Il nuovo leader siriano al-Shara’a in visita in Francia è il segnale che l’Unione Europea vuole riaprire un canale diplomatico con la Siria per discutere della stabilità del paese, tassello indispensabile per garantire la sicurezza in Europa.
Lo scorso mercoledì 7 maggio il presidente francese Macron ha accolto all’Eliseo il nuovo leader siriano Ahmad al-Shara’a, per la prima volta in Europa in veste ufficiale. Questo evento ha segnato la fine dell’isolamento internazionale a cui la Siria è stata relegata per più di dieci anni, dopo lo scoppio della rivoluzione. L’incontro segna un passaggio significativo nel delicato periodo post-Asad, in cui lo scopo primario dell’Europa è quello di ricalibrare la propria strategia verso la Siria, nell’ottica di ristabilire un equilibrio nella regione.
L’incontro tra Macron e al-Shara’a
La Francia di Macron ha assunto un ruolo guida nel tentativo di dialogare con il nuovo presidente siriano ad interim e riaprire un canale diplomatico con la Siria dopo anni di isolamento internazionale. Macron ha espresso il sostegno al presidente siriano, in particolare per la revoca delle sanzioni imposte in precedenza contro la Siria, ma a condizioni precise, auspicando ad un governo più inclusivo e soprattutto al rispetto e alla protezione di tutto il popolo siriano.
A tal proposito durante l’incontro all’Eliseo, è emersa la questione delle minoranze, una delle problematiche irrisolte che al momento ostacolano il processo di transizione auspicato dall’Unione. al-Shara’a, da parte sua, ha garantito di punire chiunque si renda responsabile di violenze contro i civili, ma il recente massacro di più di 1.700 alawiti e gli scontri con i drusi contraddicono il presidente. La minoranza alawita, nonché gruppo religioso sciita a cui appartiene la famiglia degli al-Asad, è stata massacrata perché incolpata di aver appoggiato il precedente regime. La rappresaglia è avvenuta per mano degli estremisti, di cui gran parte musulmani sunniti affiliati al governo, ma non formalmente tra le forze dell’esercito. Il presidente francese, infatti, è stato aspramente criticato, per aver accolto il presidente siriano in quanto ex leader jihadista del gruppo estremista Hay’at Tahrir al-Sham.
Altra questione aperta è lo scontro con i drusi, che ha causato attacchi israeliani in territorio siriano, in difesa della minoranza. Su questo fronte al-Shara’a avrebbe garantito, durante l’incontro con Macron, che sono in corso colloqui indiretti di pace con Israele.
Il binomio sicurezza europea-stabilità siriana
L’ascesa di al-Shara’a e il suo obiettivo di stabilizzare la Siria, rappresentano un passaggio cruciale per l’Unione Europea in materia di sicurezza. L’instabilità del paese, dagli anni dello scoppio delle “primavere arabe”, ha apportato una serie di difficoltà alla struttura securitaria europea. Infatti la guerra civile ha causato ondate migratorie consistenti verso il continente europeo, mettendo in seria difficoltà le istituzioni comunitarie. In Europa, il paese maggiormente colpito dall’esodo siriano è la Germania, seguita da Svezia, Paesi Bassi e Italia. Con l’avvento del nuovo leader, alcuni di questi paesi hanno “congelato” le richieste d’asilo, non solo per gestire le richieste in relazione alla situazione in divenire in Siria, ma anche per il timore di nuove migrazioni da parte della compagine opposta a quella al potere. Ad oggi, infatti, una nuova ondata migratoria sta interessando la Siria, a seguito del recente eccidio degli alawiti.
