Il 5 marzo si terranno le elezioni primarie in 15 Stati oltre che nel territorio delle Samoa Americane: in palio sono posti oltre un terzo dei delegati totali di entrambi partiti, i quali rappresenteranno il candidato alla Convention del Partito (approfondisci il funzionamento delle elezioni americane).
In questa giornata, che prende il nome di Super Tuesday, si vota nella maggior parte degli Stati, inclusi Texas, California e North Carolina che da soli assegnano 404 delegati per il Partito Repubblicano e 784 per i Democratici. Le elezioni primarie di quest’anno fino ad ora sono state prive di colpi di scena.
La vittoria di Joe Biden sembra quasi scontata, in quanto i suoi avversari sono delle figure emergenti che non godono di una rilevanza politica tale da impensierire il Presidente democratico, mentre Donald Trump, dopo il successo ottenuto in Michigan lo scorso 27 febbraio, ha ridotto sensibilmente le chance di rimonta di Nikki Haley.
Tuttavia, la partita dell’ex governatrice del South Carolina non è ancora chiusa e, malgrado le tante sconfitte, ha comunicato in varie interviste di non volersi ritirare: infatti, ai microfoni della CNN ha attaccato molto duramente sia Biden che il suo avversario. Il Super Tuesday per Haley rappresenta, quindi, una chance unica per racimolare delegati, visto che in molti dei Stati in cui si vota, tra cui North Carolina e Texas, le elezioni sono aperte anche agli elettori indipendenti che rappresentano la vera base elettorale dell’ex ambasciatrice ONU: consideriamo, infatti, che in New Hampshire, Stato che adotta un sistema di “open primaries”, ha ottenuto oltre il 40% dei voti. Inoltre, in Stati come il Massachusetts, il Vermont, la California e il Virginia la percentuale di elettori “college educated” è più alta della media nazionale; questo dato avvantaggia Haley, in quanto le idee di Trump non sono molto apprezzate da quel target di elettori repubblicani. D’altro canto, Donald Trump è dato dai sondaggi in largo vantaggio nei due Stati più importanti: Texas (63%) e California (78%). Anche se il criterio di ripartizione dei delegati in questi due casi è proporzionale, un risultato così netto aumenterebbe ancora di più il divario tra i 2 candidati che certamente non verrebbe colmato da eventuali vittorie di Nikki Haley in Stati minori.
Per quanto riguarda il Partito Democratico, invece, I risultati del Super Tuesday sembrano ancora più scontati. I candidati Dean Phillips e Marianne Williamson hanno racimolato fino ad ora una quantità esigua di voti e non dispongono degli stessi mezzi economici, mediatici e politici, su cui Joe Biden può fare affidamento: ormai le primarie dei democrats possono considerarsi quasi una formalità.
Tuttavia lo staff dell’attuale Presidente dovrà porre particolare attenzione a ciò che sta accadendo in Colorado, visto che la coalizione tra il movimento pro-Palestina e il Partito Socialista del Colorado, in segno di protesta contro la corrente amministrazione, ha lanciato una campagna per incentivare più persone possibili a votare per l’opzione “Delegato non impegnato”, cioè un rappresentante che alla Convention del Partito potrà supportare un qualunque candidato a sua scelta, agendo quasi come un “Super delegato”.
Questa particolare modalità è consentita dalla legge statale. Tuttavia, per apportare tale modifica alle schede elettorali, la decisione finale spetta al “Colorado Democratic Party’s executive committee” che si è espresso favorevole alla questione, evidenziando ancora una volta quanto sia divisivo il tema del conflitto israelo-palestinese in America. Nonostante i sondaggi vedano Biden di gran lunga avvantaggiato alle Primarie del “Colorful State”, il Partito Democratico è preoccupato della crescente sfiducia radicata nella popolazione, soprattutto nei giovani, sul tema della politica estera.
Queste divisioni all’interno dell’elettorato democratico rappresentano un grande problema in previsione delle elezioni presidenziali vere e proprie, in quanto in alcuni Stati, i cosiddetti swing-state, poche migliaia di voti possono fare la differenza e assegnare, quindi, la vittoria ad un Partito piuttosto che un altro. Molto probabilmente il Super Tuesday di queste primarie si rivelerà privo di colpi di scena e consoliderà ancora di più la vittoria di Trump per i Repubblicani e di Biden per i democratici, ma, a distanza di otto mesi dall’election day, il 5 marzo rappresenta il primo indicatore chiave proiettato alle elezioni di novembre.

