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21/03/2026
Europa

Tecnologia e produzione di massa, il potenziale coinvolgimento turco nel meccanismo SAFE

di Giovanni Chiacchio

Il crollo del sistema internazionale sorto a seguito della conclusione della Guerra Fredda ha determinato la progressiva assunzione da Parte dell’UE di una postura maggiormente assertiva, caratterizzata da una rinnovata attenzione verso investimenti volti ad incrementare le proprie capacità difensive. In tal contesto, la Turchia, paese da lungo tempo candidato all’adesione, potrebbe svolgere un importante ruolo nel supportare le iniziative europee, dovendo però scontrarsi con forti controversie che la vedono opposta a diversi Stati membri

Il crollo del sistema internazionale sorto a seguito della conclusione della Guerra Fredda ha determinato la progressiva assunzione da Parte dell’UE di una postura maggiormente assertiva, caratterizzata da una rinnovata attenzione verso investimenti volti ad incrementare le proprie capacità difensive. In tal contesto, la Turchia, paese da lungo tempo candidato all’adesione, potrebbe svolgere un importante ruolo nel supportare le iniziative europee, dovendo però scontrarsi con forti controversie che la vedono opposta a diversi Stati membri

La prima invasione portata avanti nel 2014 dalla Federazione Russa a danno del’Ucraina ha rappresentato una profonda cesura nell’ambito della moderna concezione della difesa europea. Il venir meno dell’immane minaccia convenzionale sovietica come conseguenza della fine della Guerra Fredda aveva precedentemente sancito una progressiva rimodulazione della struttura difensiva europea, la quale divenne fortemente orientata al peacekeeping. Le strutture militari europee si rivelarono infatti altamente disfunzionali durante i sanguinosi confitti scoppiati nel territorio dell’ex Jugoslavia, i quali vennero risolti solo dall’intervento militare statunitense. Tale stato di cose proseguì durante gli anni Duemila. La European Security Strategy del 2003 risultava infatti fortemente incentrata sul multilateralismo e sull’engagement, indicando la sostanziale adozione da parte europea di una postura “post westfaliana” sul sistema internazionale, diametralmente opposta a quella seguita dagli Stati Uniti, allora impegnati nei conflitti in Iraq e Afghanistan. Tale dicotomia venne descritta da Robert Kagan nel saggio On paradise and Power del 2003. 

Il suddetto paradigma ha subito una drastica rottura come conseguenza  dell’aggressione di Mosca a danno dell’Ucraina. Il summit NATO del 2014 evidenziò le gravi carenze difensive europee, ponendo come obiettivo l’allocazione da parte di tutti i paesi membri dell’Alleanza di una percentuale pari al 2% del loro PIL in relazione alla spesa per la difesa. La maggiore attenzione europea al tema della difesa venne evidenziata dal rilascio dei successivi documenti strategici da parte di Bruxelles. Nel 2016 il Consiglio dei Ministri dell’UE indicò infatti la necessità di migliorare le capacità di risposta europee a tutte le eventuali fasi di un conflitto. La EU Global Strategy redatta nello stesso anno statuiva chiaramente la volontà europea di increntare gli investimenti nel settore della difesa, mantenendo tuttavia una politica fondata sull’engagement nei riguardi della Federazione Russa in virtù della forte interdipendenza nel settore energetico. Gli anni successivi pur risultando caratterizzati dall’istituzione del Coordinated Annual Review on Defence (CARD) volto ad analizzare le capacità europee a fronte delle minacce esterne e rilasciato per la prima volta nel 2020, nonché della EU threat Anaysis dello stesso anno, rimasero segnati da investimenti nella difesa tendenzialmente limitati.

