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08/07/2025
Europa

Lo stato dell’Unione Europea: Recensione a Aa. Vv., “Lo stato dell’Unione Europea. Criticità di una sinfonia incompiuta” (a cura di Paolo Armellini e Luca Mencacci), Asterios, Trieste, 2025.

di Pierpaolo Naso

Di recente è stato pubblicato il saggio collettaneo "Lo stato dell'Unione Europea. Criticità di una sinfonia incompiuta" (Asterios, Trieste, 2025) contenente i contributi di Giuseppe Abbonizio, Paolo Armellini, Giulio Battioni, Francesco Carlesi, Raimondo Fabbri, Flavio Felice, Valeria Ferrari, Roberta Fidanzia, Aldo Meccariello, Luca Mencacci, Maurizio Serio e Leopoldo Tondelli. Il testo presenta dunque una disamina multidisciplinare su una questione importante delle scienze politiche: ossia, il rapporto tra l'Europa come continente con il suo patrimonio culturale e come forza geopolitica nella storia, e la situazione più attuale dell'Unione Europea.

Di recente è stato pubblicato il saggio collettaneo “Lo stato dell’Unione Europea. Criticità di una sinfonia incompiuta” (Asterios, Trieste, 2025) contenente i contributi di Giuseppe Abbonizio, Paolo Armellini, Giulio Battioni, Francesco Carlesi, Raimondo Fabbri, Flavio Felice, Valeria Ferrari, Roberta Fidanzia, Aldo Meccariello, Luca Mencacci, Maurizio Serio e Leopoldo Tondelli. Il testo presenta dunque una disamina multidisciplinare su una questione importante delle scienze politiche: ossia, il rapporto tra l’Europa come continente con il suo patrimonio culturale e come forza geopolitica nella storia, e la situazione più attuale dell’Unione Europea.

Occorre dunque riflettere sui temi trattati. Il concetto di «crisi» è ormai inflazionato nel linguaggio comune, non rappresentando più un punto di rottura e di occasione per un futuro miglioramento, bensì una situazione continua. La «crisi» viene percepita come una questione irreversibile da governare. Al di là della durevole o fragile stabilità delle istituzioni nazionali e sovranazionali, riscoprire il concetto originario d’Europa rimane la principale ragione per esistere. Al suo interno convivono da un lato spinte geopolitiche regionaliste, nazionali ed interstatali, e dall’altro lato visioni cosmopolitiche. Questa pluralità di scelte radicali difficilmente troverà una sintesi in un soggetto politico comune. Nell’ambito dell’Unione Europea è stata scelta la direzione sovrastatale con una legittimazione funzionalista delle sue strutture. Jürgen Habermas ha suggerito di creare le condizioni per un’unità solidale degli individui, superando le sovranità nazionali, in una sorta di democrazia europea più partecipata nel contesto di un’inarrestabile globalizzazione. Tuttavia, il disegno habermasiano risulta lontano dalla realtà eterogenea dei popoli europei che, per reazione o per consuetudine, mantengono un legame con le proprie tradizioni culturali, religiose e politiche, per cui gli Stati-nazione svolgeranno ancora un ruolo determinante di guida rinnovata e riadattata alle esigenze odierne.

L’integrazione europea contemporanea nacque da diverse posizioni filosofico-politiche. Tra queste, come già accennato, nell’operato di Jean Monnet la formula funzionalista aveva dato i suoi risultati. Nel testo vengono annoverate anche le personalità chiave delle relazioni intergovernative: Robert Schuman, Konrad Adenauer ed Alcide De Gasperi. Diverse alleanze strategiche segnavano già il punto di svolta dell’Europa post-bellica, ossia la rinnovata amicizia franco-inglese, l’accordo regionale tra Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo (BeNeLux), la riappacificazione tra Francia e Germania. Il progressivo coinvolgimento degli Stati associati fu coronato dalla creazione di diverse organizzazioni tematiche: nel 1951, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), nel 1957, la Comunità Europea dell’Energia Atomica (CEEA, Euratom) e la Comunità Economica Europea (CEE). Invece, sul lato della sicurezza comune, ben poco si è riuscito a realizzare, lasciando de facto la politica estera agli Stati. Dal Trattato di Maastricht (1992) in poi, l’obiettivo della riduzione delle rispettive sovranità costituzionali in favore di una struttura superiore come l’Unione Europea ha provocato non poche critiche e reazioni, intensificando il dibattito tra federalisti e confederalisti, tra euro-integralisti ed euro-scettici. In termini di potenza geoeconomica, l’UE si presenta come un soggetto forte nei mercati finanziari, nonostante lo sbilanciamento energivoro dovuto alla carenza di materie prime necessarie alla produzione industriale ed alla competizione tecnologica globale. Comunque, va rilevato che l’asse di comando di questa integrazione si è materializzata con commissione, assemblea, sistema bancario, funzionariato ed agenzie presenti principalmente a Bruxelles (Belgio), Strasburgo (Francia) e Francoforte (Germania). L’assenza di sedi istituzionali di rilievo presso altri Stati membri ha riscontrato uno svantaggio periferico per i cittadini mediterranei.

