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03/06/2025
Europa

Dazi, sicurezza energetica, difesa in Ucraina e crisi in Medio oriente nel bilaterale tra Ursula Von Der Leyen e Pedro Sànchez

di Francisca Cantarini

Nel primo incontro ufficiale successivo al rinnovo del mandato di Von Der Leyen alla guida della Commissione Europea, i due leader hanno affrontato le sfide geopolitiche (e non solo) dell’Unione: dalla coordinazione europea sui dazi al rafforzamento delle interconnessioni energetiche tra Penisola Iberica e il resto del continente europeo, fino al tema della definizione di una politica comune di difesa. Confermato anche il sostegno militare europeo all’Ucraina e la richiesta di sospensione completa dell’accordo di associazione Ue-Israele da parte di Sánchez a causa della crisi umanitaria a Gaza.

Nel primo incontro ufficiale successivo al rinnovo del mandato di Von Der Leyen alla guida della Commissione Europea, i due leader hanno affrontato le sfide geopolitiche (e non solo) dell’Unione: dalla coordinazione europea sui dazi al rafforzamento delle interconnessioni energetiche tra Penisola Iberica e il resto del continente europeo, fino al tema della definizione di una politica comune di difesa. Confermato anche il sostegno militare europeo all’Ucraina e la richiesta di sospensione completa dell’accordo di associazione Ue-Israele da parte di Sánchez a causa della crisi umanitaria a Gaza.

Il 28 maggio, lo stesso giorno in cui le opposizioni italiane hanno annunciato una manifestazione prevista per il giorno 7 giugno per denunciare l’occupazione di Gaza, si è tenuto a Bruxelles un vertice bilaterale tra Pedro Sánchez e Ursula Von Der Leyen. In questa occasione, Sánchez ha sollecitato la Von Der Leyen un atteggiamento più severo nei confronti di Israele da parte dell’Unione Europea, alla luce della catastrofe umanitaria in atto nella Striscia di Gaza. Tra i principali temi trattati nell’agenda del vertice figurano la sicurezza commerciale, energetica, militare e diplomatica.

In particolare, in riferimento alla guerra commerciale e all’introduzione dei dazi del 50% (la cui applicazione è sospesa fino al 9 luglio), il premier spagnolo ha ribadito la necessità di una risposta congiunta e coordinata dei 27 Stati membri. Uno spazio è stato dedicato al tema delle interconnessioni elettriche tra la Penisola Iberica e il resto dell’Unione. In particolare, si è discusso del rafforzamento delle infrastrutture alla luce del blackout del 28 aprile 2025, che ha interessato ampie zone di Spagna e Portogallo. Da qui l’urgenza, di potenziare la distribuzione delle risorse energetiche, la capacità della rete elettrica, i sistemi di accumulo e le riserve di frequenza. 

A che punto siamo con l’accordo Ue-Mercosur?

Nel corso del vertice, il presidente Sánchez ha ribadito l’urgenza dell’approvazione dell’accordo commerciale Ue-Mercosur, i cui negoziati si sono formalmente conclusi con la firma il 5 dicembre 2024. Il tema è ritornato al centro del dibattito pubblico e istituzionale anche a seguito della possibilità che l’Argentina possa ritirarsi dagli Accordi di Parigi sul clima. In questo caso, è stato riaffermato un principio cardine: l’eventuale sospensione dell’accordo si applicherebbe esclusivamente al singolo Stato che decidesse di abbandonare gli impegni internazionali in materia ambientale, senza compromettere la validità e l’efficacia dell’accordo per gli altri Paesi firmatari del Mercosur dato che l’accordo di libero scambio Ue-Mercosur e accordi di Parigi sono estremamente collegati.

Il commissario europeo per il commercio Maroš Šefčovič ha sottolineato che <<in caso di rinuncia unilaterale da parte di uno Stato partner agli impegni sul cambiamento climatico, e in particolare agli Accordi di Parigi, entrerà automaticamente in vigore una clausola di sospensione dell’accordo di libero scambio nei confronti di quel Paese>>.

Sicurezza comunitaria e piano Readiness 2030 e Medio Oriente

Entrambi i leader hanno concordato sulla necessità di rafforzare la sicurezza del continente sottolineando l’impegno spagnolo nella difesa in Ucraina. Si è ribadito che la Spagna impiega circa 3000 militari in missioni internazionali e che investe, in proporzione, più di dieci volte la media NATO nelle operazioni di mantenimento della pace. In più, a fine aprile, Madrid ha approvato un piano straordinario che anticipa al 2025 il raggiungimento del 2% del PIL per la spesa della militare (obiettivo originariamente fissato al 2029), in linea con le richieste di Mark Rutte, che aveva sollecitato un impegno europeo ben oltre la soglia. Il maxipiano spagnolo si articola in linee strategiche: rafforzamento delle forze armate, ammodernamento delle infrastrutture e dei sistemi d’arma, costruzione di uno scudo digitale nazionale per proteggere le infrastrutture critiche. Tuttavia, Sánchez ha ribadito che ogni incremento della spesa militare deve essere compatibile con gli impegni sociali, ambientali e multilaterali dell’Unione.

In questo quadro si inserisce anche il protagonismo diplomatico spagnolo sulla situazione in Medio Oriente: a un anno esatto dal riconoscimento ufficiale dello stato di Palestina da parte della Spagna, Irlanda e Norvegia, Sánchez ha sottolineato la necessità europea di assumere una linea rigida nella gestione della crisi in Medio Oriente, ribadendo la richiesta di sospensione completa dell’accordo di associazione Ue-Israele come leva diplomatica per ottenere la cessazione delle operazioni militari israeliane.  A conferma di questo impegno, inoltre, Madrid ha ospitato il 25 maggio una riunione tra ministri degli esteri dei paesi arabi ed europei con l’obiettivo di esercitare pressioni coordinate su Israele affinché ponga fine alla guerra in corso a Gaza. Questa proposta, avanzata da Madrid e Dublino già nel febbraio 2024, si affianca alla richiesta (anch’essa rinnovata) di sanzioni mirate, tra cui un embargo sulle esportazioni di armamenti verso Israele, in linea con il diritto internazionale umanitario e con la necessità di tutelare i diritti fondamentali della popolazione civile. La posizione spagnola si allinea con l’orientamento assunto dal Consiglio Affari Esteri dell’Ue, che il 20 maggio ha avviato formalmente il processo di revisione dell’accordo di associazione con Israele entrato in vigore nel 2000, in seguito alla proposta olandese avanzata da Caspar Veldkamp, sostenuta da 17 ministri degli Esteri su 27. La maggioranza dei paesi membri chiede di verificare la violazione dell’articolo 2 dell’accordo, che fa riferimento al rispetto dei diritti umani. Quindi spetta ora alla Commissione Europea avviare la revisione in merito al rispetto di tale articolo.

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