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11/03/2025
Medio Oriente e Nord Africa, Russia e Spazio Post-sovietico

Il riorientamento russo in Libia oggi

di Jacopo Marzano

Il crollo del regime siriano di Bashar al-Assad ha obbligato Mosca ad un ripensamento delle proprie operazioni in Medioriente e nel Nordafrica, strutturando maggiormente la propria presenza in Libia ed avvicinandosi così al fianco meridionale della Nato, con implicazioni non trascurabili sulle strategie di sicurezza dell’area euromediterranea. 

Il crollo del regime siriano di Bashar al-Assad ha obbligato Mosca ad un ripensamento delle proprie operazioni in Medioriente e nel Nordafrica, strutturando maggiormente la propria presenza in Libia ed avvicinandosi così al fianco meridionale della Nato, con implicazioni non trascurabili sulle strategie di sicurezza dell’area euromediterranea. 

Dalla Siria alla Libia

La perdita della Siria come avamposto strategico ha significato una riorganizzazione logistica, anche grazie a frequenti ponti aerei, di uomini, mezzi ed armamenti verso la Libia e, in particolare, verso la base aerea di Al-Jufra, cruciale per il controllo di rotte commerciali e petrolifere, e le basi di Khadim, al-Brak al-Shati ed al-Qurdabiya, le cui posizioni geografiche evidenziano la ramificazione territoriale delle truppe russe – e dell’Africa Corps – sul territorio libico.

Tutt’oggi frammentato tra il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli e l’Esercito Libico del generale Khalifa Haftar, con la coesistenza due governi e due parlamenti, il teatro libico offre alle esigenze di Mosca centralità geografica per le dinamiche euromediterranee e possibilità di proiezione multidirezionale tra Nordafrica e Maghreb, Sahel e Medioriente.

Il ridispiegamento delle forze russe in Libia assume, dunque, una natura pluridirezionale e multidimensionale: dalla ricerca di una struttura navale alternativa che affacci sul mediterraneo, per la quale i porti di Bengasi o Tobruk costituiscono valide alternative, alla possibilità di espandere la propria influenza verso Tunisia ed Algeria, andando così a disturbare gli accordi di cooperazione diplomatica ed energetica tra Europa, Italia e Nordafrica. 

Lo sforzo delle truppe di Mosca per l’ampliamento ed il miglioramento della base di Maaten Al Sarra, inoltre, fornisce ulteriori dettagli sulla mappa delle strategie di Mosca per il riposizionamento delle proprie forze: l’avamposto, situato al confine tra Libia, Chad e Sudan, costituisce un vantaggio logistico ed organizzativo per le operazioni condotte nel Sahel e per l’eventuale indirizzamento dei flussi migratori verso il Mediterraneo.

Disimpegno occidentale ed avanzata territoriale

Il recente piano di ridimensionamento del comando militare statunitense AFRICOM nel sottocomando EUCOM, ed il crescente disimpegno francese nell’area subsahariana e del Sahel lasciano poi campo alle mire di Mosca, ormai da anni impegnata in una costruzione narrativa in chiave antioccidentale che la vede proporsi come potenza alternativa a quelle occidentali. 

Ad oggi, ogni segno di ritiro americano o europeo rappresenta, per la Russia (ma anche per le strategie di Pechino), spazio per un’ulteriore penetrazione militare, economica e politica

Il pericolo, in particolare per l’Europa, è quello di mettere a rischio le attuali strategie di avvicinamento diplomatico ed energetico con l’area Nordafricana per non aver stabilizzato e messo in sicurezza la fascia subsahariana e del Sahel, dove la presenza proxy russa è ben radicata e dove le contro-narrazioni antioccidentali di Mosca dimostrano di aver ormai attecchito in profondità. 

La proiezione russa in Africa, tra operazioni proxy e hybrid threats

Rafforzando la propria presenza in Libia ed utilizzandola come asset strategico multidirezionale per le proprie operazioni, Mosca lavora per strutturare la propria presenza nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, con possibilità di proiezione militare grazie ad accordi per l’istituzione di una base navale russa a Port Sudan. 

La presenza nel Mediterraneo di navi, mezzi o uomini di Mosca rappresenta di per sé un elemento da attenzionare con cautela, essendo una minaccia per le molte infrastrutture critiche ed energetiche, tra cavi sottomarini e gasdotti, di cruciale importanza per l’Europa. 

Oltre alla ricerca di avamposti strategici e sbocchi verso l’Europa, l’influenza russa, tramite il mezzo dell’Africa Corps, penetra poi nel Sahel, ed in particolare verso Mali e Burkina Faso, con una avanzata strategica che, combinando presenza paramilitare e campagne di propaganda e disinformazione, ha visto – secondo le stime dello European Institute for Security Studies – un aumento della sfera di influenza e popolarità di Mosca, dal 2015 ad oggi, del 89% nel Mali e dell’81% nel Burkina Faso. 

Oltre alla Libia, la presenza russa in Mali, Niger, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Sudan rende evidente come la strategia di Mosca si stia concretizzando in una fascia di influenza – ibrida e militare – che avvolge l’area Nordafricana, coinvolgendo Sahel e paesi subsahariani, con possibilità di proiezione sul Mediterraneo e verso l’Europa. 

Conclusioni

L’intensificazione delle operazioni di disinformazione e propaganda russe richiedono una strategia di ricostruzione dell’opinione pubblica africana nei confronti dell’Europa. L’espansione ed il ricollocamento logistico di Mosca in Libia, inoltre, rappresentano un campanello di allarme, con la necessità di ulteriori intese preventive ed intensificazione dei rapporti non solo nel Maghreb, ma anche con i paesi confinanti per maggiore cooperazione tra Europa e Nordafrica sul controllo delle infrastrutture critiche presenti nel Mediterraneo e sulla gestione dei flussi migratori. Queste le urgenti misure e priorità europee di fronte ad una riorganizzazione strategica di Mosca che, agli occhi europei, somiglia più ad una approssimazione di minacce ibride o dirette verso le proprie zone di interesse ed i propri confini. 

Operazioni di influenza in chiave antieuropea, strumentalizzazione dei flussi migratori, operazioni di sabotaggio in mare delle infrastrutture critiche europee, minacce ibride e destabilizzazioni politiche e sociali alle spalle dei partner nordafricani: per la difesa degli accordi politici, energetici ed economici tra Europa, Italia e Nordafrica – tra cui il Piano Mattei –  occorre non trascurare tutto ciò che avviene al di là della prossimità geografica dei partner che affacciano sul Mediterraneo. La necessità di contromisure condivise, efficaci e lungimiranti è urgente, se si vuole evitare all’Europa di ritrovarsi nuovamente in una posizione di passività rispetto a potenziali nuovi scenari di instabilità provenienti dal Continente africano. 

In conclusione, l’Europa e l’Italia necessitano oggi, osservando le mosse all’interno dello scacchiere internazionale, di strategie solide e comuni, progettate possibilmente prima di dover fronteggiare minacce ed instabilità dirette verso le proprie zone di interesse o all’interno dei propri confini. In assenza di un piano strategico europeo, coordinato ed eseguito come un attore unitario, il rischio è quello di rendere la crescente prossimità della presenza e della attività russe da possibile minaccia a concreto pericolo per il fianco meridionale della Nato e distante solamente 700 km dalle coste italiane. 

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