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Umiltà e determinazione: come Macron intende uscire dalla crisi del Coronavirus

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Ci stiamo tutti imbarcando nell’impensabile”, con queste parole rilasciate al Financial Times, il Capo dell’Eliseo ha voluto descrivere la situazione di emergenza che l’intera comunità internazionale è costretta ad affrontare a causa dell’esplosione del Covid-19.

La Francia, con più di 146,000 casi e quasi 18,000 morti (dati del Ministère des Solidarités et de la Santé), è il quinto paese al mondo per numero di contagi di Coronavirus, e quarto per numero di vittime. Al Financial Times, il Presidente francese ha ammesso dell’alta dose di incertezza che circonda questa crisi, chiamando i governi a rimanere umili e a non essere troppo ottimisti.

 Al contrario dei proclami di alcuni leader mondiali, fra tutti Donald Trump, Macron invita ad essere cauti e definisce questa crisi come un “evento esistenziale” per l’umanità, destinato a cambiare la natura della globalizzazione e perfino la struttura del modello economico capitalista. In aggiunta, il Presidente ha intenzione di utilizzare questa pandemia, che ha costretto i governi a prioritizzare la salvaguardia della vita umana rispetto alla crescita economica, per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sugli effetti del cambiamento climatico, una tematica passata forse troppo sottotraccia in questo periodo. Infatti, ha comparato la dispnea da Coronavirus agli gli effetti dell’inquinamento atmosferico, affermando che se i cittadini sono stati chiamati a sacrifici immensi per fermare la pandemia, lo stesso potrebbe accadere per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente. Nel corso dell’intervista, sono emersi tre fronti sui quali il Presidente sta giocando la sua battaglia per vincere la sfida lanciata dal Coronavirus ma anche quella per la sopravvivenza della sua visione politica liberare e internazionalista: il fronte interno, quello europeo e quello cinese. Andiamo ad analizzarli.

La situazione francese

A partire dal 24 gennaio (giorno del contagio n°1 in Francia) ad oggi, il Capo dell’Eliseo ha parlato per ben 4 volte alla nazione. Tuttavia, se nel discorso del 16 marzo, nel quale veniva annunciato il lockdown del paese, aveva ripetuto per ben sei volte di come la nazione francese si trovasse di fronte ad una guerra, i toni usati nell’ultimo discorso, quello di lunedì 16 aprile, sono stati molto più delicati e meno drammatici, facendo un insolito mea culpa ed ammettendo di aver avuto delle lacune nella gestione dell’emergenza, riuscendo a ricucire almeno una parte di quello squarcio creatosi con i cittadini francesi. Infatti, ad inizio emergenza, l’Eliseo era stato ripetutamente attaccato dall’opinione pubblica e dall’opposizione per aver sottovalutato la situazione, come dimostrava la testarda insistenza verso il volere tenere a tutti i costi il primo turno delle elezioni amministrative, svoltosi il 15 Marzo ( con un record minimo di affluenza) e le indicazioni contrastanti circa l’utilizzo delle mascherine in pubblico, prima sconsigliate e poi incoraggiate, probabilmente a causa della mancanza di DPI (Dispositivi di protezione individuale).

Ma nel corso delle settimane seguenti, l’abilità del giovane Presidente nel riuscire ad avere una comunicazione efficace, che cercasse di sopperire alla mancanza di fiducia fra popolo ed establishment sembra aver funzionato, almeno a giudicare dagli indici di gradimento, saliti ai massimi livelli da due anni. Probabilmente, su questi ultimi ha pesato anche la notizia della sospensione delle riforme macroniane del sistema pensionistico e del mercato del lavoro, cheprovocarono l’ondata di proteste dei gilets jaunes e il più grande sciopero sindacale nella storia della Francia, avvenuto soltanto quattro mesi fa. Oggi le piazze francesi sono vuote, ed i cittadini si stringono attorno al loro Enfant Prodige, il più giovane Capo di Stato francese dai tempi di Napoleone, il quale con la gestione di questa enorme crisi si sta anche giocando la sua rielezione politica fra due anni.  

Fronte Europeo

Riguardo l’Europa, Macron vede sia dei pericoli che delle opportunità. Riguardo ai primi, l’attuale pandemia è il primo evento dalla Seconda guerra mondiale che mette di fronte agli europei la morte sistematica e la paura, la quale fa riemergere un primitivo istinto di sopravvivenza che comporta un aumento dello spirito di competizione ed un danneggiamento del motore della solidarietà e dell’integrazione europea. Secondo Macron, se l’Unione Europea non riuscisse a garantire una risposta solidale e decisa soprattutto nei confronti dei paesi più colpiti da Covid-19, il rischio è quello di veder collassare il progetto comunitario e l’ascesa dei populismi nazionalisti, a partire da Italia e Spagna ma anche in Francia. Riguardo alla politica economica europea, il Capo dell’Eliseo si è attivato soprattutto per la realizzazione di un Recovery Fund, della durata limitata di 5 o 10 anni, il quale permetterebbe una mutualizzazione del debito dei paesi europei per finanziare la ripresa economia, all’interno del suddetto fondo, cercando quindi di mediare le due posizioni, quasi inconciliabili, della linea interventista (con a capo Francia, Italia e Spagna),favorevole ad una mutualizzazione del debito pubblico, e quella rigorista (in primis Germania, Olanda e Svezia), contraria ad ogni sorta di condivisione debitoria.

