La tecnologia di Starlink rappresenta un’avanguardia nel campo delle telecomunicazioni satellitari per l’accesso a Internet. La sua rapida espansione ha sollevato interrogativi cruciali per gli Stati, chiamati a bilanciare i molteplici interessi in gioco. Temi delicati come la sovranità digitale, la sicurezza nazionale e la fedeltà ai tradizionali partenariati in campo spaziale potrebbero entrare in conflitto con le opportunità economiche e i benefici derivanti dall’adozione di questa tecnologia anche nel settore pubblico.
Da quando internet è diventato strumento imprescindibile per innumerevoli attività umane sono state introdotte sempre più innovazioni tecnologiche per permettere ai popoli di accedervi e sfruttarne gli enormi vantaggi. In questo contesto si inquadra la diffusione della tecnologia di Starlink, progetto avviato da SpaceX, compagnia spaziale fondata dall’imprenditore Elon Musk. Essa rappresenta una delle iniziative imprenditoriali più ambiziose nel settore delle telecomunicazioni spaziali in quanto mira a consentire l’accesso a internet a basso costo e a bassa latenza in tutto il mondo, incluse le aree rurali e remote con scarsa copertura dove altre forme di connessione, come fibra ottica o 4G/5G, sono difficili o molto costose da installare.
Come funziona Starlink
Starlink, il servizio di internet satellitare sviluppato da SpaceX, si avvale di una costellazione di satelliti in orbita terrestre bassa (LEO, Low Earth Orbit), con altitudini operative intorno ai 550 km dalla superficie terrestre, quindi significativamente più vicini rispetto ai satelliti tradizionali che operano in orbite geostazionarie, a circa 36.000 km di altitudine. La principale differenza tra i satelliti LEO e quelli geostazionari (GEO, Geostationary Earth Orbit) risiede proprio nella distanza dalla Terra, che influisce direttamente sulla latenza della comunicazione: i satelliti in orbita bassa, riducono i ritardi nella trasmissione dei dati, offrendo una connessione più rapida e reattiva.
Inoltre, possono coprire una gamma molto più ampia di latitudini rispetto a quelli geostazionari: mentre questi ultimi orbitano sopra l’equatore, avendo una posizione fissa rispetto alla Terra e una copertura limitata alle regioni equatoriali e subtropicali, i satelliti LEO, essendo più vicini alla Terra e in orbite inclinate, riescono a servire anche le regioni ad alte latitudini, comprese le aree polari.
A questo vantaggio si aggiunge la continua espansione della costellazione Starlink, favorita da lanci regolari di nuovi satelliti che ne ampliano la copertura e migliorano le prestazioni del servizio. SpaceX ha già collocato in orbita oltre settemila satelliti, grazie a una tecnologia innovativa che prevede il riutilizzo dei razzi Falcon 9.
In questo contesto, Starlink si conferma come il protagonista di riferimento nel settore delle telecomunicazioni satellitari in orbita bassa. Sebbene anche realtà come Amazon, con il progetto Kuiper, e Eutelsat, attraverso la controllata OneWeb, stiano sviluppando costellazioni simili, si trovano ancora in una fase meno avanzata, mentre Starlink mantiene il primato per copertura globale e capacità operativa.
Discussioni recenti sull’adozione di Starlink
Inizialmente concepito per un utilizzo privato, Starlink ha rapidamente attirato l’attenzione di istituzioni civili e militari, grazie alle elevate prestazioni del servizio e al potenziale vantaggio strategico offerto da un sistema avanzato.
Nel gennaio 2025, è emerso pubblicamente che il governo italiano ha avviato colloqui per valutare un potenziale accordo con SpaceX volto a fornire servizi di comunicazione satellitare alle forze armate italiane. Il governo ha confermato l’esistenza di trattative in corso, precisando però che, al momento, non è stato formalizzato alcun accordo ufficiale.
L’8 gennaio, durante un’audizione alla Camera dei Deputati, il Ministro della Difesa ha fatto il punto sulla situazione. Innanzitutto, è stata evidenziata l’esigenza delle forze armate, spesso chiamate ad operare lontano dal territorio nazionale, di poter contare su sistemi di comunicazione sicuri e a banda larga. Al momento, i servizi vengono erogati dal sistema SICRAL (Sistema Italiano per Comunicazioni Riservate ed ALlarmi), che però conta su satelliti geostazionari e, quindi, affetti da limitazioni di velocità e copertura di banda. In secondo luogo, la difesa è interessata a integrare le attuali capacità con un sistema satellitare a orbita bassa come quello di Starlink.
Nel frattempo, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), incaricata dall’Autorità delegata alle Politiche Spaziali e Aerospaziali che guida il relativo Comitato interministeriale, ha recentemente reso noto le conclusioni di uno studio preliminare per la realizzazione di una costellazione satellitare nazionale in orbita bassa, in linea con quanto previsto dal DDL Spazio approvato il 6 marzo 2025 alla Camera dei Deputati. Secondo l’ASI, saranno necessari almeno cinque anni per realizzare una costellazione nazionale di circa cento satelliti da utilizzare i situazioni di emergenza.
Nel suo intervento parlamentare, il Ministro della Difesa ha fatto riferimento anche al progetto europeo IRIS2 (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), promosso dalla Commissione Europea con il supporto del consorzio SpaceRise e dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il programma, delineato dal regolamento UE 2023/588 (Union Secure Connectivity Programme for the period 2023-2027) prevede la realizzazione di una costellazione multiorbitale composta da 290 satelliti in orbita terrestre media e bassa, con l’obiettivo di dotare gli Stati membri dell’Unione Europea di servizi di connettività sicuri e autonomi, oltre a garantire l’accesso a banda larga ad alta affidabilità e sicurezza per autorità pubbliche, imprese e cittadini.
