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03/03/2026
Europa

La visita di Rubio a Bratislava e Budapest rinnova la presenza strategica degli Stati Uniti nell’Europa centrale

di Lorenzo Avesani

Domenica 15 e lunedì 16 febbraio 2026, il segretario di Stato degli USA, Marco Rubio, ha compiuto un rapido tour diplomatico in Slovacchia e in Ungheria. L’incontro con il Primo Ministro slovacco, Robert Fico, e poi con quello ungherese, Viktor Orbán, sottolinea l’intesa tra i tre Paesi nonché le sue insidie.

Domenica 15 e lunedì 16 febbraio 2026, il segretario di Stato degli USA, Marco Rubio, ha compiuto un rapido tour diplomatico in Slovacchia e in Ungheria. L’incontro con il Primo Ministro slovacco, Robert Fico, e poi con quello ungherese, Viktor Orbán, sottolinea l’intesa tra i tre Paesi nonché le sue insidie.

La presenza alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco e l’intervento del Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, hanno trasmesso un messaggio di appeasement nei confronti degli europei. Alle parole del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che ha parlato di un divario geopolitico e valoriale, Rubio ha contrapposto l’idea di un destino comune, fondato su legami storici e radici condivise con gli alleati transatlantici. Ciononostante, il messaggio di fondo è che le relazioni euroatlantiche sono in fase di ridefinizione su basi diverse e più selettive.

Dopo questa “carezza”, il tour diplomatico del capo della diplomazia statunitense è continuato nel fine settimana con la visita a Bratislava e Budapest. Lo scopo principale è stato quello di rafforzare l’intesa tra Washington e i due Paesi centroeuropei su questioni quali sicurezza energetica e difesa nonché confermare la loro convergenza politica. Come riportato da Reuters, Rubio ha ammesso che l’Europa centrale è “una componente fondamentale dell’impegno nei confronti del continente e del mondo”. Tale dichiarazione conferma il mutamento delle priorità di Washington nel Vecchio Continente, nonché un diverso sviluppo della partnership euroatlantica, che rischia di sfilacciare l’Unione europea (Ue) per favorire gli attori più allineati al nuovo corso.

Rubio da Fico

La prima tappa è avvenuta in Slovacchia dove ha incontrato il Primo Ministro (PM) slovacco, Robert Fico. Per Bratislava, l’incontro rappresenta un appuntamento di rilievo, poiché la visita di Rubio è la prima di un alto rappresentante statunitense dal 2019. L’incontro è un follow-up del bilaterale del 17 gennaio scorso a Mar-a-Lago. Il dossier più rilevante è stato quello sulla cooperazione energetica nucleare. Il leader slovacco ha confermato che la società statunitense, Westinghouse, sarà fornitrice della nuova centrale che verrà costruita a Jaslovské Bohunice. Tuttavia, accordi più specifici verranno firmati a partire dal 2027. Sul piano della cooperazione militare, Bratislava ha dichiarato di aver richiesto quattro ulteriori caccia F-16 ampliando il contratto originario che ne prevedeva quattordici. Lo scopo è quello di rafforzare le capacità operative slovacche all’interno della NATO. Infine, durante il vertice, Fico ha insistito sull’offrire il Paese come sede ideale per i colloqui di pace tra Kyiv e Mosca sottolineandone la prossimità culturale e geografica.

Dal lato slovacco, il Paese centroeuropeo punta a rafforzare il proprio peso negli equilibri regionali e a ottenere una piena considerazione dei propri interessi da parte degli Stati Uniti. Il dossier ucraino rappresenta un elemento cruciale della “politica estera sovrana” della Slovacchia. Il Paese prende le distanze da Bruxelles per tutelare i suoi legami economici con Mosca. In particolare, Bratislava è ostile al regolamento europeo sulla fine del transito del gas russo in Europa che entrerà in vigore dal 1° novembre 2027. Fico, infine, ha aperto alla possibilità di organizzare un evento nel formato del Gruppo di Visegrád con la partecipazione di Washington per sviluppare “formule di dialogo V4+” su cooperazione internazionale ed energia. Tale iniziativa sarà possibile perché il Paese assumerà la presidenza del Gruppo a luglio di quest’anno.

Dal lato statunitense, Marco Rubio ha sottolineato di non richiedere agli europei di essere vassalli, bensì di ridurre la propria dipendenza dagli USA nei settori della difesa e della sicurezza. Tale affermazione è una risposta ai timori sollevati da politici e media europei sulla riduzione della presenza militare statunitense in Europa. Il Segretario di Stato ha posto l’accento, invece, sulla ridefinizione del burden-sharing nell’ambito delle spese per la difesa militare. La richiesta non esenta nemmeno i Paesi meno disponibili come la Slovacchia. Quindi, il rafforzamento militare ed energetico di Bratislava è funzionale a mantenere la presenza statunitense nella regione centroeuropea.

