Il vertice quadrilaterale tra i Presidenti della Repubblica di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia rappresenta un raro momento di incontro del c.d. Gruppo di Visegrád (V4). Budapest vuole riattivare il formato V4 ma la guerra in Ucraina rimane ancora uno grande scoglio da superare come testimonia l’incontro annullato tra il presidente polacco, Karol Nawrocki, e il Primo Ministro (PM) magiaro, Viktor Orbán, per la visita di quest’ultimo a Mosca.
Mercoledì 3 dicembre 2025 si è tenuto un incontro a Strigonio tra i Paesi V4 nel quale sono stati discussi questioni quali la competitività, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la sicurezza energetica, la lotta all’immigrazione clandestina, questioni di sicurezza, trasporti. L’incontro, i cui dossier ricalcano quelli discussi a livello europeo, si è svolto con livelli di sicurezza elevati limitando la presenza dei media locali ed internazionali.
L’evento ha evidenziato le dinamiche dei rapporti tra i quattro Paesi che ne determinano lo sviluppo del formato. La spinta maggiore proviene dall’Ungheria — attuale detentore della presidenza a rotazione annuale del Gruppo — la quale ha, da sempre, visto la piattaforma come un centro di potere alternativo all’Unione europea (Ue) e un zoccolo duro del conservatorismo centroeuropeo. Anche Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno accolto gli sforzi ungheresi, pur mantenendo i loro distinguo, permettendo al formato di sopravvivere sotto una forma di cooperazione transfrontaliera.
Visegrad competitiva: ma come?
La presidenza ungherese del Gruppo, assunta per la settima volta a luglio 2024, si sviluppa attorno a tre aree prioritarie riunite nello slogan “Competitive Visegrad”. La prima dimensione, “competitività”, riguarda la necessità di collaborare su temi fondamentali per rendere la regione più attrattiva dal punto di vista economico: migliorare l’interconnessione tra gli Stati, semplificare e digitalizzare la pubblica amministrazione, contrastare l’inverno demografico e investire in ricerca e sviluppo. La seconda, “sicurezza”, concerne la cooperazione nel contrasto a ogni forma di criminalità, nella tutela dei cittadini dai disastri naturali e nel rafforzamento della collaborazione in ambito sanitario. La terza, “connettività”, si riferisce infine al potenziamento delle infrastrutture, dell’integrazione energetica e dello sviluppo di un capitale umano condiviso in ambito accademico e culturale. Tenendo conto di questi intenti, l’incontro di Strigonio rispetta questa scaletta in quanto le tematiche affrontate mirano a rendere competitiva l’Europa centrale in uno scenario geopolitico instabile.
Al vertice, i quattro capi di Stato hanno fatto quadrato su queste tematiche pur con toni distinti. Il Presidente della Repubblica ungherese, Tamás Sulyok, ha sottolineato che il formato V4 è, e deve ambire ad essere, molto di più rispetto ad un framework diplomatico. Nel suo discorso, Sulyok enfatizza l’assenza di un’alternativa credibile al formato data l’unicità storica, geografica, culturale e religiosa che caratterizza la regione. Tale postura riflette l’unicità dello sforzo ungherese che, come già evidenziato, utilizza il Gruppo per sostenere il proprio antagonismo verso l’Ue. I V4, infatti, hanno rappresentato in passato un grattacapo data la loro volontà di dettare un’agenda alternativa ai desiderata di Bruxelles.
Bratislava, per mezzo dell’attuale Presidente della Repubblica Peter Pellegrini, ha condiviso gli entusiasmi dell’Ungheria per quanto riguarda lo sviluppo del formato. Il presidente slovacco ha sottolineato l’importanza della sicurezza energetica come materia di cooperazione notando come la regione centroeuropea sia particolarmente esposta all’aumento dei costi energetici a causa del ruolo preponderante delle industrie nelle economie nazionali. Queste parole confermano l’importanza della sicurezza energetica vista dal Gruppo sia come un’eredità comune che come elemento di frizione poiché i quattro Stati hanno approcciato diversamente il tema pur partendo da un’eredità post-sovietica condivisa.
