Il governo Sanchez, il 27 gennaio, ha approvato un decreto che permette la regolarizzazione straordinaria di oltre mezzo milione di immigrati irregolari. Si tratta di una scelta politica che sorprende rispetto alla linea dominante in Europa e che è basata su motivazioni economico-sociali interessanti anche per l’Italia.
La ministra dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e della Migrazione, Elma Saiz, ha parlato di un “giorno storico” per la nazione, con un rafforzamento “di un modello migratorio basato sui diritti umani, l’integrazione, la convivenza e compatibile con la crescita economica e la coesione sociale”. È da tener presente che la Spagna è uno dei principali Paesi d’arrivo dei flussi migratori diretti verso l’Europa: rispetto ad un totale di 50 milioni di abitanti ospita oltre 7 milioni di stranieri, di cui all’incirca 840 mila irregolari. Inoltre, non è la prima volta che i governi spagnoli fanno uso dello strumento della regolarizzazione, è già avvenuto in passato, e, ad esempio, nel 2005, ciò aveva trovato largo consenso tra le forze politiche, in un’Europa, però, con legislazioni meno restrittive in materia e un’opinione pubblica meno polarizzata.
Come si è arrivati a questa misura e cosa comporta
In questo caso, grazie ad un accordo tra Podemos e Psoe, il governo Sanchez ha emanato un real decreto, che verrà approvato con procedura d’urgenza, che permetterà la regolarizzazione straordinaria degli stranieri arrivati in Spagna prima del 31 dicembre 2025, che abbiano trascorso almeno 5 mesi nel Paese, nonché dei richiedenti protezione internazionale, con il requisito fondamentale della totale assenza di precedenti penali.
Quanti con esito positivo della domanda, presentabile a partire da aprile 2026, otterranno permessi di soggiorno della validità di un anno, concluderanno poi l’iter di integrazione tramite la normativa ordinaria. Nello specifico, è prevista una semplificazione della procedura burocratica, per consentire agli interessati di lavorare fin dal giorno dell’accettazione della domanda, in qualunque settore. In più, il decreto permetterà, da subito, i ricongiungimenti familiari, con la regolarizzazione, attraverso permessi di 5 anni, dei figli minori delle persone che fanno richiesta.
Per il momento, si tratta ancora di un accordo politico, approvato dal consiglio dei ministri con una procedura che non prevede votazione in Parlamento, dove il governo non dispone della maggioranza, e sottoposto, il 27 gennaio, ad “audiencia pública”
Il testo è il risultato di un’iniziativa legislativa popolare (ILP), frutto di una campagna portata avanti dall’organizzazione Regularizacion Ya, che ha raccolto più di 700.000 firme. La misura ha ricevuto il plauso della conferenza episcopale spagnola e di altre circa 900 associazioni civili che hanno partecipato all’ILP.
L’opposizione politica, invece, ha fortemente criticato la scelta del governo: il leader di Vox ha definito Sanchez “un tiranno che odia il popolo spagnolo e vuole sostituirlo, accelerando l’invasione tramite decreto” e, sulla stessa linea, il leader del Pp, ha dichiarato che “la politica migratoria di Sánchez è insensata(…)”
Le ragioni alla base di questa scelta
Al contrario, sia il primo ministro Sanchez che la ministra Saiz hanno evidenziato l’effetto positivo che questo decreto avrà, in particolare, sull’economia. In un momento in cui il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 10%, per la prima volta da 18 anni, e in cui il PIL è aumentato del 2.9%, oltre il doppio della media europea, il governo spagnolo considera fondamentale il contributo fornito dagli immigrati per la crescita economica, dato che quasi mezzo milione di persone in più nella forza lavoro attiva hanno permesso di attenuare le pressioni legate all’invecchiamento della popolazione, sostenendo il sistema di welfare. Questa tesi è stata, tra l’altro, confermata, sia in riferimento al livello nazionale che, più in generale, europeo, da parte di un gruppo di esperti della European central bank.
In dati, nel 2025, il 14,1% degli iscritti al sistema previdenziale spagnolo erano stranieri, costituendo, dunque, un apporto strutturale di sostegno all’occupazione e rafforzamento del sistema pensionistico. Con il decreto di regolarizzazione si consentirebbe una piena integrazione di persone che già fanno parte della comunità, di lavoratori di servizi essenziali come l’assistenza, l’agricoltura o l’ospitalità, rimediando a situazioni di illegalità. In base alla stima della Fundacion Por Causa, le casse dello Stato ne gioverebbero con un aumento del contributo netto medio dei lavoratori al sistema di sicurezza sociale di oltre 3250 euro a persona all’anno, con un beneficio totale tra i 700 e 900 milioni di euro annui. In aggiunta al puro effetto contabile, la regolarizzazione darebbe impulso all’aumento dei consumi e ridurrebbe il numero di richieste di aiuti pubblici per situazioni economico-sociali svantaggiate. Inoltre data la struttura demografica piuttosto giovane e gli alti tassi di fertilità, l’immigrazione contribuirebbe a risolvere i problemi di produttività e invecchiamento della popolazione. Nonostante non siano ancora stati definiti normativamente i criteri concreti che verranno applicati e nonostante l’esclusione, dai destinatari, di altri collettivi vulnerabili, la misura punta a regolarizzare situazioni di fatto, con un previsto abbattimento delle barriere burocratiche, andando a rappresentare un importante strumento, tanto per l’inclusione sociale, quanto per lo sviluppo economico e, dunque, un potenziale riferimento per la situazione italiana, che presenta diversi punti di affinità con quella spagnola.

