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03/12/2025
Europa

L’Ucraina verso l’acquisto di 100 Rafale dalla Francia

di Alexandra Elena Vechiu e Lorenzo Rossi

La lettera di intenti per l’acquisto dei Rafale francesi segna una svolta nel conflitto, quasi al quarto anno, e nella difesa europea. L’obiettivo di rafforzare la protezione aerea incontra i dubbi sulla solvibilità dell’Ucraina e sul finanziamento dei caccia.

La lettera di intenti per l’acquisto dei Rafale francesi segna una svolta nel conflitto, quasi al quarto anno, e nella difesa europea. L’obiettivo di rafforzare la protezione aerea incontra i dubbi sulla solvibilità dell’Ucraina e sul finanziamento dei caccia.

Il prolungarsi della guerra impone all’Ucraina una serie di trasformazioni domestiche, accompagnate da un cambiamento netto nelle strategie belliche adottate e negli strumenti militari. Considerato il significativo impiego di droni, missili a lungo raggio e attacchi cyber, anche il concetto stesso di protezione aerea è stato oggetto di un’evoluzione nevralgica. Oggi, questa superiorità non si rivolge esclusivamente al controllo e dominio dello spazio aereo, bensì alle capacità di difenderlo da terra e negarne l’accesso all’avversario, con un vantaggio in termini di protezione, libertà di attacco e movimento per le proprie forze terrestri. In linea con questo principio, Kyiv ambisce al potenziamento delle proprie capacità, ma è fortemente dipendente dal sostegno esterno. Difatti, tra i sostenitori economici e militari, l’UE supera gli Stati Uniti che, da gennaio 2025, hanno bloccato le erogazioni, mentre la Francia assume un ruolo centrale con stanziamenti totali pari a 7,56 miliardi di euro, di cui 54 milioni e 21 milioni destinati rispettivamente ai sistemi missilistici e alla difesa aerea. A ciò si somma la convergenza politica, tra il presidente Macron e l’omologo Zelensky, orientata al rafforzamento delle capacità difensive ucraine e, soprattutto, europee. 

In quest’ottica, l’intesa finalizzata alla fornitura dei caccia Rafale non si limita a sottolineare il sostegno a Kyiv, ma mette in luce la volontà di Parigi di rappresentare il pilastro della sicurezza europea, svincolata dalla dipendenza da Washington. Tra incertezze e limiti operativi, il monito politico è chiaro: Macron intende superare le fratture politiche interne e l’instabilità economica tramite una legittimità esterna. Contestualmente, nonostante gli obiettivi strategici, la Francia viene “accusata dalla Russia di alimentare il conflitto”, mentre le finanze sfavorevoli dell’Ucraina sollevano criticità sul pagamento di un parco aereo così costoso.

I dettagli dell’intesa

La lettera di intenti (LoI) firmata il 17 novembre tra il Presidente francese, Emmanuel Macron, e il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, prevede l’acquisto, da parte di quest’ultimo, di cento caccia Dassault Rafale e di sistemi di difesa aerea SAMP/T NG. Il Rafale è un caccia multiruolo a metà tra la quarta e la quinta generazione di aerei da combattimento, sviluppato a partire dalla seconda metà degli anni ‘80 in seguito al ritiro francese dal programma Eurofighter. L’aeromobile è equipaggiato con strumenti di guerra elettronica e con possibilità di essere armato con ordigni nucleari tramite il missile ASMP-A. Il sistema di difesa aerea SAMP/T è già in servizio presso le forze armate ucraine a partire dal 2023, ma l’intesa prevede la fornitura della versione aggiornata (SAMP/T NG), sviluppata in collaborazione tra Italia e Francia dal consorzio Eurosam. 

Si stima che l’equipaggiamento possa raggiungere un costo complessivo compreso tra 8 e 20 miliardi di euro. A queste si sommano le spese per manutenzione, logistica e addestramento che nelle proiezioni portano il totale a 30 miliardi di euro. Una possibile modalità di finanziamento risiede nel ricorso ai beni russi congelati, la cui stima ammonta a 200 miliardi di euro. Tuttavia, l’utilizzo di questi fondi non è possibile senza un accordo in sede UE. In alternativa, si potrebbe ricalcare la modalità di finanziamento già prevista per l’acquisto dei Gripen svedesi, la quale prevede il ricorso a fondi nazionali ucraini, aiuti militari ed eventuale utilizzo dei beni congelati. Una terza opzione, di natura parziale, prevede l’acquisto fino a 20 Rafale tramite il Prioritized Ukraine Requirements List (PURL), un meccanismo istituito per permettere agli alleati europei di acquistare equipaggiamenti militari, principalmente statunitensi, e inviarli direttamente a Kyiv. Tuttavia, Parigi non ha mai partecipato al programma che andrebbe quindi rivisitato o sostituito per finanziare il nuovo progetto.

L’acquisto dei Rafale renderebbe l’Ucraina uno dei principali operatori del velivolo a livello internazionale e si inserisce in un più ampio progetto di rinnovamento delle forze aeree, con l’auspicio di dotarsi di almeno 250 caccia di sviluppo occidentale, affiancando l’aeromobile transalpino ai Gripen svedesi e agli F-16 statunitensi. Una scelta cruciale che si discosta dalla dottrina strategica di eredità sovietica, che per decenni ha impiantato nel Paese una cultura militare filo-russa e i rispettivi sistemi d’arma. Da ciò traspare anche la volontà di Kyiv di rafforzare l’integrazione e la cooperazione con l’asse euro-atlantico e munirsi di un dispositivo militare aereo interoperabile con gli omologhi NATO. A questo piano operativo si affianca la prospettiva politica, con cui inquadrare e interpretare l’allineamento tra Zelensky e Macron.

