Barbaro per analizzare le infrastrutture digitali, dai cavi sottomarini ai satelliti, passando per i data center, offre l’occasione per riflettere ancora una volta sulla vulnerabilità di quei sistemi, la cui interruzione o peggio ancora distruzione, potrebbe avere conseguenze tali da compromettere la stabilità e la sopravvivenza di interi sistemi economici, politici e sociali. Giova ricordare come la guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, il 24 febbraio del 2022, non sia iniziata con il lancio di un missile o una sventagliata di mitra ma con un virus informatico di nome Foxblade che intendeva mettere in ginocchio le istituzioni politiche ed economiche ucraine. La governance di fenomeni che interessano sia il piano nazionale che sovranazionale, coinvolgendo attori privati come le Big Tech statunitensi o quelle cinesi ribattezzate con l’acronimo BATX (Baidou, Alibaba, Tencent e Xiaomi) sarà fondamentale per controllare e proteggere le infrastrutture digitali, oltreché per riaffermare rapporti di forza ed influenza nel cyberspazio globale.