Manca dunque un senso comune di cittadinanza europea che deve riconoscersi al di fuori delle mere organizzazioni. Su ciò, nel libro è stato rivisitato il lascito politico di Papa Benedetto XVI, ovvero del teologo Joseph Ratzinger, per l’Europa. Sembra così sorgere il fatidico interrogativo «che fare?». Nelle sue orazioni, il Pontefice allarmò sullo stato di «stanchezza» degli europei, una senilità spirituale già preannunciata da Oswald Spengler ad inizio Novecento. Motivo per cui occorre riscoprire le radici che hanno reso grande la nostra civiltà da Oriente (Gerusalemme) ad Occidente (Atene e Roma). Egli proponeva che la cultura della famiglia e della vita fossero da considerarsi come valori fondanti della democrazia e della giustizia, non soltanto riferibili all’appartenenza cattolica. Con questi fondamenti ritenuti naturali, il pontificato benedettino ha voluto proporre un’alternativa di risveglio allo scopo anche di arginare il cosiddetto «inverno demografico» registrato negli ultimi decenni. In altri contributi del saggio vengono menzionate le visioni d’Europa di Ildegarda di Bingen, Cristina da Pizzano, Dora d’Istria, Francesco Saverio Salfi, Giuseppe Mazzini, Simone Weil, Jan Patočka, Wilhelm Röpke e Luigi Sturzo: pensatori che da diversi approcci hanno esercitato un’influenza importante nel dibattito odierno. 

Nel testo viene posta anche la questione tra la soggettività dello Stato e l’adesione all’Unione Europea. La nascita dell’UE coincise con il crollo del blocco sovietico e con la relativa avanzata del modello economico-sociale liberista nel mondo. Dagli anni ’90 la globalizzazione, dunque, ha rivestito il campo di espansione di un nuovo modo di mercato senza confini e senza restrizioni. In tutti i continenti, le singole sovranità hanno dovuto scendere a compromessi con il liberismo di matrice anglo-statunitense. Tuttavia, questa concezione unipolarista si è rivelata una “parentesi” rispetto alla realtà geopolitica multipolare, secondo cui ogni civiltà e ogni nazione posseggono forme statali proprie. L’Italia comunque ha subìto un radicale cambio di paradigma, dallo Stato interventista ad una serie di privatizzazioni eccessive, considerando la tipologia di economia mista che l’ha caratterizzata da sempre. L’Unione Europea si è così presentata come un apparato ordoliberale, in cui una sorta di burocrazia sostitutiva degli Stati nazionali gestisce il sistema economico. Le politiche sociali gestite tra Stato e UE hanno in ogni caso registrato un deficit reale nei bilanci. Nonostante gli appelli ed i tentativi di realizzare una sovranità «condivisa», continuano a decadere la partecipazione democratica e la fiducia dei cittadini verso istituzioni che vengono percepite sempre più lontane dalla realtà quotidiana. Il cosmopolitismo ha alienato i popoli europei dalla loro stessa spazialità.

Una scommessa presente e futura della geopolitica mondiale riguarda i piani d’investimento nei trasporti commerciali. La guerra economica si sta svolgendo proprio in questo ambito, con la Cina in testa attraverso la Belt and Road Iniziative di prospettiva intercontinentale. L’UE ne ha corrisposto il progetto Global Gateway, coinvolgendo anche i settori dell’industria energetica sostenibile, delle tecnologie digitali e della ricerca universitaria. Prevedendo l’elaborazione di corridoi strategici globali, il piano UE guarda con interesse allo sviluppo dei Paesi africani. All’interno del sistema UE, tuttavia, in termini di bilancio, permangono spaccature profonde tra membri contributori e membri debitori: i vari Trattati di stabilità monetaria non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati e le disparità hanno acuito i conflitti atavici. I mezzi tecnologici non devono far dimenticare la finalità politica immateriale del destino europeo.

Infine, se l’Unione Europea non dovesse più “funzionare”, occorrerebbe rifondare la comunità degli Stati, tornando a considerare l’Europa nella sua essenza e nella sua complessità. Ragionando su grandi linee, si potrebbe così presumere l’esistenza di diverse Europe: continentale ed insulare; occidentale, centrale ed orientale; atlantica, nordica e mediterranea; latina, germanica e slava; cattolica, protestante ed ortodossa; metropolitana, industriale e rurale; e così via. Pertanto, le sfide geopolitiche presenti e future dovrebbero riguardare proprio il coinvolgimento di queste molteplici identità europee come valore aggiunto e non come peso ingombrante, attraverso una nuova strategia unitaria. Dal titolo del volume, è chiaro come venga analizzata l’organizzazione europea nella metafora di una «sinfonia incompiuta», in cui gli strumenti non hanno ancora trovato una soggettività armoniosa che le dia forza e identità.

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