Il principale punto di forza del progetto risiede nella sua natura interamente europea, che ne assicura la sovranità tecnologica e l’indipendenza operativa rispetto ad attori esterni. Tuttavia, un limite significativo è rappresentato dal fatto che il sistema sarà pienamente operativo solo a partire dal 2030, lasciando scoperta, nel frattempo, un’area strategica di crescente rilevanza.
Alla luce della crescente imprevedibilità che caratterizza le attuali dinamiche geopolitiche, si impone una riflessione strategica sulla capacità degli Stati di disporre di infrastrutture satellitari autonome, affidabili e ad alte prestazioni. La questione centrale riguarda la sostenibilità, nel medio e lungo periodo, di una dipendenza da operatori privati, fuori dal controllo governativo nazionale, per servizi critici di comunicazione. È possibile, o auspicabile, fare affidamento su soggetti commerciali come Starlink in ambiti che toccano direttamente la sicurezza e la sovranità nazionale?
Opportunità e rischi dell’utilizzo di Starlink in ambito civile e militare
Nel dibattito pubblico è emersa con frequenza l’idea che tecnologie satellitari come Starlink possano rappresentare uno strumento di importanza strategica anche in ambito civile.
Innanzitutto, può contribuire allo sviluppo socio-economico attraverso il contrasto al digital divide, fenomeno particolarmente marcato in alcune aree del territorio italiano. La possibilità di garantire connettività a banda larga anche in aree remote e rurali è stata indicata come leva strategica per attrarre investimenti, incentivare attività imprenditoriali e contribuire alla valorizzazione di territori marginalizzati, contrastando fenomeni di spopolamento. Tuttavia, è opportuno sottolineare che tali benefici non si realizzano in poco tempo e in modo autonomo.
Risulta indispensabile interrogarsi sui rischi legati alla mancanza di sovranità tecnologica, alla tutela dei dati e alla resilienza delle reti di comunicazione anche in ambiti civili. Ne consegue la necessità di monitorare con maggiore attenzione le attività di un operatore privato, introducendo meccanismi di controllo ancora più stringenti.
Interrogativi altrettanto cruciali emergono in relazione a un possibile impiego di Starlink per finalità militari, ambito in cui sarebbero direttamente coinvolti aspetti fondamentali quali la sicurezza nazionale, la sovranità tecnologica e l’autonomia operativa degli Stati. Se da un lato tale tecnologia consentirebbe di ottenere vantaggi immediati in termini di flessibilità, elevate prestazioni e ottimizzazione dei costi, dall’altro è indispensabile considerarne con attenzione i potenziali rischi.
Le criticità più significative si manifestano soprattutto in scenari sensibili, come le comunicazioni militari a livello tattico, dove l’affidabilità e la continuità del servizio sono elementi essenziali. Il rischio principale legato alla dipendenza da privati consiste nella possibilità che, in presenza di pressioni politiche, economiche o conflitti di interesse, il fornitore possa decidere di ridurre l’efficienza del servizio, o addirittura sospenderlo del tutto, qualora le operazioni supportate risultassero non allineate con i propri orientamenti o con quelli del Paese di appartenenza. Una simile eventualità rappresenterebbe una vulnerabilità strategica difficile da gestire in contesti di crisi o conflitto.
Un caso emblematico è rappresentato dal conflitto in Ucraina, dove Starlink ha svolto un ruolo rilevante nel garantire le comunicazioni sul campo alla parte ucraina. Tuttavia, Elon Musk è stato oggetto di accuse secondo cui avrebbe limitato l’uso del servizio in alcune aree, con l’intento, secondo alcuni, di evitare un’escalation del conflitto, di favorire un cessate il fuoco o per indurre l’Ucraina ad accettare l’accordo sui minerali.
Episodi di questo tipo, anche se smentiti o non verificabili in modo indipendente, lasciano un’ombra di sospetto ed evidenziano quanto l’interferenza di soggetti privati nelle dinamiche geopolitiche possa rappresentare un fattore da non sottostimare, soprattutto in situazioni di crisi, nei quali la continuità operativa e la riservatezza delle comunicazioni militari rappresentano requisiti essenziali. Per questo motivo, sarebbe auspicabile accelerare lo sviluppo di una costellazione satellitare nazionale o europea, in grado di garantire un maggiore controllo strategico e un più elevato livello di sicurezza.
Se da un lato Starlink può costituire una soluzione transitoria efficace, dall’altro è fondamentale non perdere di vista l’obiettivo prioritario: la creazione di un’infrastruttura satellitare pienamente sovrana, sotto il diretto controllo degli Stati, in questo caso, dell’Italia o dell’Unione Europea.
A questo proposito, dunque, il potenziamento di SICRAL e la realizzazione del progetto IRIS² rappresentano le vie maestre, e ogni sforzo dovrebbe essere concentrato nel velocizzarne i tempi di implementazione.
In conclusione, il bilanciamento tra efficienza tecnologica e sovranità strategica rappresenta il nodo centrale di una questione destinata ad acquisire un’importanza crescente nel contesto della difesa e della geopolitica dello spazio.
Tale questione risulta ancor più urgente alla luce del recente riposizionamento degli Stati Uniti nello scenario internazionale, che induce a una riflessione critica sulle strategie europee.