Make Europe armed again

La seconda invasione russa dell’Ucraina iniziata nel 2022 ha rappresentato la definitiva cesura rispetto alla precedente postura europea. Il primo passo verso tale processo venne mosso a seguito del rilascio della Dichiarazione di Versailles del 2022, la quale poneva come obiettivo centrale l’incremento dell’autonomia strategica europea e l’incremento di investimenti in progetti di difesa comuni. Lo Strategic Compass del 2022 ha sancito una profonda rimodulazione della postura internazionale dell’UE, segnando la fine della politica di engagement nei riguardi della Federazione Russa e ponendo nuovamente l’enfasi sull’incremento delle capacità difensive del vecchio continente. Il successivo biennio vide l’attenzione comunitaria focalizzarsi in particolare sulla necessita di costruire una forza militare in grado di sostenere un conflitto simmetrico, privilegiando iniziative congiunte in luogo di soluzioni nazionali prêt-à-porter. 

Il 5 marzo 2025 tale processo ha visto il proprio culmine a seguito di uno storico discorso tenuto dal Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, nel quale quest’ultima ha introdotto un massiccio piano volto ad incrementare le capacità difensive del vecchio continente denominato ReArm Europe, successivamente ribattezzato Readiness 2030. La possente iniziativa mirava alla mobilitazione di un ammontare di 800 miliardi di euro al fine di incrementare le capacità difensive europee mediante il perseguimento di cinque differenti iniziative: l’incremento di fondi nazionali per la difesa, l’erogazione di 150 miliardi di euro in prestiti per gli stati membri da investire nella difesa, l’utilizzo di fondi comunitari, la mobilitazione del capitale privato e gli investimenti della European Investment Bank. Con riferimento alla seconda, il Consiglio Europeo ha rapidamente approvato la proposta della Commissione di erogare 150 miliardi di euro in prestiti volti a favorire l’incremento delle capacità difensive europee. Tale iniziativa è stata infne adottata sotto forma del regolamento 2025/1106, il quale ha istituito il Security Action for Europe, meglio noto come SAFE. 

Ruolo Turchia nel SAFE

La base giuridica del SAFE è rappresentata dall’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) ed ha come oggetto, come indicato nel suo articolo 1, la fornitura di assistenza finanziaria e la disciplina delle regole relative ad appalti comuni. Questi ultimi rappresentano in particolare la principale opportunità di partecipazione per attori non facenti parte dell’UE. L’articolo 17 del SAFE statuisce infatti la possibilità per Bruxelles di concludere accordi bilaterali, o multilaterali con i paesi in via di adesione, candidati, potenziali candidati e paesi terzi con cui sussista un partnernariato di sicurezza e difesa al fine di estendere le condizioni di ammissibilità degli appalti comuni. In tal contesto, un’eventuale partecipazione della Turchia al SAFE comporterebbe significativi vantaggi per entrambe le parti coinvolte. Allo stato attuale, i paesi membri dell’UE risultano infatti estremamente versati nella produzione di un limitato numero di armamenti ad alta tecnologia, ma presentano caranze strutturali nella produzione di massa di sistemi d’arma, con particolare riferimento alla produzione di droni

Negli ultimi anni i sistemi senza pilota hanno infatti assunto un ruolo sempre più centrale in ambito bellico, tuttavia, la base industriale europea non risulta sufficientemente preparata in tal senso. Viceversa, la possente industria della difesa turca risulta ai vertici mondiali nella realizzazione di droni militari, di cui rappresenta il primo esportatore mondiale. Contestualmente, Ankara presenta anche una massiccia base industriale in grado di garantire un’imponente produzione di massa e dispone altresì di consistenti riserve di minerali critici. Un’eventuale partecipazione della Turchia al SAFE garantirebbe all’UE un significativo supporto nella produzione di numerosi sistemi d’arma altamente funzionali alla guerra moderna, quali sistemi senza pilota e munizioni d’artiglieria, nonché di rafforzare le proprie supply chains, rendendole contestualmente più compatte a livello geografico,in linea con  prorpisiti del Critical Raw Materials Act. Viceversa, l’accesso agli appalti del SAFE garantirebbe all’industria della difesa turca l’accesso a contratti altamente remunerativi nel lungo termine, ottenendo risorse passibili di essere reinvestite nei massicci progetti in ricerca e sviluppo ritualmente perseguiti dal paese. Contestualmente, Ankara vedrebbe un significativo incremento della propria rilevanza in ambito comunitario, ottenendo un significativo strumento di pressione verso una possibile adesione del paese all’UE.

