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30/10/2024
Libri

“Yog-Sothothery. Oltre la soglia dell’immaginario di H.P. Lovecraft” di Salvatore Santangelo

di Redazione Geopolitica.info

Nel mese di ottobre è uscito “Yog-Sothothery / Oltre la soglia dell’immaginario“: nuova raccolta di saggi che esplora figura ed opere dello scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft. L'opera è curata da Salvatore Santangelo (giornalista e docente universitario, esperto di politica internazionale e storico collaborato del nostro sito), rientra nella collana Navi ed è già disponibile in tutte le librerie.

Nel mese di ottobre è uscito “Yog-Sothothery / Oltre la soglia dell’immaginario“: nuova raccolta di saggi che esplora figura ed opere dello scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft. L’opera è curata da Salvatore Santangelo (giornalista e docente universitario, esperto di politica internazionale e storico collaboratore del nostro sito), rientra nella collana Navi ed è già disponibile in tutte le librerie.

Le pagine di questo volume, a partire dal saggio del curatore, offrono una lettura originale ed estremamente attuale di questo controverso autore.
In un mondo in continua evoluzione, dove le dinamiche sociali si intrecciano con forze misteriose e incomprensibili, l’immaginario umano si espande verso nuove frontiere. HPL (1890-1937), maestro del terrore cosmico, ci invita a riflettere su temi che trascendono il tempo e lo spazio, costringendoci a confrontarci con le ombre che si celano dietro le apparenze quotidiane. La sua eredità va ben oltre la semplice narrazione di mostri; le sue opere sono impregnate di un senso di incombente terrore e rovina, evocando le paure ancestrali che trovano eco nella nostra contemporaneità. Lovecraft ha saputo creare un universo di disperazione e mistero, dove i Grandi Antichi attendono il momento propizio per tornare a dominare, rivelando una visione apocalittica che potrebbe essere interpretata come una critica feroce alla società moderna, simile agli anni ruggenti del Novecento, con il suo castello di illusioni.

Le sue pagine riflettono le ansie dell’America WASP, minacciata da una crescente eterogeneità culturale ed etnica. In un’epoca di profondi cambiamenti sociali e proto-globalizzazione, Lovecraft si interroga sul significato della condizione umana in un universo vasto e indifferente. La sua visione, intrisa di un doloroso senso di sradicamento e alienazione, si traduce in una potente metafora dell’ansia esistenziale, in cui il terrore cosmico diventa l’incarnazione delle paure più profonde.

È interessante notare come, nella sua opera, Lovecraft si presenti come un osservatore implacabile, contrapponendo la cultura all’ignoranza, l’arte alla politica, il sogno alla realtà. I suoi mostri, più che semplici creature fantastiche, rappresentano il suo disprezzo verso una società che non comprende e dalla quale si sente estraneo. La sua scrittura diventa così un processo di tabula rasa, un azzeramento che prelude a una paradossale rigenerazione.

In questo contesto, Lovecraft può essere paragonato a John Steinbeck, sebbene le loro visioni siano profondamente diverse. Mentre Steinbeck, cantore dell’America della Grande Crisi, esprime un’anima rurale e proletaria, Lovecraft incarna la paura dell’America WASP di perdere la propria centralità. La questione etnica, centrale nel pensiero di Samuel Huntington, si riflette nelle opere di Lovecraft, che già durante la Grande Depressione percepiva la portata di tali sfide. La sua risposta a queste inquietudini è un continuo richiamo al terrore e all’orrore, manifestato attraverso le figure dei Grandi Antichi, che minacciano le fondamenta della civiltà.

Lovecraft, essendo un prodotto della sua epoca, ha vissuto l’angosciosa transizione verso la modernità, sperimentando delusioni personali e sociali che lo hanno portato a rifugiarsi in un mondo di fantasia. La sua affermazione, «Sono uno che odia l’attualità», riflette un desiderio di fuga da una realtà che non riesce a comprendere. Nella sua opera, l’individuo si oppone alla massa anonima, la campagna alla città, la provincia alla metropoli. Per lui, l’estetica prevale sulla storia, il sogno sul reale, come un modo per giudicare le motivazioni intellettuali del singolo.

Paradossalmente, le paure di Lovecraft sembrano coincidere con quelle dell’America contemporanea, un paese in cui l’ansia sociale si intreccia con le paure di declassamento, simile a quanto analizzato da De Felice in merito al fascismo storico. In questo senso, l’alienazione e la disconnessione che permeano la sua opera trovano un riscontro anche nelle opere di Edward Hopper. Le tele di Hopper, che ritraggono scene urbane e rurali desolate, evocano un senso di isolamento che rispecchia le stesse paure affrontate da Lovecraft. Quadri come “Nighthawks” e “Automat” catturano un vuoto esistenziale, mostrando personaggi persi nei propri pensieri, consapevoli di un’assenza più grande che li circonda.

In questo contesto, si impone la necessità di riconsiderare Lovecraft al di là dell’horror e delle sue derive. Riflessioni come quelle di David P. Goldman, che esplora l’immaginario e il suo impatto sulla società, offrono spunti interessanti. Goldman, difendendo autori come Tolkien come antidoti a visioni distorte della realtà, mette in guardia contro i pericoli della sovraesposizione a contenuti violenti e pornografici, che possono avere conseguenze drammatiche per l’individuo e la collettività.
In un’epoca di cambiamenti radicali, Lovecraft si erge come un testimone delle paure e delle angosce di un’America in tumulto, un osservatore lucido di una società in crisi, capace di trasformare il terrore in arte, rendendo le sue opere ancora oggi incredibilmente attuali. In un’epoca in cui le connessioni umane sembrano fragili e il senso di alienazione è palpabile, il messaggio di Lovecraft continua a risuonare, invitandoci a esplorare le profondità dell’inconscio e a confrontarci con le ombre che abitano il nostro mondo.

Al volume hanno partecipato Angelo Clementi, Virginia Como, Adriano Monti Buzzetti, Pietro Guarriello e Miska Ruggeri.

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