Il problema dei fondamentalisti islamici è un’altra questione endemica della Siria che ha avuto delle profonde ripercussioni negative sulla sicurezza europea. La debolezza di Bashar al-Asad e la divisione settaria della popolazione, ha favorito la nascita e il rafforzamento della massima espressione della jihad islamica negli ultimi tempi: lo Stato Islamico. Proprio a questo periodo risalgono i numerosi attentati terroristici che hanno funestato l’Europa. Ad oggi gli attacchi jihadisti sono ancora una ferita aperta per i paesi europei e soprattutto per la Francia. A tal proposito Macron, durante l’incontro con il presidente siriano, ha ribadito la necessità di contrastare il terrorismo.
In passato i tentativi di mediazione erano ostacolati dalla mancanza di un leader come al-Shara’a, pronto al dialogo. Ciò suggerisce la possibilità di un compromesso tra le varie compagini popolari, anche se ad oggi il presidente siriano controlla solo una parte di quello che era prima lo stato siriano. Nell’ottica di un possibile equilibrio futuro si potrebbe, non solo fermare l’emorragia di flussi migratori, ma anche favorire il ritorno in patria di molti rifugiati. In secondo luogo poter trattare con una figura come al-Shara’a, ex-jihadista, ma che si presenta come “moderato” e pronto al dialogo, potrebbe rappresentare una potenzialità per la lotta al terrorismo, di cui l’Europa in passato è stata vittima.
È chiaro che per perseguire l’obiettivo di stabilizzazione è necessaria una collaborazione politica ed economica con il nuovo leader. Macron e altri funzionari si sono espressi a favore dell’aiuto ad al-Shara’a per la gestione della transizione post-Asad. Infatti i passi positivi compiuti negli ultimi tempi dal nuovo leader sono il presupposto per una cooperazione propedeutica a ripristinare il paese a livello istituzionale, economico e sociale. Tra i punti positivi ci sono i progressi su un accordo che la Francia ha mediato tra autorità siriane e i curdi del nord-est della Siria e la cooperazione per eliminare le armi chimiche rimaste nel paese. L’Unione Europea rimane cauta nel sostenere il governo di al-Shara’a, salda nel rispetto del principio di condizionalità. Infatti l’Unione sta attuando un allentamento delle sanzioni poste contro la Siria, comprese quelle contro i settori petrolifero, del gas, dell’elettricità e dei trasporti, ma di pari passo alle azioni di al-Shara’a. Per contro, il presidente Trump ha annunciato la fine delle sanzioni contro la Siria al forum di Riad del 14 maggio, con la speranza di trovare nel nuovo leader un buon interlocutore e forse alleato in Medio Oriente. Infatti, nella Siria di al-Shara’a sembra finita l’influenza iraniana e la presenza di Hezbollah, mentre il nuovo presidente vuole impegnarsi a ricostruire i legami con l’Occidente, accennando anche alla possibile inclusione della Siria negli Accordi di Abramo.La nuova posizione di Trump e della “nuova Siria” ridisegnano gli equilibri dello scenario internazionale, mentre l’Unione Europea è ancora in bilico ed esitante nei confronti di Al.Shara’a. È evidente che le violenze perpetrate verso le minoranze alawite e druse vadano a discapito del nuovo leader siriano, ma è chiara la primaria necessità dell’Unione Europea di ripristinare il ruolo della Siria come interlocutore internazionale. L’Unione deve mostrare una salda posizione al tal proposito, soprattutto dopo che Trump ha normalizzato i rapporti e sembra aver trovato in al-Shara’a un leader propenso alla stabilizzazione. Il costo è trattare con un ex-appartenente a un movimento fondamentalista islamico, che si dichiara ormai “moderato”. Nella prospettiva di una realpolitik, cercare di trattare con al-Shara’a è la soluzione al momento migliore. È necessario che l’Unione Europea continui a procedere prudentemente, ma cercando di stabilire dialogo e cooperazione e soprattutto adottando una chiara posizione nei confronti del nuovo leader siriano. Ciò è indispensabile per aspirare ad una transizione controllata e soprattutto ad un compromesso popolare. L’obiettivo ultimo è consolidare una stabilità regionale, essenziale nell’ottica di una sicurezza condivisa.

