Nuovi paradigmi per un mondo instabile: come la Teoria del Caos svela i meccanismi nascosti dietro le crisi geopolitiche globali.
- Lezioni dall’Ucraina
Il parallelo tra il conflitto in Ucraina e una possibile invasione cinese di Taiwan ha dominato il dibattito geopolitico. In molti si sono chiesti se una posizione “debole” dell’Occidente all’aggressione russa avrebbe potuto essere un segnale importante per Pechino riguardo le sue ambizioni su Taiwan; in particolare, una risposta irresoluta, che permettesse alla Russia di mantenere parte dei territori conquistati, potrebbe incoraggiare la Cina a tentate un’invasione dell’isola convinta che una reazione militare da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati sarebbe improbabile. Un atteggiamento “debole” non è estraneo alla storia occidentale; del resto, nonostante sia passato quasi un secolo, non è stata ancora metabolizzata l’onta della politica di appeasement nei confronti delle ambizioni territoriali della Germania Nazista. Oggi il quadro geopolitico è anche più complesso poiché una politica di appeasement rappresenterebbe il rafforzamento della posizione dell’aggressore, oggi la Russia allora la Germania, e di una terza parte, la Cina.
Alcuni analisti hanno confutano questa analisi “passivo-aggressiva”, proponendo una visione positivamente diplomatica degli scenari futuri: si ritiene che, nonostante Russia e Cina siano accomunate dal ritenere Ucraina e Taiwan parte integrante del proprio territorio, Taiwan riveste un’importanza strategica globale, specialmente in termini di tecnologia e commercio; prospettiva che manca totalmente all’Ucraina, rendono l’isola un perno nel sistema economico mondiale, con la conseguenza che un eventuale controllo cinese su Taiwan avrebbe ripercussioni ben più ampie, destabilizzando l’equilibrio di potere nell’Asia-Pacifico, minacciando direttamente gli interessi economici e militari degli Stati Uniti e dei suoi alleati regionali. Tale convincimento geopolitico si fonda sulla stretta interconnessione economica che lega Cina e Stati Uniti, che non può essere messa a rischio da una guerra. C’è tuttavia un precedente che potrebbe confutare quest’ultima convinzione: in un clima molto teso nel vecchio continente, pronto a riarmarsi per crescenti nazionalismi e la voglia di revanche per le sconfitte passate, nel 1909 uscì alle stampe “The Great Illusion”, dove l’autore Norma Angell sosteneva proprio che la convergenza economica tra le Grandi Potenze europee le avrebbe dissuase a muovere guerra tra loro. Sarebbe stato smentito cinque anni dopo.
- La storia al servizio del potere
Altri osservatori fanno propria la “rilettura” della Guerra del Peloponneso, nata negli anni ’90 quando i “neocon” diseppellirono la “Trappola di Tucidide” per rafforzare la teoria secondo cui è assolutamente necessario per una Potenza egemone mostrare la propria forza militare per porre fine a qualunque forma di dissenso e minaccia (l’operazione in Iraq avviata dall’Amministrazione Bush verrà chiamata shock and awe). Ancorché sia assolutamente difficile comparare momenti storici lontani 25 secoli, causa il sostanziale e continuo mutamento dei parametri e delle condizioni dell’ordine mondiale, Tucidide e la sua “trappola” rimane un punto di riferimento sempre più presente e porta a ritenere che una Potenza come la Cina imporrà la propria egemonia prescindendo da condizionamenti economico-sociali.
Posizioni così diverse testimoniano come sia difficile comprendere la situazione geopolitica attuale e ancor più prevedere scenari futuri: sembra di vivere una situazione di caos che impedisce analisi chiare e scevre da condizionamenti ideologici. In realtà è proprio il “caos” che potrebbe dare una chiave di lettura delle crisi in atto. Come già accaduto in molte scienze sociali, anche per l’analisi geopolitica potrebbe essere utile a portare un po’ di luce nell’incertezza che sembra regnare l’ausilio di un metodo matematico/scientifico: l’applicazione alla geopolitica della “Teoria del Caos” potrebbe servire proprio a questo.
- Prevedere l’imprevedibile
La Teoria del Caos, sbocciata in ambito meteorologico negli anni ’60 per studiare sistemi dinamici complessi, offre uno schema generale che può essere applicato al quadro geopolitico generale. La Teoria pone rilievo alle “sensibilità” alle condizioni iniziali ed indica come, in un sistema complesso, piccoli cambiamenti rispetto alla posizione iniziale possano portare a grandi variazioni. Con la Teoria del Caos possono essere spiegati tutti gli eventi che hanno cambiato l’ordine mondiale istituito dagli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale e rafforzatosi con la caduta dell’URSS. Gli eventi che hanno scosso quest’ordine sono stati molti: dalla crisi finanziaria del 2008, alle guerre infinite e senza vittoria al terrorismo, fino al blocco dello stretto di Bad el-Mandeb nel Mar Rosso ad opera degli Houthi. La Teoria offre spunti per l’analisi geopolitica degli eventi attuali e su come questi possano evolversi.