Più tiepide, invece, sono state le dichiarazioni del capo di Stato ceco, Petr Pavel. Egli ha sottolineato la necessità di un giudizio equilibrato sullo sviluppo del formato apprezzandone però la capacità di dialogo anche su questioni di sicurezza e difesa dove si manifestano differenze sostanziali. Pavel è stato l’unico capo di Stato ad accentuare un legame tra le priorità del Gruppo con il rapporto Draghi sulla competitività. Questo elemento conferma Praga come il membro V4 più aperto nei confronti dell’Ue inquadrando l’impegno del Gruppo nell’ottica comunitaria. Tale tendenza, però, si potrebbe oscurare con il nuovo governo del populista, Andrej Babiš, più vicino alle istanze ungheresi e slovacche.
Diverso, invece, è stato l’approccio all’incontro del Presidente della Repubblica della Polonia, Karol Nawrocki. Il suo intervento è stato differente dai precedenti in quanto, pur sottolineando la necessità di parlare ad una sola voce nell’UE in maniera costruttiva, si è esposto con forza sul conflitto in Ucraina. Il presidente polacco ha criticato l’approccio per cui la guerra sia solo un affare “tra Kyiv e Mosca” sottolineando la necessità che i V4 collaborino con l’Ue e l’Alleanza Atlantica. Nel suo discorso, Nawrocki delinea la Polonia come soluzione strategica alla minaccia dell’influenza russa nella regione.
L’elefante nella stanza
L’intervento polacco, rispetto a quello degli altri Paesi, mette in evidenza il tema più cruciale e divisivo: la guerra in Ucraina. L’assenza di un approccio condiviso su questa questione rappresenta oggi il principale fattore di debolezza del Gruppo, elemento emerso con chiarezza all’ultimo incontro tra primi ministri (PM) dei V4 risalente a febbraio 2024. Il sostegno a Kyiv costituisce per Varsavia una linea rossa che la Slovacchia e, soprattutto, l’Ungheria contestano apertamente. Quest’ultima sfida in modo diretto la posizione polacca opponendosi costantemente agli aiuti e alle sanzioni europee, mantenendo al contempo un canale di dialogo privilegiato con Mosca. Il vertice russo-ungherese svoltosi a Mosca lo scorso 28 novembre ha irritato Varsavia. Nawrocki, in risposta a ciò, ha annullato l’incontro bilaterale polacco-ungherese previsto a Budapest il giorno successivo al vertice di Strigonio, in cui si sarebbe incontrato con il PM ungherese.
Questo sviluppo, visto da Budapest come una decisione spinta dalla politica interna polacca, è una battuta di arresto della strategia ungherese che vede in Nawrocki un interlocutore ideologicamente affine rispetto al PM polacco, Donald Tusk. Infatti, il vertice di Strigonio è stato presentato dai media filo-governativi magiari come “l’incubo di Ursula von der Leyen” e di “risurrezione del Gruppo di Visegrád”. Queste espressioni altisonanti si riferivano in particolare alla speranza ungherese riposta nel tour diplomatico che il Presidente polacco aveva intrapreso nelle settimane precedenti a Bratislava e a Praga, svolti rispettivamente il 5 e il 24 novembre 2025. Nawrocki punta maggiormente sullo sviluppo del formato V4 per contrappesare l’impegno europeista di Tusk. Tuttavia, sovrastimando l’antagonismo tra i due politici polacchi e fraintendendo la portata dell’azione diplomatica di Nawrocki, il vertice russo-ungherese ha finito per vanificare l’occasione di rilanciare seriamente la cooperazione V4.
Perciò, l’incontro di Strigonio è stato certamente un banco di prova per i V4 in quanto c’è ancora la volontà di lavorare assieme che considerano l’esistenza del Gruppo come elemento cruciale per la cooperazione centroeuropea. Tuttavia, l’incapacità di parlare con una sola voce dei suoi membri ne fa perdere significato geopolitico ossia incidere sulle questioni di sicurezza europea. L’antagonismo polacco-ungherese e l’impatto limitato della diplomazia ceca e slovacca mostrano spaccature difficilmente sanabili nel breve periodo.

