Evidenza

Dal 2004, il Centro Studi Geopolitica.info contribuisce allo studio delle Relazioni Internazionali e al dibattito sulla politica estera dell'Italia

Chi siamo
03/11/2025
America Latina, Europa

Tra aperture e ostacoli: il futuro dell’UE-MERCOSUR

di Ylenia Pantaleo

Dopo 25 anni di stallo, l’accordo di partenariato UE-MERCOSUR sembra pronto a concretizzarsi. L’UE punta alla ratifica entro la fine del 2025, ma alcuni tra gli Stati membri (fra cui l’Italia) temono l’eventuale contraccolpo sui settori agroalimentari nazionali, rischiando di compromettere la finalizzazione dell’intesa.

Dopo 25 anni di stallo, l’accordo di partenariato UE-MERCOSUR sembra pronto a concretizzarsi. L’UE punta alla ratifica entro la fine del 2025, ma alcuni tra gli Stati membri (fra cui l’Italia) temono l’eventuale contraccolpo sui settori agroalimentari nazionali, rischiando di compromettere la finalizzazione dell’intesa.

Lo scorso 16 settembre, la Commissione Europea ha avviato il processo di ratifica di un ambizioso accordo di partenariato che potrebbe modificare in modo significativo i rapporti fra l’Eurozona e il blocco del Mercato Comune del Sud – MERCOSUR (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). L’accordo mira ad eliminare o ridurre i dazi su una vasta serie di prodotti UE, pari circa al 91% dell’export diretto verso quei Paesi (fonte: Trade and Union Security), tra cui:

  • prodotti agricoli e agroalimentari, c.d. “agrifood” (carne, latticini, olio, vino, prodotti da forno, etc.)
  • veicoli e auto, prodotti industriali (macchinari, attrezzature elettriche, etc.)
  • materie prime critiche (soia, sementi, minerali)
  • prodotti sottoposti a indicazioni geografiche

Si aprirebbero così nuove opportunità in un mercato da 700 mila consumatori, pari al 25% del PIL globale (fonte: CSIS): la più vasta area di libero scambio al mondo.

I negoziati fra i due blocchi erano iniziati già nel 1999, seguendo un travagliato percorso che sembrava aver raggiunto il capolinea nel 2019, a causa di divergenze sulle politiche ambientali attuate in Amazzonia dall’allora presidente brasiliano Jair Bolsonaro.

Successivamente, nel 2020 l’accordo è stato siglato politicamente, e nel 2024, si è conclusa la fase dei negoziati riguardo gli aspetti commerciali, apportando alcune modifiche rispetto alle prime stesure. L’UE, ad esempio, ha esteso da 15 a 18 anni il periodo di transizione per l’abbattimento dei dazi nel settore automobilistico, considerato strategico per diversi Stati membri.

Inoltre, sia UE che MERCOSUR hanno poi recentemente delineato gli obiettivi definitivi dell’accordo (fonte: Commissione Europea), fra cui:

  • agire attivamente nella lotta al cambiamento climatico (includendo impegni vincolanti sul rispetto degli Accordi di Parigi, che permettono ad ambo le parti di sospendere in parte o tutto il patto in caso di rinuncia, e lo stop alla deforestazione entro il 2030 da parte del blocco MERCOSUR)
  • rafforzare la competitività diversificando fonti energetiche, materie prime e catene di approvvigionamento attraverso l’estrazione di minerali nel sottosuolo
  • stimolare la crescita economica e l’aumento dei posti di lavoro, tutelando i diritti dei lavoratori secondo i contenuti delle convenzioni fondamentali dell’OIL
  • infine, consolidare i legami politici ed economici fra le due aree. 

Un accordo per l’autonomia strategica europea 

Il valore strategico dell’intesa per l’UE va letto sia nel contesto della crescente competizione per l’accesso ai mercati latinoamericani, attualmente dominata dalla Cina, sia nella tensione commerciale con gli Stati Uniti.

Il Sud America, da circa due decenni, è diventato un territorio chiave per lo scontro tra Washington e Pechino. Il tradizionale rapporto dicotomico tra Stati Uniti e i paesi del Sud America, fondato sulla prossimità geografica e consolidato attraverso accordi commerciali quali il NAFTA (1994) e il CAFTA (2004), è ormai messo in discussione dal ruolo sempre più influente della Cina in America Latina. Come parte della strategia, le aziende cinesi hanno costruito diverse infrastrutture nella regione (ponti a Panama, autostrade in Argentina, porti in Perù e reti elettriche in Brasile), oltre ad aver intensificato il controllo su miniere di rame, d’oro e su terreni per la coltivazione della soia in Brasile. 

Negli ultimi vent’anni le banche cinesi hanno concesso prestiti per oltre 140 miliardi di dollari, più della Banca mondiale, della Banca interamericana di sviluppo e della Banca di sviluppo CAF messe insieme. Inoltre, da quando il presidente cinese Xi Jinping è salito al potere nel 2012, lui stesso ha visitato numerosi paesi con l’intento di consolidare la presenza cinese nel territorio, come ha fatto in passato l’allora presidente statunitense Barack Obama durante i suoi mandati presidenziali (fonte: CFR). 

