L’Unione Europea ha scelto alcuni progetti strategici per costruire concretamente la prontezza delle capacità difensive europee, per fronteggiare la “persistente minaccia” rappresentata da una Russia ostile e militarizzata ai suoi confini orientali. Un passo davvero ambizioso verso una vera politica di sicurezza europea, ma i nodi di governance e integrazione restano per ora irrisolti.
Il 16 Ottobre 2025, la Commissione Europea e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea, Kaja Kallas, hanno presentato la nuova Roadmap Difensiva per rafforzare le capacità europee. Il documento, chiamato ufficialmente “Preserving Peace – Defence Readiness Roadmap 2030”, dà seguito alla svolta securitaria iniziata con la pubblicazione del Libro Bianco per la Difesa – Readiness 2030 (cui il nome è chiaramente richiamato dal titolo della Roadmap).
Il documento riporta apertamente che una Russia militarizzata rappresenta una “minaccia persistente per il prossimo futuro”, e che la Federazione rappresenta insieme alla Bielorussia un pericolo non solo per gli Stati Membri orientali, ma per tutta l’UE, come dimostrato dalle recenti incursioni in Danimarca.
La Roadmap risponde ad una richiesta del Consiglio Europeo di giugno 2025, in cui venivano richiesti obiettivi chiaramente definiti per chiudere le lacune strategiche ed accelerare gli investimenti nella difesa in modo tale da assicurare la preparazione di tutti gli Stati Membri al 2030. Questo significa che le loro forze armate devono essere in grado di anticipare, essere pronte e reagire prontamente a qualsiasi tipo di crisi, incluso un conflitto “ad alta intensità”.
I Flagship Projects
La Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, nel presentare la Roadmap ha esposto i quattro progetti “flagship” contenuti nel documento (con titoli re-brandizzati da iniziative precedenti): l’European Drone Defence Initiative (ex- Muro Antidrone), l’Eastern Flank Watch, lo European Sky Shield, e lo European Space Shield.
Questi sono tutti progetti mirati in primo luogo alla deterrenza, ma anche ad effettivamente il territorio europeo sul terreno, in mare, nello spazio aereo degli Stati Membri, ma anche e soprattutto nelle nuove frontiere dei conflitti, ovvero spazio e cyberspazio. Allo stesso tempo, i progetti puntano anche a consentire agli Stati membri dell’UE che aderiscono alla NATO (tutti tranne Austria, Irlanda, Cipro e Malta) di raggiungere i target difensivi NATO. Secondo la Roadmap, lo Space Shield dovrebbe essere lanciato a metà 2026, lo Sky Shield entro la fine del 2026, il Drone Wall entro il 2027, e l’Eastern Flank Watch entro il 2028.
Mobilità Militare e Coalizioni di Capacità
La Roadmap, inoltre, propone piani per creare una zona di mobilità militare estesa all’intera Unione, con regole condivise ed armonizzate per gli spostamenti delle forze armate e delle loro strumentazioni attraverso lo spazio terrestre, marittimo ed aereo europeo.
Oltre ai progetti, per supportare il pieno raggiungimento delle capacità strategiche, la Roadmap prevede la creazione di “Coalizioni per le Capacità”, che indicheranno ad ogni Stato Membro a quali carenze fare fronte nell’ambito di nove aree: difesa aerea/missilistica; capacità abilitanti strategiche (intelligence, sistemi di comunicazione, rifornimento, trasporto); mobilità militare; sistemi di artiglieria; cyber/intelligenza artificiale (IA)/guerra elettronica; missili/munizioni; droni/contro-droni; combattimento terrestre; e combattimento marittimo. La Roadmap fa poi riferimento al fatto che per raggiungere queste capacità l’industria europea deve, nel settore della difesa, investire in soluzioni innovative (sfruttando il know-how ucraino) ed assicurare la resilienza delle catene di approvvigionamento di materiali strategici, che spesso sono stati usati come arma di ricatto da regimi autoritari.
Finanziamenti
Per fare questo, la Roadmap ripete che è essenziale rendere strategico l’investimento industriale nel settore, aumentando la produzione tramite economie di scala ed armonizzando il mercato europeo della difesa, in linea con il Piano ReArm EU – Readiness 2030 (uno strumento da €800 miliardi per la spesa difensiva).
Anche qui, la Commissione e l’Alto Rappresentante presenteranno una seconda Roadmap di progetti strategici. Bisogna ricordare che, in ambito economico-finanziario, la Commissione ha già approvato oltre al ReArm EU lo strumento SAFE (Security Action For Europe) da €150 miliardi per prestiti ed aveva introdotto la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità affinché le spese difensive non venissero contate temporaneamente nel monitoraggio delle politiche di bilancio pubbliche.
Il problema, infatti, rimane che i Paesi dell’UE, nonostante stiano aumentando la propria spesa in seguito alle richieste americane del Summit di Washington di giugno 2025, le spese rimangono prevalentemente nazionali. Questa assenza di cooperazione porta a duplicazione degli sforzi economici ed a incompatibilità tecniche (chiamate in gergo interoperabilità). Proprio per questo, la Roadmap inserisce come obiettivo di svolgere congiuntamente il 40% degli appalti difensivi entro la fine del 2027.
Considerazioni
Questa Roadmap è sicuramente un altro passo verso la costruzione di una politica di difesa che sia realmente europea. Tuttavia, quest’ultima resta minacciata da una serie di criticità, come la dipendenza europea da tecnologie americane, la mancanza di una governance comune ed univoca per i progetti e lo sviluppo di capacità strategiche, e come sempre, la frammentazione degli interessi nazionali degli Stati Membri dell’UE. Mancando per ora un più profondo progetto politico condiviso, il rischio è dunque che la Roadmap sia ridotta ad un esercizio di coordinamento, più che di integrazione.