Cosa rappresenta la lettera di intenti?

Priva di vincoli giuridici, la lettera di intenti postula una vocazione politica e comunicativa. In primo luogo, si evince il posizionamento della Francia non solo nell’architettura di sicurezza europea ma anche nella gestione del delicato dossier ucraino, specialmente in questa fase di minor impegno degli USA. L’intesa non va dunque interpretata come un contratto industriale e commerciale, bensì come un atto strategico che rimarca la volontà francese di guidare i Ventisette verso l’Europa della difesa, tramite investimenti coordinati, iniziative congiunte, format di cooperazione – dal Triangolo di Weimar alla ‘Coalizione dei Volenterosi’. Quest’ultima iniziativa, lontana dall’approccio statunitense, propone l’invio di truppe europee in Ucraina e, quindi, un allineamento tra i Ventisette nel sostenere il Paese in guerra. In quest’ottica, la scelta di Zelensky di affidarsi a Macron risulta quasi “naturale”, oltre a costituire il nucleo di una relazione strategica con l’industria bellica europea. L’attivismo francese si rivela redditizio e si conferma un investimento lungimirante: sebbene la guerra stia ancora imperversando, si ipotizza un equilibrio futuro in cui l’Ucraina sarà sempre più integrata nel progetto politico e militare europeo.

Contestualmente, per la Francia l’autonomia strategica europea (ASE) rappresenta uno scopo e una prerogativa europea, svincolabile progressivamente dalla NATO e dagli Stati Uniti. In quest’ottica, la LoI denota la postura transalpina orientata a privilegiare l’industria della difesa continentale e la produzione di equipaggiamento militare Made in Europe. L’accordo sui Rafale e sui sistema di difesa aerea SAMP/T NG rappresenta chiaramente un’opportunità per il prestigio e il mercato degli armamenti francesi, con un beneficio in termini di occupazione, profitti e stimoli industriali. Oggi, il settore aerospaziale contribuisce al PIL francese per 70,2 miliardi di euro, e partnership strategiche a lungo termine garantiscono un sostegno non indifferente all’industria della difesa. 

Nel 2025, la sicurezza continentale passa attraverso la difesa dell’Ucraina, che ha compiuto notevoli progressi compiuti nella modernizzazione del proprio strumento militare e, specialmente, nella cybersecurity. Nonostante ciò, il percorso verso la superiorità aerea è in via di sviluppo e non sarà agevolato, almeno nel breve periodo, dai progetti comuni con l’Eliseo. La LoI è, di fatto, ricca di incertezze e priva di garanzie concrete di finanziamento. 

Rafale in Ucraina: problemi di finanziamento e tempi di consegna 

Il bilaterale poggia su fondamenta precarie poiché i due Paesi presentano un quadro fiscale instabile. In primo luogo, la Francia è alle prese con il nodo irrisolto del debito pubblico (pari al 114% del PIL), mentre il rinnovato esecutivo di Lecornu si interfaccia con una crescente polarizzazione politica che impedisce l’adozione di un budget condiviso. E’ doveroso evidenziare che la proposta di legge prevede l’allocazione di solo 120 milioni di aiuti, civili o militari, per il Paese belligerante – una cifra insufficiente per il progetto di vendita dei Rafale, delegato quindi alle misure europee di finanziamento. L’Ucraina, invece, è attraversata da un’esponenziale crisi economica e dalla corruzione: gli stessi leader europei iniziano a diffidare dell’esito delle sovvenzioni destinate e, concretamente, il Paese non ha i fondi necessari per l’acquisto di una flotta così dispendiosa.

Le perplessità non si limitano ai costi da sostenere, ma riguardano anche le tempistiche di consegna: Parigi ha escluso di inviare i caccia nel breve termine, facendo slittare le prime spedizioni al 2029. Ciò è dovuto in primis a esigenze operative dell’aeronautica francese, che mira ad aumentare il numero di Rafale da 225 a 281 nel breve-medio termine. Inoltre vi sono evidenti limiti di natura produttiva: attualmente Dassault riesce a fabbricare due velivoli al mese, nonostante gli sforzi per aumentare i volumi di produzione nei prossimi anni. Dall’altra parte, le tempistiche di consegna dei sistemi SAMP/T NG risultano di medio termine, con invii stimati a partire dal 2027: una prospettiva incoraggiante che illustra un successo parziale e incerto. Nel breve termine, l’Ucraina non sarà in grado di schierare i caccia Rafale sul campo; la scelta è stata infatti ponderata tenendo conto di esigenze strategiche di lungo periodo: dotarsi di una aeronautica militare moderna, che sostituisca la flotta di epoca sovietica, con capacità deterrenti e interoperabili con le forze NATO. Un’esigenza dettata dall’urgenza e dall’obiettivo di Zelensky verso una maggiore cooperazione e integrazione con gli alleati europei. Come sottolineato spesso da Macron, l’Ucraina rispecchia il baluardo della difesa europea contro la destabilizzazione provocata dalla Russia e la lettera di intenti, seppur simbolica, rispecchia un delicato equilibrio tra proiezione europea, sostegno bilaterale e crescenti esigenze industriali-militari.

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