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Rubriche#USA2020Who is Who: Bernie Sanders

Who is Who: Bernie Sanders

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Nome: Bernard Sanders, detto Bernie
Nazionalità: Statunitense
Data di nascita: 8 settembre 1941
Ruolo: Candidato alle primarie del Partito Democratico per le elezioni presidenziali

Bernie Sanders nasce a New York City l’8 settembre 1941, da una famiglia ebrea della classe operaia. Frequenta il Brooklyn College e successivamente, nel 1964, si laurea in scienze politiche presso l’Università di Chicago. Ancora studente, si avvicina alla vita politica e particolarmente all’attivismo politico; notevoli i suoi contributi sia per quanto riguarda il Congress of Racial Equality che per lo Student Nonviolent Coordinating Committee.

Nel 1968, Bernie si stabilisce in Vermont, un piccolo Stato nel nord-est degli Stati Uniti, confinante con il Canada. Dopo una breve parentesi nel Liberty Union Party, un movimento pacifista e anticapitalista, Bernie nel 1979, decide di diventare formalmente un Indipendente. Ed è proprio sotto questa “etichetta” che viene eletto sindaco di Burlington nel 1981; verrà poi rieletto per altre tre volte.

Nel 1990, Sanders viene eletto alla Camera dei Rappresentanti, dopo un primo insuccesso nel 1988. Verrà definito dal Washington Post come il “Primo Socialista” a riuscire nell’impresa. Nel 1991, diviene co-fondatore del Congressional Progressive Caucus, di cui sarà presidente per 8 anni, allorché continua a rifiutare di unirsi al Partito Democratico. Durante la sua permanenza nella Camera dei Rappresentanti, Sanders si oppone alla “Banking Reform”, sponsorizzò il “Cancer Registries Amendment Act”, si schiera per una regolamentazione delle armi da fuoco e della criminal justice, ed è stato un fervente oppositore della guerra in Iraq. Questa tappa della sua vita politica è molto importante perché Bernie riesce ad acquisire la necessaria popolarità per essere rieletto ben 7 volte, spesso vincendo con un ampio margine, fino al 2007, quando diviene senatore.

È il 2005 quando Jim Jeffords, allora senatore in carica per il Vermont, decide di ritirare la sua candidatura. Sanders decide così di candidarsi per il posto vacante di Senatore dello Stato del Vermont. La sua candidatura viene “approvata” da vari rappresentanti del Partito Democratico e la vittoria contro Rich Tarrant fu notevole. Sempre come senatore è stato rieletto sia nel 2012 che nel 2018. Durante la sua permanenza nel senato, Sanders viene spesso visto come “troppo socialista” ed illustri testate giornalistiche lo descrivono spesso isolato e lontano dalle linee generali della Camera Alta, soprattutto in questioni come “finance and monetary policy”, politica estera, sanità pubblica, politica di immigrazione e, tra le altre, distribuzione della ricchezza.

Nell’aprile 2015, Sanders annuncia la sua candidatura alle Presidenziali USA del 2016, come candidato democratico. Nonostante le basse aspettative, Sanders riesce comunque a vincere 23 tra primarie e caucus e circa il 43% dei delegati. Il suo punto di forza è stata la campagna elettorale, diretta in maniera atipica rispetto ad una normale campagna americana. Infatti, Sanders ha puntato molto sull’entusiasmo dei suoi sostenitori e ha rifiutato grandi sponsorizzazioni e donazioni, puntando invece su una raccolta fondi su internet, che lo ha aiutato a guadagnarsi il sostegno di molti tra giovani e giovanissimi elettori. Alla fine, però, le primarie le ha vinte Hillary Clinton, poi formalmente sostenuta da Sanders per le elezioni presidenziali.

Nel febbraio 2019, Bernie Sanders annuncia la sua seconda candidatura alle Presidenziali USA, unendosi al già ampio numero di candidati democratici in corsa per la “party nomination”.

Per quanto riguarda il pensiero politico di Bernie Sanders, vi è molto da dire. Fiero Indipendente, ma comunque alleato fidato del Partito Democratico. Definito da molti come un punto di riferimento per i progressisti e i liberali americani, è forse l’unico senatore USA ad essersi auto-definito “socialista”.

I punti principali del suo programma elettorale abbracciano ovviamente varie tematiche. In materia di giustizia penale, Sanders è un fermo sostenitore dell’abolizione della pena di morte, un oppositore della Cash Bail Reform, ed è a favore dell’eliminazione delle prigioni private, insieme ad una generale visione antiproibizionista per quanto riguarda le droghe leggere e tutto ciò che ne consegue. Per quanto riguarda l’economia, si schiera per il concetto di “Affordable Housing”, quindi fondi di costruzione, controllo sulle pratiche di affitto e sulle tasse per ridurre la speculazione edilizia mentre è contro le “Big Banks” e il potere di Wall Street, inoltre punta molto sul concetto di “Income Inequality”, volendo aumentare le tasse per i “super-ricchi”, cercando di creare nuovi programmi sociali ed aumentando il salario minimo a 15$ l’ora. Sulla questione dell’educazione, sostiene le cosiddette “study reparations”, è a favore di una regolamentazione delle “Charter Schools” e soprattutto sostiene fermamente la gratuità dei college e l’aumento degli stipendi per gli insegnanti. È a favore della chiusura degli esistenti reattori nucleari in territorio americano, di una maggiore regolamentazione per quanto riguarda le trivellazioni, di una riduzione delle emissioni di anidride carbonica soprattutto grazie a nuove e funzionali regolamentazioni governative. In materia di assistenza sanitaria, principalmente sostiene la Medicare per tutti, punto fondamentale della sua campagna elettorale. Per quanto riguarda invece l’immigrazione, è a favore della cittadinanza per quelli che sono definiti “dreamers” e di una revisione generale delle leggi sull’immigrazione, soprattutto si schiera contro l’allocazione di fondi addizionali per la realizzazione del Muro. Sui temi militari e di difesa, è favorevole alla riduzione del “defense budget” così come il richiamo definitivo delle truppe USA dall’estero. È, inoltre, favorevole all’aumento delle “Capital Gains Taxes”, così come all’eliminazione dei cosiddetti paradisi fiscali americani e alla creazione di nuove tasse per i più ricchi e per le transazioni finanziarie. A livello commerciale, nel caso dei rapporti con la Cina per esempio, è sostenitore dello slogan “Support the goal, change the approach”, e per quanto riguardo il continente americano è contro il USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement).

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