Alla luce del crescente ruolo della Cina nei Paesi del Sud globale, per l’Unione Europea la finalizzazione dell’accordo assume una certa rilevanza, sia per affermarsi come attore economico di rilievo a livello globale, sia per promuovere un mercato più aperto e competitivo. Tale progetto mira anche a mitigare le recenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Infatti, l’UE sembra puntare sempre più su una strategia di diversificazione degli scambi, soprattutto in seguito all’inasprimento dei rapporti con principale partner commerciale causato dell’aumento dei dazi del 15% medio su circa il 70% delle esportazioni europee destinate al mercato statunitense (fonte: ASVIS).

Inoltre, l’UE ha la necessità di affrontare il calo di competitività industriale nell’ambito delle nuove tecnologie energetiche, in debito agli elevati costi dell’energia e alla comparsa di nuovi attori globali nel settore. L’accordo di partenariato rafforzerebbe la collaborazione con il Mercosur nel campo dell’energia verde, riducendo i prezzi dell’energia e garantendo l’accesso alle materie prime essenziali per la transizione energetica, come litio e rame, di cui i paesi del Sud sono ricchi. 

Dunque, a lungo termine sarebbe inoltre possibile sfruttare l’interdipendenza industriale fra le due aree per rafforzare le catene di valore e le imprese, differenziandosi così da Cina e Stati Uniti (fonte: Think Tank European Parliament).

Il nodo della ratifica

Nonostante l’evidente importanza dell’accordo, il processo di ratifica resta complesso. La procedura richiede infatti l’approvazione di almeno 15 Stati membri rappresentanti il 65% della popolazione europea. Stati come Germania e Spagna sono favorevoli: per la prima l’accordo rappresenterebbe uno stimolo per la propria industria energetica in crisi, e per la seconda potrebbe rivelarsi un’opportunità per riaffermarsi sul settore terziario (specie nell’ambito finanziario) del Cono Sud come avvenne negli anni Novanta. Tuttavia, altri Paesi, come Austria, Polonia, Irlanda, Francia e Italia (oltre che numerose ONG a vocazione ambientale) si sono dimostrati piuttosto scettici riguardo la finalizzazione dell’accordo.

In particolare, in Italia, la XIII Commissione (Agricoltura) della Camera dei deputati ha avviato un’indagine conoscitiva sulle ricadute dell’accordo sul sistema agroalimentare italiano, coadiuvata dall’Associazione Italiana Coltivatori (AIC). La preoccupazione principale è la competizione sproporzionata tra i prodotti europei e quelli sudamericani, ottenuti con standard produttivi meno rigorosi (ad esempio, tramite l’impiego di prodotti fitosanitari vietati in UE) e nel complesso più economici.

In Francia, invece, alle preoccupazioni riguardo il mercato agrifood si uniscono timori riguardanti la sfera politica interna. Il favore del settore agricolo, pilastro importantissimo dell’economia francese (e della stessa Unione, trattandosi del maggior produttore agricolo europeo, quotato 96 miliardi di euro) (fonte: EPC), è infatti fondamentale al mantenimento del consenso in un momento di fragilità dell’esecutivo. 

Per mitigare tali rischi, la Commissione UE ha recentemente allegato un testo giuridico all’accordo che prevede un meccanismo di clausole di salvaguardia introducendo quote per i prodotti considerati più sensibili (ad esempio carne e pollame, zucchero, riso e miele), e predisponendo un fondo di compensazione da 6,3 miliardi di euro.

Le posizioni eterogenee degli Stati membri rendono complesso immaginare gli esiti dei negoziati tra UE-Mercosur. Ad oggi, è evidente la frattura fra gli Stati membri la cui economia si basa sul settore secondario e terziario, che trarrebbero vantaggio da un simile ampliamento del mercato, e quelli invece più dipendenti dal settore primario, che vedono invece minacciato un intero settore di export. Nel breve termine, è probabile che la pressione sul settore agricolo europeo aumenti considerevolmente, senza procurare risultati immediati, in quanto i benefici effettivi si manifesterebbero solo al termine del lungo processo di graduale liberalizzazione dei commerci, quindi fra circa 15 anni. 

Nonostante ciò, il valore dell’accordo UE-MERCOSUR risulta fondamentale per l’UE, come ribadito dalla stessa presidente della Commissione Von der Leyen: permetterebbe di rilanciare il ruolo dell’Europa come un attore economico affidabile per il Sud America, tramite la riduzione delle barriere fra i due blocchi, e allo stesso tempo garantirebbe una minor dipendenza dall’economia cinese e statunitense in un momento critico come quello attuale. “Questo accordo non è solamente un’opportunità economica, ma una necessità politica” ha dichiarato von der Leyen lo scorso dicembre, sottolineando che, nonostante il timore generale rispetto il crescente rischio di protezionismo su scala globale, l’UE intende rendersi promotrice del commercio libero e multilaterale, sottolineando come la cooperazione sia la chiave per il progresso e per la prosperità delle nazioni.

EXTRA: Grafici export (fonte: Eurostat, ISPI)

Gli Autori