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06/11/2020
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Who is who: Izzat Ibrahim al-Douri

di Jessica Pulsone

Izzat Ibrahim al-Douri, temuto braccio destro di Saddam Hussein, nacque nel 1942 nella cittadina di Al-Dour, a sud di Tikrit, dalla quale prese il nome. Dopo una serie di fallimenti scolastici, seguì le orme del padre e divenne venditore di ghiaccio. Ben presto si avvicinò alla branca irachena del partito Baʿth (حزب البعث العربي الاشتراكي Ḥizb al-Baʿth al-ʿArabī al-Ishtirākī, noto come Partito del Risorgimento Arabo Socialista) e ne scalò rapidamente i vertici.

Nome: Izzat Ibrahim al-Douri
Nazionalità: irachena
Data di nascita: 1 luglio 1942
Ruolo: vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario iracheno
Segni particolari: ex braccio destro di Saddam Hussein

Izzat Ibrahim al-Douri, temuto braccio destro di Saddam Hussein, nacque nel 1942 nella cittadina di Al-Dour, a sud di Tikrit, dalla quale prese il nome. Dopo una serie di fallimenti scolastici, seguì le orme del padre e divenne venditore di ghiaccio.  Ben presto si avvicinò alla branca irachena del partito Baʿth (حزب البعث العربي الاشتراكي Ḥizb al-Baʿth al-ʿArabī al-Ishtirākī, noto come Partito del Risorgimento Arabo Socialista) e ne scalò rapidamente i vertici.

Fece parte del nucleo di congiurati che organizzò il colpo di Stato che nel 1968 sancì la salita al potere di Saddam, del quale divenne il più fedele collaboratore. Ricoprì il ruolo di vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario iracheno dal 1979 al 2003, assumendo un ruolo di rilievo durante l’invasione del Kuwait, ma aveva avuto modo di mostrare le sue qualità già durante l’operazione al-Anfal, una serie di attacchi sistematici perpetrati nel 1988 contro la popolazione curda e le minoranze religiose nel nord dell’Iraq.

Fin dall’aprile del 2003, all’alba dell’invasione americana, è stato il principale ricercato fra i gerarchi del vecchio regime e, nonostante su di lui pendesse una taglia di 10 milioni di dollari, riuscì a sfuggire alla cattura fino alla sua morte.  In seguito all’esecuzione del ra’is, fu riconosciuto come nuovo leader del Partito Ba’th, ormai illegale. Durante la sua latitanza trovò rifugio presso la Naqshbandiyya, una delle più antiche e importanti confraternite mistiche sufi. Anche all’interno di quest’ordine riuscì a ricoprire importanti cariche. Assunse infatti il comando dell’Esercito degli Uomini dell’Ordine Naqshbandi, جيش رجال الطريقة النقشبندية, Jaish Rijal al-Tariqat al-Naqshbandiyya, nota con l’acronimo JRTN, una fazione di resistenza sunnita sufi che entrò ufficialmente in attività nel 2006, nel tentativo di contrastare l’ascesa politica e militare dei gruppi sciiti e riaffermare il ruolo politico del Baʿth.

In questo esercito, che secondo stime non ufficiali comprenderebbe tra i 1000 e i 5000 seguaci, confluirono numerosi ex comandanti dell’esercito iracheno.  Si ritiene che nel 2014 l’Esercito dei Naqshbandi abbia combattuto al fianco del neonato Stato Islamico dell’Iraq e del Levante a Mosul, ma anche a Tikrit e nella provincia di Diyala. L’intesa sarebbe durata per un breve periodo, fino a quando le milizie di Daesh furono accusate dell’uccisione di alcuni membri del JRTN.

Riuscì ad eludere la cattura per 17 anni e a sopravvivere a numerosi attentati che lo diedero per morto. Il più eclatante nel 2015 quando la milizia sciita Asa’ib Ahl al-Haq comunicò di averlo ucciso durante un agguato in un convoglio nei pressi di Tikrit ed espose a Baghdad il corpo di un uomo a lui somigliante come prova. La notizia fu smentita quando, il mese successivo, il temuto comandante del JRTN comparve in un video in cui commentò l’accaduto. Negli anni a seguire Al Douri continuò ad apparire in registrazioni audio o video, in occasione dell’anniversario della fondazione del Ba’th (7 aprile). Sembra che la notizia della sua dipartita avvenuta lo scorso 26 ottobre sia ufficiale. A riportarla è stata Raghrad Saddam Hussein, figlia del ra’is, sul suo profilo Twitter, seguita poi dalla conferma da parte del partito.

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