In virtù del progressivo riavvicinamento tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa diversi alleati di Washington stanno valutando di ridurre la condivisone di informazioni di intelligence con gli Stati Uniti. Ciò potrebbe nel lungo termine incidere in maniera profondamente negativa sul processo di decision-making statunitense, nonché sull’effettiva capacità di Washington di quantificare il coefficiente di potenza dei propri avversari
Le crepe nel fronte occidentale
Secondo fonti della NBC News diversi alleati degli Stati Uniti stanno valutando di rivedere i propri protocolli relativi alla condivisione di informazioni di intelligence con Washington a causa del riavvicinamento diplomatico avviato dell’Amministrazione Trump nei riguardi della Federazione Russa. Tale processo sta attualmente interessando i Five Eyes, sistema di condivisione di informazione di intelligence tra i cinque Paesi anglofoni, nonché Israele e l’Arabia Saudita. Tali nazioni temono infatti che il riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia possa inavvertitamente mettere in pericolo i propri asset situati in territorio straniero. Stando ad una fonte a conoscenza della questione riportata dalla NBC, tali discussioni risulterebbero già in corso e sarebbero da inserire nel più ampio contesto di un generale mutamento nei rapporti diplomatici, commerciali e militari tra gli Stati Uniti e i propri alleati. Secondo quanto riportato dall’Economist i timori degli alleati si fondano sul rischio che il Presidente Trump possa rivelare informazioni sensibili alla Federazione Russa. Già nel 2017 durante il suo primo mandato, il Tycoon condivise informazioni altamente riservate a due alti funzionari russi. Tale atto aveva già all’epoca danneggiato la credibilità di Washington, in quanto le informazioni erano state ottenute da un partner e condivise senza il consenso di quest’ultimo.
Il secondo “Russian reset”
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è coinciso con un notevole miglioramento dei rapporti tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa. Tale processo si è concretizzato mediante l’adozione di politiche estremamente favorevoli a Mosca su vari fronti. Secondo quanto affermato da un funzionario statunitense il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha ordinato al Cyber Command statunitense di sospendere le operazioni informatiche offensive e le operazioni di informazione a danno della Federazione Russa. Al contempo, secondo fonti del Guardian un recente memo della Cibersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) ha indicato come l’agenzia non menzioni Mosca tra le priorità da perseguire nell’ambito della lotta per la sicurezza informatica, ipotesi suffragata dal discorso del Vice Assistente per la Sicurezza nel Cyberspazio Liesyl Franz, la quale non ha menzionato la Russia tra le principali minacce per la sicurezza informatica degli Stati Uniti.
Al contempo, il Procuratore Generale Pam Bondi ha recentemente smantellato i programmi di sequestro dei beni appartenenti ad oligarchi russi e sospeso l’iniziativa federale di contrasto alle campagne di interferenza politica condotte dalla Federazione Russa a danno degli Stati Uniti. Tale programma era stato avviato nel 2017 dallo stesso Presidente Trump, all’epoca al centro di un vasto scandalo relativo ad interferenze da parte di Mosca nelle elezioni presidenziali americane al fine di favorire la sua candidatura. Le suddette iniziative si sono incrociate con un progressivo peggioramento dei rapporti con l’Ucraina, rappresentato dalla disastrosa riunione tra Trump e Zelensky e dalla successiva decisione da parte del capo di Stato americano di porre fine all’assistenza militare all’Ucraina e alla cooperazione di intelligence con Kiev.
Una presidenza imprevedibile
L’intelligence rappresenta un elemento chiave nel moderno sistema mondo. La raccolta di informazioni di natura militare, sociale ed economica in un ambiente altamente dinamico e soggetto a continui cambiamenti come l’attuale sistema internazionale risulta infatti fondamentale per fornire agli stakeholders politici e militari la conoscenza necessaria per prendere la miglior decisione possibile. In virtù di ciò, l’eventuale perdita di legami di intelligence costituirebbe un grosso danno per gli interessi statunitensi. Allo stato attuale, la forte imprevedibilità della nuova Amministrazione Trump sta seriamente minando la credibilità degli Stati Uniti di fronte ai propri alleati. La decisione più volte ritrattata di imporre dazi a danno di Canada e Messico, il notevole peggioramento delle relazioni tra Washington e l’Ucraina e i numerosi provvedimenti favorevoli alla Federazione Russa hanno infatti causato numerosi dubbi circa la volontà da parte degli Stati Uniti di difendere i propri partner.
Tale politica ha certamente contribuito al conseguimento di risultati in linea con gli interessi statunitensi, quali il massiccio piano di riarmo europeo, ma potrebbe avere effetti deleteri nel lungo termine. I Five Eyes svolgono infatti un ruolo chiave nella raccolta di dati di intelligence sulla Repubblica Popolare Cinese, il principale competitor degli Stati Uniti d’America. Al contempo, essa risulta essenziale anche in relazione al contenimento della Repubblica Islamica dell’Iran, nonché al monitoraggio di potenziali minacce terroristiche. Il progressivo venir meno della fiducia degli alleati statunitensi nei confronti di Washington potrebbe ritorcersi nel lungo termine contro gli Stati Uniti, portando i partner di Washington a diversificare la propria politica estera, riducendo l’influenza americana nel lungo termine.