La Teoria del Caos si fonda su “attrattori” e “frattali”: i primi determinano che un sistema caotico tende verso punti o bacini di attrazione, garantendo un minimo di ordine; i secondi testimoniano come queste attrazioni possano essere ripetute anche in scale più piccole. Nell’analisi geopolitica gli “attrattori” possono essere intravisti nelle alleanze che si sono formate e che rappresentato due mondi eterogenei: il G7 a guida statunitense e i BRICS con la Cina major partner. Nonostante nessuno dei due schieramenti sia un monolite per gli attriti tra diversi attori, è indubbio che la loro formazione abbia portato ad un cambiamento gerarchico nelle relazioni internazionali, che vede addirittura la costituzione di strutture sovranazionali in competizione a FMI e Banca Mondiale. Questi schieramenti, con una lente frattale, possono essere visti anche in scenari geografici più ristretti, come quello dell’IndoPacifico, ove si è assistito alla formazione di alleanze strategiche cinesi con Pakistan e Myarmar, per sfuggire alla trappola di Malacca, e di due alleanze formali statunitensi, con ancora poca sostanzialità d’azione, Quad e Aukus.
- 2040: Il conto alla rovescia del conflitto
La Teoria del Caos offre anche una risposta alla domanda se la guerra sia imminente. Nei sistemi caotici le variabili agiscono secondo relazioni non-lineari, senza proporzionalità tra causa ed effetto: la storia è ricca di esempi di ostilità in cui minime turbolenze o singoli episodi hanno dato origine a conflitti armati (esemplare in questo l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914). L’applicazione di un modello matematico, come suggerisce la Teoria del Caos, aiuta a comprendere se un evento, seppur piccolo, può provocare l’inizio di conflitti. Nel 1984 fu il fisico Alvin Saperstein a tentare di comprendere le dinamiche di transizione da una condizione di pace ad una di guerra, formulando diversi modelli non lineari riguardanti la corsa agli armamenti: egli suppose che l’insorgenza di conflitti bellici fosse, da un punto di vista matematico, analoga agli eventi che si verificano al manifestarsi di un fenomeno di turbolenza. Saperstein calcolò le devozioni alle spese militari, ovvero il rapporto tra spesa militare e prodotto nazionale lordo di una nazione in un ciclo di bilancio, ideando un paradigma diadico, tra due sole entità, per calcolare i coefficienti di proporzionalità; ovverosia la risposta della Nazione all’aumento della devozione dell’anno precedente dell’antagonista attraverso una formula specifica. Se questi coefficienti si fossero avvicinati al valore 1, sarebbe stata probabile un’escalation; superata tale soglia la guerra era imminente. Saperstein applicò brillantemente il teorema alle Nazioni europee durante la Seconda guerra mondiale, dimostrando l’imminenza del conflitto.
Se si utilizza questo metodo alla crisi sino-americana in un periodo sino al 2049, anno entro il quale la Cina ha dichiarato di riannettere Taiwan, i coefficienti mostrano una realtà del tutto diversa. Lo studio applicato dei valori dimostra come gli stessi siano per un lungo periodo molto bassi, indicando come le due Potenze non vogliano il conflitto: probabilmente per la paura degli Stati Uniti di cadere nell’imperialism overstreatch e per la convinzione cinese di poter annettere l’isola senza l’uso delle armi. I valori aumentano invece vertiginosamente dal 2040, fino a superare il valore critico nel 2044. Sono due date molto particolari, poiché in entrambe si terranno le elezioni presidenziali in USA e a Taiwan; un programma indipendentista da parte di uno dei canditati dell’isola, o la volontà di un’intesa militare maggiore del futuro presidente americano, potrebbero portare a un breaking point e scatenare un conflitto tra le due grandi potenze.
- Conclusioni
La Teoria del Caos e i sistemi dinamici non lineari offrono dunque un innovativo quadro matematico per comprendere i comportamenti imprevedibili e apparentemente casuali che possono emergere da semplici regole deterministiche. Applicando questi concetti allo studio delle interazioni tra Stati, alleanze militari, corsa agli armamenti e altri fattori chiave, è emerso come piccole variazioni nelle condizioni iniziali possano condurre, nel lungo periodo, a esiti radicalmente differenti, talvolta culminando in escalation imprevedibili e potenzialmente conflittuali, soprattutto in corrispondenza di punti critici o “soglie del caos”. Inoltre, tali modelli matematici consentono di sviluppare analisi rigorose e imparziali, libere da qualsiasi condizionamento ideologico, e di prevedere con maggiore precisione gli scenari futuri, anche in contesti di elevata complessità.

