Leone XIV viene eletto nel giorno della Madonna del Rosario, e non manca di offrire molti spunti di riflessione sin dal suo primo discorso – quello alla loggia. Cerchiamo di posizionare il Vaticano di domani nello scacchiere geopolitico e le ragioni che ha portato il Collegio all’ elezione del Card. Prevost, senza scordare gli aspetti finanziari.
Benedetto XVI era evidentemente osteggiato in alcune zone d’Occidente, ed alcune corrispondenze riservate fra importanti esponenti del Partito Democratico statunitense poi fortunosamente rese note evidenziavano come si auspicasse un cambio di rotta in Vaticano. Pare che le dimissioni di Benedetto siano state salutate con soddisfazione, dato che queste hanno determinato in modo pressocchè immediato il ripristino del collegamento del circuito SWIFT in Vaticano, il quale era stato interrotto nel gennaio del 2013.
Si scelse Francesco, che non poteva essere più diverso dal suo predecessore. L’ereditá di Francesco è ora un fardello pesante. Gli Stati Uniti rappresentano la congregazione nazionale cattolica piú ricca al mondo, e questa ha registrato un importante calo nelle contribuzioni finanziarie dei fedeli. Questo obolo deve essere rimpolpato, così come deve essere definita una linea esistenziale della Chiesa dopo la perdita di quanto fu ottenuto con Benedetto XVI, che dal Cardinal Müller venne definito “la chiarezza teologica perfetta”. Non sfugge infatti che molte posizioni di Francesco, pur salutate con affetto e soddisfazione in alcune parti del Mondo, abbiano avuto effetti devastanti in altre: in Africa e negli Stati Uniti in primis. Documenti come Fiducia supplicans hanno posto in molti il dubbio di una trasformazione esistenziale della Chiesa, e non vi si sono riconosciuti. Importanti cali delle vocazioni e delle entrate si sono registrati costantemente durante il papato francescano, al contrario di quanto precedentemente avvenuto con Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI. Questo comporta che Leone sia chiamato a definire una linea diversa, e certamente di maggiore coerenza. Questo dovrá effettuarsi cercando di ricomporre le linee del quasi-scisma, ma non sará cosa facile.
Si parla di continuitá con il precedente governo della Chiesa, ma sia concesso in questo nutrire dubbi almeno su alcuni punti. Nella sua prima omelia (9 maggio), il Pontefice fa riferimento all’azione salvifica ed irripetibile del Cristo. Nella sua prima messa, Leone parla della degradazione di Gesú a superuomo come di una blasfemia. Sembrerebbe una banalità, non lo è. Francesco I aveva infatti (si è trattato di uno dei punti maggiormente critici del suo operato) elaborato una visione basata sulla finale “equivalenza” delle religioni dinnanzi a Dio. Alcuni avevano definito la cosa eretica, contraria al cristianesimo ed affine allo gnosticismo, ma aveva portato la Chiesa a concludere due azioni fondamentali dal punto di vista geopolitico: gli Accordi di Abramo e, soprattutto, il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale. Sono elementi assolutamente fondamentali per intendere quanto la Chiesa abbia costruito nell’ultimo decennio una strada solida soprattutto verso l’Islam.Si è trattato di una vera e propria trasformazione di quanto Paolo VI aveva cominciato inaugurando il “dialogo interreligioso”, portato ora alle estreme conseguenze.
Nei confronti del sunnismo, il documento sulla fratellanza umana ha aperto la strada ad una relazione fruttuosa soprattutto con l’Università di al Azhar. Non esiste una struttura corrispondente a quella del Vaticano nel sunnismo, ma la capacità di elaborazione dottrinale di al Azhar è uno strumento straordinariamente potente per infondere una linea interpretativa della legge islamica. La firma del documento sulla fratellanza con il Grande Imam Al-Tayyib ha suggellato l’inizio di quell’alleanza. Questo è stato funzionale all’atto politico della visita in Iraq del 2021.
In quel momento, Francesco ebbe a trovarsi nella necessità di equilibrarsi fra le diverse anime dell’Islam, ricevendo peraltro osservazioni critiche sulle sue diverse posizioni nei confronti dello sciismo (ne avevamo parlato qui: Francesco in Iraq – giorno 4 – Geopolitic http://localhost/francesco-in-iraq-giorno-4/a.info). La visita a Najaf all’Aytollah al Sistani, il quale è autore di una linea interpretativa della legittimazione politica nello sciismo alternativa a quella in essere nella Repubblica Islamica, aveva suscitato una reazione negativa da parte iraniana. Francesco avrebbe sistemato le cose molto piú tardi, elevando al cardinalato l’Arcivescovo di Teheran/Isfahan e definendo l’atto un segno di riconoscimento per tutto il Paese, asserendo di sapere che in Iran lo Stato non è contro la Chiesa.
Se dunque Leone eredita una situazione pacificata in alcuni punti, questo allo stesso tempo potrebbe non essere un fatto positivo. Uscire infatti dall’impasse teologica significherebbe determinare una perdita di quanto definito ed ottenuto da Francesco.
Ecco quindi che il nome Leone sembra molto opportuno ed evocativo, oltre che “conciliante”: Leone fu infatti chei difese la Chiesa (Leone Magno contro i barbari, Leone IV costruendo le mura) ma anche colui che, leggendo lo spirito dei tempi, compose la Rerum Novarum: un bel segnale di comunicazione diplomatica, non necessariamente di una sbandierata continuitá.