Rubio da Orbán

Dopo l’incontro a Bratislava, Rubio ha proseguito il suo tour in Europa centrale con una visita in Ungheria, dove ha incontrato il PM, Viktor Orbán, e il ministro degli Esteri, Péter Szijjártó. Come nel caso slovacco, la presenza di un alto rappresentante statunitense in Ungheria rappresenta un evento che non avveniva da sette anni. Tuttavia, esistono differenze sostanziali rispetto al bilaterale di Bratislava. In primis, la visita di Rubio cade a circa due mesi dalle elezioni parlamentari ungheresi, appuntamento a cui Orbán, per la prima volta da oltre un decennio, arriva da una posizione di svantaggio. In secondo luogo, l’attuale Segretario di Stato è meno gradito agli occhi dell’élite politica locale perché, durante il primo mandato di Trump, Rubio criticò il Paese e il suo declino democratico.

Il confronto tra i due Paesi ha ricalcato tematiche già affrontate nel vertice di Washington del 7 novembre 2025. Il tema più importante dell’incontro è stato quello cooperazione energetica nucleare in cui Rubio e Szijjártó hanno firmato congiuntamente un accordo intergovernativo sulla realizzazione di mini-reattori nucleari modulari (SMR). Il nuovo accordo vuole garantire una cooperazione di lungo termine sul tema rendendo l’Ungheria “un centro nevralgico per lo sviluppo regionale degli SMR” e incoraggiando Budapest ad acquistare tecnologia USA. Inoltre, l’azienda statunitense, Holtec International, si è detta disponibile ad aiutare l’Ungheria nella gestione dello stoccaggio del combustibile nucleare esaurito con la realizzazione di un’infrastruttura a contenitori asciutti. Tale azione è vincolata dalla previa approvazione del Parlamento magiaro. Infine, è stato trapelato un accordo con gli Stati Uniti su uno “scudo finanziario” a tutela di Budapest dagli “strumenti dell’Ue”, i cui dettagli restano ignoti.

Dal lato ungherese, Orbán ha presentato la rinnovata intesa con gli Stati Uniti come “nuova età dell’oro” sottolineando il ruolo dei rapporti personali con Trump quale fattore determinante. Inoltre, Budapest rimarca il suo approccio energetico basato su pragmatismo e diversificazione per mantenere la sua economia stabile e competitiva. In questo contesto, l’Ungheria si propone come attore regionale capace di bilanciare appartenenza euro-atlantica e autonomia decisionale nei dossier economici e strategici. Come nel caso slovacco, il dossier Ucraina ricopre un ruolo centrale in quanto pure Budapest — anche per ragioni politico-elettorali — vuole difendere i suoi legami economico-energetici con la Federazione Russa che sono un pilastro della sua diversificazione verso i partner non occidentali.

Dal lato statunitense, Rubio ha insistito sul rafforzamento della presenza statunitense nell’Europa centrale attraverso accordi bilaterali con Budapest. Il vertice è stato presentato come un’occasione per le imprese statunitensi per condurre affari nel campo delle tecnologie emergenti e dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, il Segretario di Stato ha reagito passivamente all’esplicita affermazione del PM ungherese di non essere intenzionato a rinunciare alle forniture energetiche russe. Seppur sia una decisione sgradita da Washington, Rubio ammette che ogni Paese è legittimato a seguire i propri interessi nazionali ma avverte sul rischio di dipendenze strategiche con Russia e Cina.

Riparo o gabbia strategica autoimposta?

Il tour diplomatico del Segretario di Stato è l’ennesima prova della nuova grammatica della politica internazionale fortemente incentrata su un approccio transazionale privo di allineamenti valoriali. L’atteggiamento dei tre Paesi si inserisce in un sistema internazionale sempre più strutturato attorno ai rapporti di forza, ma l’alleanza si fonda su presupposti intrinsecamente asimmetrici. Da un  lato la Slovacchia e l’Ungheria si allineano con gli Stati Uniti per trovare in esso un riparo strategico. Secondo questa logica, i due Paesi tutelano i loro interessi politici, securitari ed economici per mitigare le loro vulnerabilità strutturali. Dal loro punto di vista, gli USA sono funzionali a far cessare il conflitto in Ucraina così da terminare la minaccia securitaria più prossima; ripristinare lo status quo ante dei rapporti tra Europa e Russia interrompendo il phase out energetico; e tutelarsi ideologicamente dalle pressioni di Bruxelles sullo stato di diritto e difendere il loro modello di democrazia illiberale. 

Dall’altro lato, la diplomazia trumpiana è basata su scambi concreti che richiedono costi a cui i due Paesi non vogliono sottostare quali il burden-sharing e le sanzioni USA contro i flussi energetici di Mosca. Realisticamente, Bratislava e Budapest non progettano alcuna forma di -exit che sia essa dall’Ue o dalla NATO ma i loro allineamenti sono condizionati e le divergenze con Washington eluse per evitare l’irritazione della superpotenza che li tutela. Tuttavia, l’approccio rischia di generare dipendenze multiple indebolendo il sovranismo proclamato dentro e fuori dalle mura domestiche dai due leader centroeuropei. Ciò indebolisce la voce dell’intera Europa centrale lasciandola in una posizione subordinata.

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