Controversie e prospettive future

A dispetto dei grandi benefici potenziali, la partecipazione della Turchia al SAFE risulta ostata da numerose controversie. Anzitutto, la continuazione delle dispute territoriali relative all’isola di Cipro e al Mar Egeo rappresentano il principale impedimento alla partecipazione di Ankara a numerose iniziative comunitarie, già tradottosi nel blocco operato da Grecia e Cipro a danno della Turchia in relazione alla partecipazione di quest’ultima alla European Defence Agency. La presentazione da parte di Ankara di una richiesta ufficiale di partecipazione a SAFE, è stata accolta con l’imposizione del  veto da parte dei due stati membri. Le complesse e tese relazioni tra Ankara, Atene e Nicosia non rappresentano tuttavia l’unico motivo ostativo per la partecipazione turca all’iniziativa. Il regolamento SAFE indica infatti come l’approvazione della partecipazione di attori terzi sia subordinata alla rispondenza ai requisiti di sicurezza dell’UE nell’ambito della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC). Tuttavia, negli ultimi anni il grado di divergenza tra la politica estera europea e turca è incrementato significativamente, come indicato dalla recente relazione della Commissione Europea.

Ciononostante, a dispetto delle crescenti tensioni negli ultimi anni i rapporti tra i paesi membri dell’Unione Europea e la Turchia si sono notevolmente intensificati. Ankara ha infatti siglato numerose join ventures con diversi paesi europei. L’azienda turca Baykar ha infatti recentemente firmato con Leonardo un memorandum d’intesa volto a realizzare congiuntamente droni sul suolo italiano. Contemporaneamente, l’azienda turca Repkon ha avviato la produzione di munizioni da 155 mm sul suolo tedesco. Anche le istituzioni europee hanno recentemente mostrato una grande attenzione alla collaborazione con Ankara. Il White Paper europeo rilasciato nel 2025 indica infatti la necessità di cooperare con la Turchia nelle aree di interesse comune e nello stesso anno l’UE ha nominato per la prima volta un proprio consigliere militare nel paese. In ultima analisi, a dispetto dell’opposizione greca e cipriota, gli accordi internazionali che vedono coinvolti l’UE e paesi terzi in merito al SAFE sono disciplinati dagli articoli 212 e 218 paragrafi 3 e 4 del TFUE, ergo, l’approvazione dell’accordo risulta soggetta a maggioranza qualificata. In virtù di ciò, altri paesi europei quali Germania, Spagna, Italia, nonché le nazioni appartenenti all’Europa centro orientale, molto legate all’industria della difesa di Ankara, potrebbero sbloccare la partecipazione della Turchia all’iniziativa. 

In conclusione, l’eventuale partecipazione della Turchia al SAFE rappresenta un dossier altamente complesso. La necessità da parte dei paesi membri dell’UE di incrementare la propria produzione bellica, in particolare nel settore dei sistemi senza pilota, renderebbe un’inclusione della Turchia nell’iniziativa altamente funzionale al perseguimento di tali obiettivi, anche alla lue del recente incremento dei rapporti nel settore della difesa tra diversi paesi membri ed Ankara. Tuttavia, il SAFE risulta incentrato anzitutto sul rilancio della base industriale europea e su una scelta moto selettiva dei partner, volta a tutelare gli interessi dell’Unione. In tal contesto, un Turchia sempre più lontana dalla PESC potrebbe risultare un partner non adatto alle esigenze di Bruxelles. Tale stato di cose rende difficoltosa (per quanto possibile), una piena adesione della Turchia, ma rende contestualmente difficile anche una sua completa esclusione. La risoluzione di tale dilemma potrebbe essere rappresenta dall’adozione di soluzioni che garantiscano una partecipazione di Ankara senza tuttavia una piena adesione, quali l’utilizzo delle joint ventures che vedono coinvolte aziende turche ed europee, o il subappalto della produzione di alcuni sistemi d’arma sul suolo turco.