Negli ultimi venti mesi Ottawa e Bruxelles hanno subìto la pressione costante di Donald Trump, tra minacce, dazi punitivi, attacchi personali sui social media fino ad ingerenze normative e mire espansionistiche. Entrambe le sponde dell’Atlantico condividono quindi un presente amaro, segnato da tensioni continue con colui che hanno sempre considerato il loro più stretto alleato.
Per fronteggiare tale instabilità, mercoledì 16 settembre la Presidente Ursula von der Leyen e il Primo Ministro canadese Mark Carney sono intervenuti con due discorsi consecutivi al Parlamento Europeo di Strasburgo, durante l’atteso discorso sullo Stato dell’Unione. I due leader hanno sancito una visione condivisa, nonché la volontà di reagire e “governare” insieme questo cambiamento. Una risposta comune declinata con toni diversi: la Presidente della Commissione si è spinta fino a proporre lo status di “membro associato”, mentre il Premier canadese ha scelto contorni più neutri, parlando di “un’alleanza per il futuro”.
L’origine dell’intesa e le sue direzioni
L’avvicinamento tra Ottawa e Bruxelles, però, non è cosa nuova. Diventato premier nella primavera del 2025 in piena escalation commerciale con Washington, Carney aveva già nominato un inviato speciale per l’Ue, John Hannaford, con l’obiettivo di valutare strategie di cooperazione vantaggiose.
Nello stesso anno, il Canada diventa partner dell’UE per la sicurezza e la difesa, nonché il primo paese extraeuropeo le cui aziende possono beneficiare dei prestiti SAFE oltre la soglia del 35%. Sempre in questo ambito, nel 2026, Ottawa ha sottoscritto con il fornitore tedesco TKMS il più grande contratto di appalto per la difesa mai stipulato dal paese. A gennaio 2026, al World Economic Forum di Davos, il premier canadese ha poi lanciato un chiaro monito esortando le medie potenze a ridurre la dipendenza dalle grandi potenze dominanti e avvertendo che l’integrazione economica può trasformarsi in strumento di coercizione.
È su questa scia che, a Strasburgo, i due leader hanno tracciato la mappa della nuova intesa, non risparmiando dettagli sulle molteplici aree di cooperazione in cui UE e Canada possono prosperare insieme: commercio, energia, materie prime critiche, batterie, IA, quantistica, finanza, difesa, spazio, Artico. Carney ha illustrato un progetto per concedere ai giovani la libertà di movimento per “vivere, lavorare e studiare dove vogliono su entrambi i lati dell’Atlantico”, mentre von der Leyen ha parlato di uno “spazio comune di prosperità e sicurezza economica”.
I nodi sul tavolo
L’annuncio di questa nuova partnership, tuttavia, ha colto di sorpresa sia i partner europei sia gli alleati internazionali. Con una mossa considerata da molti una vera e propria “fuga in avanti”, Ursula von der Leyen ha lanciato l’idea del Canada come “membro associato” prima ancora di aver consultato i Governi nazionali. L’iniziativa ha suscitato immediata irritazione all’interno del Consiglio UE, in particolare da parte di Paesi come Italia e Francia, storicamente scettici sul CETA.
Dal canto suo, Ottawa ha accolto la collaborazione con entusiasmo, ma senza alcuna intenzione di cedere quote di sovranità. Nel suo intervento, Carney ha adottato una linea ben distinta da quella della Commissione, preferendo parlare di un’alleanza pragmatica per il futuro. Il leader canadese ha altresì chiarito come non si tratti della creazione di un terzo blocco geopolitico, bensì di un’alleanza tra “potenze medie” pensata per proteggere l’autonomia strategica, i mercati e lo stato di diritto dall’uso del commercio come arma e dalle ingerenze delle grandi superpotenze.
La variabile Trump
Del tutto prevedibile era la replica di Donald Trump, che di certo non si è fatta attendere. Già nelle dichiarazioni di mercoledì sera, il presidente Usa ha definito l’iniziativa europea “ridicola” e ha avvertito che, qualora l’avvicinamento tra le due parti dovesse essere anche solo in minima parte percepito come un “atto ostile”, gli Stati Uniti imporrebbero “dazi molto pesanti” o interromperebbero del tutto gli scambi commerciali con l’Europa su molti prodotti. Trump ha poi colto l’occasione per definire il Canada un “partner commerciale terribile” e ipotizzato l’interruzione degli scambi in alcuni settori.
Secondo Penny Naas, direttrice dell’ufficio di Bruxelles del German Marshall Fund, la nuova intesa tra UE e Canada rappresenta semplicemente la “naturale evoluzione” degli ultimi venti mesi. “Gli Stati Uniti di Trump stanno abbandonando il ruolo di ancora e guida della loro tradizionale alleanza tra Paesi democratici. In un mondo così incerto, è del tutto logico cercare nuovi partner”, ha spiegato Naas.
Ulteriore prologo alle mosse di Ottawa è stato il recente collasso dei negoziati con Washington. In soli quattro giorni, le due economie si sono ritrovate travolte da dazi incrociati per quasi 50 miliardi di dollari totali. A rompere gli indugi è stato Carney, che ha sospeso i negoziati accusando gli Stati Uniti di aver introdotto clausole “ingiuste e antieconomiche” capaci di minare l’affidabilità stessa del patto. La reazione di Washington è stata immediata, con tariffe al 50% su circa 28 miliardi di dollari di merci canadesi; Ottawa ha replicato imponendo, a partire dall’8 settembre, dazi compresi tra il 15% e il 50% su oltre 700 prodotti statunitensi, per un valore di quasi 20 miliardi.
Dopo Ottawa, l’Indo-Pacifico?
Mentre Washington prova così a soffocare sul nascere la mossa di Ottawa, a Bruxelles la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, si è spinta persino oltre, evocando Australia e Nuova Zelanda, (membri degli IP4 (Indo-Pacific-Four) oltre a Corea del Sud e Giappone), come possibili futuri “membri associati”.
“Non ho dubbi che questa prospettiva coinvolgerà altri Paesi e che molti verranno a bussare alla nostra porta”, ha dichiarato Metsola, aggiungendo: “In momenti di profonda incertezza come questi, poter contare su veri alleati fa tutta la differenza”.
La scelta di questi due attori non è casuale. Il gruppo degli IP4 ha assunto un ruolo sempre più centrale per la sicurezza globale, ponendo le basi per una cooperazione strutturata che spazia dalle tecnologie emergenti alla resilienza climatica, fino alla difesa dello spazio e della sicurezza informatica.
Tuttavia, prima di allargare gli orizzonti, l’Unione Europea dovrebbe capire quale modello seguire, dato che ogni opzione sconta forti freni politici ed economici. Una piena adesione è irrealistica perché richiederebbe la modifica dei Trattati. D’altra parte, formule come il modello svizzero (accordi separati senza una formale adesione) o quello norvegese (l’adesione allo Spazio economico europeo), per quanto graduali, imporrebbero a Ottawa di conformarsi all’acquis comunitario: una scelta complessa per un Paese che invia ancora il 75% delle sue merci negli USA e solo il 6% in Europa. Al contempo, il fronte europeo è tutt’altro che compatto: dieci Paesi non hanno ancora ratificato il CETA del 2017 e molti diplomatici vedono con scetticismo le proposte di Carney.