 “Siamo al momento della verità, il quale è decidere se l’Unione Europea sia un progetto politico o soltanto un progetto di mercato. Io penso sia un progetto politico.” Con queste parole Macron vorrebbe cercare di cogliere l’opportunità di rilanciare il progetto d’integrazione europeo, in un momento in cui l’attore preponderante, la Germania, sembrerebbe soddisfatto dello status quo dell’architettura istituzionale europea, da Berlino largamente influenzata. La Francia al contrario, con le aspirazioni del suo Presidente, vede l’UE come un moltiplicatore di potenza e vorrebbe spingere per una più forte integrazione economica ed un maggior peso da parte delle istituzioni comunitarie in ambito sanitario. Quest’ultimo infatti è stato il settore più colpito dall’attuale crisi ma è anche quello in cui la competenza europea è più limitata.

Ormai la spaccatura Nord-Sud è evidente, non solo in ambito economico, ma anche politico, dato che si sono palesate due visioni differenti di Europa: una “soft”, meno federale e più economica, sostenuta dai paesi che orbitano nella sfera d’influenza tedesca, e una “hard” che contempla una maggiore condivisione di responsabilità politica fra gli Stati Europei, con Francia, Italia e Spagna in prima linea.  Dalla risposta del Consiglio Europeo del prossimo 23 aprile si vedrà se prevarrà la linea del compromesso o dell’intransigenza.

Le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese

Interessante è la parte dell’intervista dedicata alla Cina. Infatti, Macron ha affermato la necessità di non mostrarsi “così ingenui”, al punto da credere che la gestione dell’epidemia da parte della Repubblica Popolare sia stata così efficace e trasparente come ci viene fatto credere: “Ci sono certamente cose che sono successe di cui non siamo a conoscenza” ed è difficile fidarsi delle informazioni provenienti da paesi in cui il dissenso è sistematicamente represso. Questi commenti sono l’apice della polemica scaturita in Francia da qualche settimana, da quando l’ambasciata cinese a Parigi ha pubblicato un post sul proprio sito, intitolato “Restoring distorted facts”, in cui viene difesa la gestione della crisi sanitaria da parte della Cina e vengono lanciate accuse nei confronti delle democrazie occidentali, colpevoli di comportamenti sconsiderati, tra cui l’accusa che gli operatori sanitari francesi abbiano lasciato gli anziani a morire in case di cura. A causa del trambusto politico generato da queste parole, l’ambasciatore cinese in Francia, Lu Shaye è stato convocato di fronte al Ministro degli Esteri Le Drian giovedì, per chiarire la posizione del suo paese. Interessante notare come nella giornata di venerdì, la municipalità di Wuhan, abbia rivisto i propri dati sul contagio, aumentando il numero di morti del 50% rispetto ai dati comunicati fino ad ora.

In secondo luogo, la polemica con la Cina è anche scaturita dalla “diplomazia delle mascherine” attuata da Pechino, la quale sta sfruttando la sua ampia disponibilità di materiale sanitario per “redimere” le sue colpe di paziente 0, effettuando un enorme sforzo diplomatico e di soft power inviando aiuti sanitari a numerosi paesi europei, soprattutto all’Italia, e pubblicizzando ampiamente tale sforzo. Tuttavia, il 19 febbraio l’Unione Europea aveva spedito 56 tonnellate di materiale sanitario alla Cina, di cui 17 tonnellate solo dalla Francia, la quale aveva cortesemente chiesto il basso profilo di questi aiuti ma Pechino ha deciso di non ricambiare il favore.  Il Presidente francese ha ribadito quindi la necessità di allentare la dipendenza dei paesi europei nei confronti della Cina riguardo all’approvvigionamento di materiale sanitario, spingendo verso un’autonomia europea in questo campo attraverso una messa in sicurezza delle catene produttive ed un potenziamento del mercato comune.

In questa interessante intervista, abbiamo potuto osservare un Macron molto più pragmatico del solito, lasciando da parte i toni bellicosi adottati in precedenza e chiamando i leader mondiali ad essere umili, e non azzardati, nella gestione dell’emergenza. In ambito nazionale, bisognerà attendere per vedere se la nuova popolarità del Presidente sia dovuta soprattutto all’effetto del “Rally ‘round the flag”, e se riuscirà ad essere capitalizzata per mettere al sicuro la sua rielezione. Per quanto riguarda l’Europa, Macron sembra determinato a voler cambiare il volto di un’Unione seriamente danneggiata da questa sfida, sollecitando i suoi colleghi ad una maggiore condivisione di responsabilità, altrimenti il rischio è quello di un trionfo populista. Il Presidente francese è convinto di trovarsi di fronte ad un evento decisivo per la Francia, per l’Europa e per l’intera comunità internazionale. Un evento impossibile da controllare autonomamente segnato dall’impossibilità di prevederne la fine, il quale necessita di un affidamento “nelle mani del destino” e nel cercare di “comprendere quello che prima sembrava impensabile”. 

Thomas Bastianelli,
Centro Studi Geopolitica.info

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