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19/06/2025
Europa

Dal margine al centro? L’ascesa strategica della Spagna

di Francisca Cantarini

L’offensiva russa in Ucraina del 2022 ha ridefinito le priorità difensive europee. In questo contesto, la Spagna rappresenta un caso studio particolarmente interessante, pur non essendo un attore protagonista. Tradizionalmente potenza regionale a vocazione atlantica e mediterranea e, per lungo tempo, collocata ai margini dei grandi equilibri continentali, oggi la Spagna mostra segnali di un’evoluzione significativa. Il suo coinvolgimento nelle dinamiche del sistema europeo di sicurezza si affianca al supporto militare all’Ucraina e a una rinnovata capacità di iniziativa sul piano politico e diplomatico internazionale. Questo contributo si propone di analizzare l’evoluzione strategico-difensiva spagnola dal secondo dopoguerra, il suo ruolo attuale nella NATO e i fattori interni ed esterni che l’hanno influenzata.

L’offensiva russa in Ucraina del 2022 ha ridefinito le priorità difensive europee. In questo contesto, la Spagna rappresenta un caso studio particolarmente interessante, pur non essendo un attore protagonista. Tradizionalmente potenza regionale a vocazione atlantica e mediterranea e, per lungo tempo, collocata ai margini dei grandi equilibri continentali, oggi la Spagna mostra segnali di un’evoluzione significativa. Il suo coinvolgimento nelle dinamiche del sistema europeo di sicurezza si affianca al supporto militare all’Ucraina e a una rinnovata capacità di iniziativa sul piano politico e diplomatico internazionale. Questo contributo si propone di analizzare l’evoluzione strategico-difensiva spagnola dal secondo dopoguerra, il suo ruolo attuale nella NATO e i fattori interni ed esterni che l’hanno influenzata.

A partire dal 2008, il Paese ha intrapreso un percorso di ristrutturazione macroeconomica, innovazione industriale e consolidamento fiscale che sta favorendo una credibilità internazionale crescente. L’impegno in materia di transizione ecologica, regolazione del turismo di massa, inclusione sociale e migrazione ha rafforzato la visibilità del modello spagnolo in Europa. In parallelo, il governo sta adottando una linea diplomatica più assertiva in Medio Oriente e in Ucraina. In un momento in cui gli assi tradizionali del potere europeo, in particolare quello francotedesco, sono messi sotto pressione per ragioni interne e geopolitiche, la Spagna appare come uno dei nuovi poli emergenti del dibattito strategico. Esaminarne la sua traiettoria, dalla neutralità post-franchista all’attuale impegno multilivello in ambito NATO, UE e PESCO, permette di cogliere le basi, i mutamenti e le tendenze nella distribuzione del potere strategico della “Europa della sicurezza”. 

Dall’isolamento strategico alla svolta industriale

La traiettoria strategico-militare spagnola affonda le radici nell’assetto autoritario di Francisco Franco, al potere dal 1939 al 1975. All’epoca, il sistema di difesa nazionale non si configurava come strumento di protezione da minacce esterne, bensì come ingranaggio centrale di un sistema di controllo politico-ideologico: l’esercito come custode dell’ordine interno e la Brigata politico sociale come organo di repressione. Sul piano internazionale, a causa della vicinanza all’asse durante la Seconda guerra mondiale, il paese fu escluso dal Piano Marshall e isolata dal nuovo ordine europeo. La marginalizzazione diplomatica si accentuò nei primi anni della Guerra Fredda, culminando nel 1955 con il blocco all’ingresso delle Nazioni Unite.

I Patti di Madrid del 1953 segnano una svolta: pur esclusa dalle grandi alleanze multilaterali, la Spagna divenne partner strategico di Washington. I benefici riguardarono forniture militari statunitensi, formazione di ufficiali e promozione dell’autonomia industriale. Un cambiamento fu rappresentato anche dal Piano di stabilità spagnolo, che sancì l’abbandono del protezionismo e la liberalizzazione del commercio. Viene così inaugurato il “miracolo economico spagnolo” degli anni Sessanta, che portò ad effetti profondi nella struttura della difesa. Tuttavia, fu solo con la morte di Franco nel 1975 e con l’avvio della transizione democratica che si aprì la strada alla piena integrazione euro-atlantica fino all’ingresso nella NATO nel 1982, ratificato nel 1986 attraverso un referendum popolare; sempre allo stesso anno, risale l’adesione alla CEE. Questo processo ha inoltre favorito la partecipazione della Spagna alla PESC, alla PESD, nonché alle missioni dispiegate sotto l’egida ONU e NATO. Dal 1989 ad oggi, le Forze Armate spagnole hanno preso parte ad oltre 60 missioni all’estero. Nei paragrafi seguenti sarà proposta una sintesi delle principali.

