Dopo otto anni passati a tentare di assumere un ruolo di mediatore nella questione del Sahara Occidentale, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Christopher Ross, rassegna le proprie dimissioni.
Consapevole delle scarse probabilità legate al rinnovo del suo mandato il cui termine era previsto per la fine di marzo, l’ex ambasciatore americano a Damasco ed Algeri, esperto del mondo arabo, delegato speciale dell’ONU per il Sahara Occidentale, ha preferito abbandonare la nave, senza alcun esito positivo riguardo al complesso dossier che gli era stato assegnato.
Le sue dimissioni arrivano nel momento in cui Antonio Guterres, nuovo Segretario generale ONU, prepara una serie di nuove nomine di rappresentanti delle Nazioni Unite nel mondo; e Ross presagiva già che il suo nome non sarebbe apparso nella lista degli eletti. La sua pecca è stata non riuscire a far sedere il Marocco e il Fronte Polisario allo stesso tavolo delle trattative al fine di trovare una soluzione giusta, equa e durevole alla spinosa questione territoriale del Sahara Occidentale. Cosi, il diplomatico americano abbandona volontariamente il campo, senza risultati, come tra l’altro i suoi predecessori.
La sua uscita di scena arriva anche successivamente al ritiro simbolico del Marocco dalla zona cuscinetto di Guerguerate. Dopo uno scambio telefonico tra Mohamed VI e Guterres, quest’ultimo ha sollecitato sia il Regno che il Polisario a ritarare i rispettivigruppi armati dislocati nella regione e a rispettare il cessate il fuoco stipulato nel 1991. Questo scambio diretto tra Rabat e il rappresentate ONU potrebbe essere il segno di un’apertura da parte del Marocco a collaborare con l’organizzazione al fine di risolvere finalmente il caso del Sahara Occidentale. O forse no. Il Marocco ha infatti accolto con grande piacere le dimissioni di CristopherRoss, considerato dalla monarchia alawida come non neutrale ma anzi sostenitore delle posizioni del Fronte Polisario.
Quest’anno Rabat è riuscita a sbarazzarsi rapidamente di due potenziali ostacoli alla realizzazione del suo piano di autonomia per il Sahara Occidentale: da un lato l’esperto del mondo arabo Ross, e dall’altro dell’uscente Segretariogeneraledell’ONU, BanKi Moon che nel marzo dello scorso anno aveva sfidato la monarchia parlando di occupazione marocchina del Sahara Occidentale.
In questo tempo di transizione, a non gettare la spugna sono le parti in conflitto: il Polisario, rappresentante di un popolo che è passato dalle mani del colonizzatore spagnolo a quelle dell’occupante marocchino, continua a reclamare il diritto all’autodeterminazione deisahrawi negato da più di quarant’anni; Rabat, forte della sua ammissione all’Unione Africana dopo un tour diplomatico nei paesi africani, dopo l’uscita di scena dei “traditori onusiani”, incrementa il proprio capitale diplomatico riuscendo a mantenere salda la propria posizione circa “il suo Sahara”.
Ad ogni modo, le dimissioni di Ross, per Rabat frutto della tenacia della diplomazia marocchina, per il Polisario soltanto l’ennesima manovra diversiva dell’occupante, mostranoancora una volta la difficoltà delle Nazioni Unite a trovare una soluzione a questa annosa questione.
Se ci si interroga circa i possibili scenari che si prospettano per il destino del Sahara Occidentale, si potrebbe scommettere,se la storia diplomatica del conflitto continua a seguire l’andatura di tutta la sua durata, su un ulteriore blocco dei negoziati, su un mantenimento dello status quo, o nel peggior ma non impossibile dei casi,su una violazione definitiva del cessate il fuoco che potrebbe provocare un terribile terremoto nello scacchiere maghrebino.

