Il 2016 è stato un anno terribile per la Turchia, colpita da diversi attentati e segnata dal tentativo di golpe fallito ai danni di Erdogan. Anche il nuovo anno è partito con una nuova ondata di terrore: l’attentato durante la notte di capodanno a Istanbul e l’esplosione nei pressi del tribunale di Smirne di ieri.
Per fare il punto della situazione abbiamo contattato Andrea Carteny, docente di Storia dell’Eurasia presso l’università la Sapienza di Roma.
“L’attentato di ieri rivela tutta la complessità della situazione politica interna turca ed è conseguenza del caos geopolitico della regione”, ha commentato Carteny. “Il regime di Erdogan è ora impegnato su due fronti: da una parte eliminare gli ultimi residui della rete di Gulen, ispiratore iniziale dell’AKP (partito di Erdogan Ndr) quando Erdogan era sindaco di Istanbul, ora accusato di essere la mente organizzatrice del tentato golpe di luglio. Dall’altra lato rimane la questione curda, oramai radicalizzata, che in passato si credeva potesse essere risolta con una unificazione nazionale, si parlava a proposito di politica “neo-ottomana” di Erdogan, in grado di ricucire i rapporti con i curdi grazie alla sua figura. L’attentato di ieri potrebbe essere riconducibile proprio a un fronte interno, al contrario di quello avvenuto la notte di San Silvestro certamente collegato a una pista islamista.”
“La Turchia oggi non è un paese facile da poter stabilizzare”, conclude Carteny, “e sicuramente la stretta che Erdogan e il suo governo hanno dato a una parte importante della società civile non consente quelle libertà che in Europa consideriamo parti fondamentali della vita quotidiana”.