Le missioni internazionali nel quadro istituzionale NATO, UE e ONU: esempi della proiezione esterna spagnola post 1989

La partecipazione spagnola alle missioni internazionali va contestualizzata storicamente, dato il passato di neutralità post-franchista e di marcato isolamento interno. L’aumento della partecipazione spagnola a operazioni militari all’estero riflette un’evoluzione del concetto di difesa nazionale, che oggi comprende non solo la protezione del territorio nazionale da attacchi esterni, ma anche il contributo alla sicurezza collettiva, l’aiuto umanitario e al mantenimento della pace. Secondo l’Indice Elcano, la Spagna è sesta per capacità di proiezione globale della NATO, superando di molto la maggior parte di partner europei. Attualmente, secondo i dati aggiornati al 2023 del Bollettino del CESEDEN del 2024, numerosi sono i contesti in cui la Spagna ha ricoperto un ruolo militare degno di nota.

Tra queste missioni, la più significativa da un punto cronologico, è la missione di verifica delle Nazioni unite in Angola tra il 1989 e il 1991. Altre missioni di rilievo, dal punto di vista operativo e strategico, sono quelle in Afghanistan, Libano e Somalia. Il contributo spagnolo nella missione ISAF in Afghanistan sotto il comando NATO ha visto la combinazione tra attività di sicurezza, ricostruzione civile e assistenza istituzionale, consolidando così il profilo internazionale delle Forze Armate. In Libano, la partecipazione a UNIFIL si è concretizzata con l’assunzione, da parte spagnola, della guida del settore est della missione. Inoltre, all’interno della PSDC dell’Unione europea, è rilevante la missione Atalanta: in questo contesto, la partecipazione spagnola si è giustificata sia in chiave di contrasto alla pirateria somala sia per la tutela degli interessi economici nazionali, in particolare nel settore ittico. Sebbene Atalanta non rientri formalmente nel quadro PESCO, la missione rappresenta comunque una significativa espressione della cooperazione europea in materia di sicurezza. La Spagna ha avuto ruoli chiave anche nelle missioni di mantenimento della pace in Bosnia-Erzegovina nel 2004 e nella coalizione internazionale contro l’ISIS, attiva dal 2014 in Iraq e Kuwait. Attualmente, le forze Armate spagnole partecipano a 16 missioni internazionali avendo un ruolo significativo sul rafforzamento del fianco est NATO e in missioni ONU e UE in Africa e Medio Oriente.

Postura strategica nel contesto NATO dal 2022 

Proprio su queste basi, si innesta l’attuale slancio politico-militare spagnolo, visibile tanto nella ridefinizione delle priorità difensive, sia nello spostamento dell’asse di interesse e di azione all’interno dell’Unione. Il tutto si accompagna a un processo di reintegrazione attiva, volto ad innalzare gli standard nazionali e a consolidare un ruolo più incisivo nello scenario collettivo di sicurezza: in questo senso, dunque, è importante contestualizzare storicamente e cronologicamente gli eventi, per comprendere le basi culturali e strategiche che definiscono il ruolo attuale del Paese. Nel solco della progressiva apertura inaugurata negli anni Novanta, il summit NATO di Madrid del 29 giugno 2022 segna un momento chiave per la Spagna, che ridefinisce in quel contesto la propria postura strategica. La nuova agenda, delineata a seguito dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, risulta di notevole importanza: è a Madrid che la NATO definisce la Russia come la minaccia più diretta alla sicurezza pro-euro-atlantica

Parlando di numeri e rankings di difesa, secondo il ranking globale del 2025 del Global Firepower, la Spagna è al diciassettesimo posto tra le potenze militari globali, migliorando rispetto al ventesimo del 2024. Le capacità operative sono solide ma il punto più delicato e ad oggi dibattuto resta la spesa: secondo il Defence Data Portal, nel 2023, infatti, la Spagna ha destinato solo l’1,28% del PIL alla difesa, una cifra ben lontana dall’obiettivo del 2% raccomandato dalla NATO. Se è vero che, confrontando questo numero con altri paesi europei, molti sono ancora indietro, è anche vero che c’è chi spende molto di più: Polonia ed Estonia si stanno spingendo verso il 5% entro il 2025. Per questa ragione, lo scorso aprile il governo Sánchez ha deciso di accelerare, annunciando un piano da oltre 10 miliardi di euro per portare la spesa al 2% del PIL già entro il 2025, anticipando di qualche anno la scadenza fissata inizialmente per il 2029. Ha inoltre dichiarato che il piano si realizzerà senza aumentare le tasse 

Il peso della storia per la Spagna: la spesa in difesa va oltre il raggiungimento del target del 2%

