
Il presente progetto è stato realizzato con il contributo dell’Unità per
l’Analisi, la Programmazione, e la Documentazione Storica – Direzione Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza Internazionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967. Le opinioni contenute nella presente pubblicazione sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Le opinioni manifestate sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Il conflitto in Ucraina ha scosso le fondamenta della politica regionale nello spazio eurasiatico, intaccando il fragile equilibrio della convivenza nell’area e interessando in modo particolare lo spazio subcaucasico e centrasiatico, parti integranti di una ampia ‘area di mezzo’ tra il più esteso spazio di cooperazione euro-atlantica e il tradizionale perimetro di influenza russa. Per numerosi osservatori la guerra avrebbe sancito la fine dello “spazio post-sovietico” come entità geopolitica omogenea tenuta assieme dalla primazia russa. Tuttavia, sebbene l’invasione dell’Ucraina abbia segnato un allentamento della presa russa su Caucaso e Asia centrale, le leve di potere di cui Mosca dispone restano significative e ineguagliate. La fase successiva al 2022 ha comportato una erosione, ma non il collasso, della primazia russa, accompagnata dal rinnovato interesse e dalla proiezione di influenza di attori quali Cina, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea.
La spirale di contrapposizione russo-atlantica ha reso nuovamente lo spazio subcaucasico e centrasiatico un terreno di confronto tra potenze, accentuandone la condizione “in-between” o di liminalità. Tale condizione descrive uno stato di incertezza e ambiguità non solo geografico e strategico, ma anche normativo, culturale e ontologico. Al tempo stesso, gli sviluppi recenti sembrano aprire alle repubbliche caucasiche e centrasiatiche margini di iniziativa autonoma e di attorialità, favorendo la ridefinizione del ruolo e del posizionamento regionale tramite un nuovo minilateralismo e strategie di copertura volte alla ricerca di una “terza via”.
Domande di ricerca
Il progetto indaga la trasformazione della liminalità da semplice condizione di transizione a condizione permanente e strutturata, verificando se gli attori subcaucasici e centrasiatici stiano dando vita a uno “Spazio Terzo” e a configurazioni ibride che non rappresentano meri punti intermedi ma zone generative di nuove soggettività e forme di coesistenza. Attorno a questo quadro si articolano le seguenti domande di ricerca:
- Quale, in una prospettiva diacronica, il rinnovato senso della ‘liminalità’ che emerge nelle aree oggetto di indagine rispetto alla evoluzione dei più generali equilibri sistemici ed eurasiatici?
- In che modo la liminalità dinamica o permanente contribuisce a ridefinire i concetti di cooperazione, sicurezza, sovranità e confine nella teoria e nella prassi della politica regionale?
- Quale la portata spaziale e il ruolo politico delle nuove forme di minilateralismo nel definire i nuovi spazi liminali subcaucasico e centrasiatico?
- Quali le modalità secondo cui si strutturano le forme di governance politica, amministrativa ed economica dei ‘nuovi’ spazi liminali?
- Come interagiscono tra di loro le diverse dimensioni – territoriale, istituzionale, identitaria, economica, normativa – della liminalità?
- Quale l’impatto delle condizioni di liminalità nei processi di costruzione e decostruzione delle identità collettive degli stati e delle aree oggetto di analisi? Quale il peso dei processi di ‘alterizzazione’ e ‘appartenenza’ nella narrativa istituzionale dei paesi oggetto di studio?
Metodologia e risultati attesi
Il progetto adotta un approccio interdisciplinare che integra scienze politiche, geopolitica critica, antropologia, sociologia ed economia e utilizza un framework analitico fondato su metodi misti, combinando ricerca quantitativa (statistiche descrittive, indicatori economici, dati macro- e micro-economici provenienti da organismi governativi e istituzioni internazionali) e qualitativa (interviste semi-strutturate con stakeholder locali e regionali, analisti e studiosi, oltre a un’ampia Analisi del Discorso sulle narrative delle élite nazionali).
Le attività di ricerca sono suddivise in tre Unità di Ricerca: una teorica [UR1], una dedicata agli attori dell’Asia centrale (Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan) [UR2] e una relativa alle repubbliche del Caucaso meridionale (Armenia, Azerbaigian, Georgia) [UR3], affiancate da una quarta unità responsabile della diffusione scientifica.
I principali risultati attesi sono:
- offrire una nuova prospettiva teorica utile a comprendere le dinamiche di frammentazione e ricomposizione spaziale e identitaria in atto in quella che è ancora ampiamente etichettata come ‘area post-sovietica’;
- fornire al decisore politico italiano indicazioni aggiornate utili alla formulazione di scelte in ambito bilaterale e multilaterale, individuando opportunità, criticità e rischi legati alle traiettorie evolutive delle repubbliche subcaucasiche e centrasiatiche.