Il titolo di questo paragrafo anticipa una riflessione che si colloca ormai verso la conclusione del presente elaborato e che ne sintetizza il nodo centrale. Il contributo contemporaneo della Spagna nella difesa collettiva della NATO non può essere valutato unicamente attraverso la lente del target del 2%. Sebbene tale obiettivo, fissato dalla NATO nel 2014 in risposta a un contesto internazionale instabile, rappresenti oggi una necessità (o urgenza) per misurare e contribuire nello scenario di sicurezza internazionale, esso, risulta “riduttivo” se non contestualizzato e giustificato da un’analisi più complessa. Nel caso spagnolo, la distanza da tale soglia (infatti, come ribadito, nel 2024, la spesa del paese si attestava intorno all’ 1,28% del PIL) non può essere letta come una semplice lentezza, mancato realismo o, addirittura, “incapacità politico-decisionale”. Al contrario, è risultato di una traiettoria storica e culturale peculiare e molto diversa da paesi come l’Italia, per esempio. Come sottolineato da analisti tra cui Félix Arteaga, questo atteggiamento deriva dalla posizione relativamente marginale assunta dalla Spagna nei grandi conflitti del XX secolo, nel suo isolamento durante la Guerra Fredda e nelle profonde divisioni interne emerse durante l’ingresso nella NATO.  Questi fattori storici, come ribadito dal politologo, hanno influenzato non solo il dibattito politico interno, ma anche le priorità di bilancio, generando un modello di spesa e pratiche contabili che hanno complicato una lettura lineare degli investimenti nel settore difesa. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento: sebbene tra il 2014 e il 2022 tutti i governi spagnoli abbiano confermato l’obiettivo di raggiungere il 2% del PIL entro il 2024 (tale soglia, precedentemente fissata entro il 2029 e, dal 22 aprile, entro il 2025), gli incrementi di spesa non hanno seguito un andamento progressivo e strutturato.

La guerra in Ucraina ha contribuito in modo decisivo alla revisione della percezione pubblica sulla sicurezza e sulla difesa, spingendo il governo a riconoscere apertamente l’insufficienza della spesa militare e a promuovere un discorso pubblico più maturo in merito. In tal senso, la difesa viene presentata come un contributo strutturale. Alla luce di questi sviluppi, diversi analisti suggeriscono di affiancare agli indicatori di input come il 2% del PIL anche criteri di output che misurino il valore effettivo aggiunto dagli investimenti: ovvero, la reale capacità della spesa di rafforzare l’operatività comune e di rispondere efficacemente alla minaccia russa. Come sottolineato anche nel paragrafo precedente, non si può ignorare che, nel periodo 2014-2024, la Spagna abbia comunque aumentato significativamente la propria spesa in termini assoluti (soprattutto rispetto ad altri Paesi), passando da 9,5 a 19,7 miliardi di euro, con un incremento del 107%. Il fatto che ciò si sia tradotto in un aumento relativamente contenuto della percentuale sul PIL dipende più dalla crescita economica che da una mancanza effettiva di sforzo e di fiducia nell’Alleanza.

Efficienza e sostenibilità nella difesa europea: un equilibrio urgente per la Spagna

L’obiettivo principale di questa analisi è stato comprendere e analizzare il percorso spagnolo in ambito di difesa e sicurezza dal secondo dopoguerra in poi, attraversando in chiave storica le varie fasi di sviluppo del Paese, nonché la sua presenza nelle missioni internazionali. Successivamente, si è ragionato su come tale evoluzione si rifletta nel contesto attuale politico e sociale (soprattutto NATO). Da questo risulta che la sfida principale per la Spagna di oggi sia di trovare un equilibrio tra efficienza richiesta degli alleati e le proprie dinamiche interne e culturali. Inoltre, di grande importanza è contestualizzare le fasi e il passato di ogni Paese (isolamento, modernizzazione e integrazione) per comprendere le scelte attuali e l’impatto politico di queste da un punto di vista internazionale e diplomatico. La transizione in atto della Spagna è complessa e deve essere letta in modo equilibrato tra esigenze ed urgenze strategiche, vincoli politici interni e trasformazioni sociali profonde. La costruzione di una cultura strategica condivisa e sostenibile richiede continuità e consenso. La spesa militare, sebbene sia tra i principali indicatori, non deve essere l’unico metro di valutazione dell’impegno comune di difesa: sono necessari indicatori di output che misurino la reale capacità di un Paese di rafforzare le difese collettive oltre che la valorizzazione delle relazioni civili-militari e la contribuzione reale al processo di deterrenza.

In realtà, la sfida non riguarda solo Madrid ma l’intero sistema europeo di sicurezza: gli alleati devono definire con chiarezza quali capacità sono necessarie per una difesa credibile, con priorità immediate ma non esclusive su munizioni, difesa aerea e mobilità militare. In parallelo, è fondamentale che l’Europa realizzi pienamente la propria autonomia strategica, rafforzando la capacità industriale, la ricerca e l’innovazione nel settore della difesa. Questo richiederà investimenti progressivi, ma anche una maggiore responsabilità politica e conoscenza condivisa, soprattutto in un contesto geopolitico incerto, dove la continuità del supporto statunitense non può essere più data per scontata. Per la Spagna, il futuro rifletterà la capacità di integrare questa doppia sfida: contribuire in modo efficace alla difesa collettiva senza dimenticare le proprie peculiarità storiche e culturali, e allo stesso tempo, promuovere una strategia di difesa sostenibile e credibile. Madrid, pur partendo storicamente da una posizione di periferia strategica, ha l’opportunità di trasformarsi in un attore chiave sia sul punto di vista sociale e progressista ma anche da un punto di vista strategico-diplomatico, soprattutto per le priorità che sta mettendo in atto.

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