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300 giorni dal cessate il fuoco: la ricostruzione del Karabakh e il ruolo dell’Italia

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Nei trecento giorni trascorsi dalla firma del cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian dopo la guerra dei 44 giorni dello scorso anno, Baku ha intrapreso numerosi progetti di ricostruzione delle zone coinvolte nel conflitto, grazie alla partecipazione di aziende e investimenti esteri, tra cui anche italiani. Infatti, Baku ha l’esigenza di assicurare il coerente sviluppo economico ai territori liberati e allo stesso tempo garantire il ritorno ai territori d’origine delle centinaia di migliaia di sfollati azerbaigiani riparati nel resto del Paese durante il conflitto.

L’Azerbaigian si è mostrato determinato nell’iniziare i progetti di ricostruzione con una certa sollecitudine, in quanto questi prevedono lo sviluppo di una serie di collegamenti infrastrutturali (tra cui strade e aeroporti) strategici per Baku in quanto permettono di connettersi direttamente non solo con i territori riconquistati durante la guerra ma anche con l’exclave di Nakhchivan. Inoltre, i progetti di ricostruzione prevedono anche la costruzione di smart cities e la bonifica del territorio del Karabakh dalle mine lasciate in eredità dall’occupazione armena (quest’ultima grazie al supporto dei peace keeper russi).

Nuovi progetti: aeroporti, strade e smart cities

Il 5 settembre scorso un aereo passeggeri ed un areo merci sono atterrati nel nuovissimo aeroporto di Fuzuli. La costruzione dell’aeroporto, iniziata solo sette mesi fa in collaborazione con compagnie turche, non è stata ancora completata del tutto ma esso è rappresentativo della rapida ricostruzione post-bellica dell’Azerbaigian.

Sono in programma altri due aeroporti nelle zone di Zangilan eLachin oltre che una rete di 600 km di autostrade e 158 km di ferrovie.

Il governo azero confida che questi progetti rilanceranno l’economia della regione, in crisi dopo la guerra e il periodo di pandemia, attraverso il collegamento delle città riconquistate. Tuttavia, questo può essere un processo lento e complicato; da una parte, come ha dichiarato il consulente del Ministro dell’economia azeroEmil Majidov “tutto è al momento inesistente”. Dall’altra, visto che questi collegamenti coinvolgono anche l’Armenia come previsto della dichiarazione tripartita, Yerevan non ha la stessa urgenza di Baku ed anzi propone percorsi alternativi per collegare la regione.

I progetti di ricostruzione prevedono inoltre la modernizzazione della regione del Karabakh e dello Zangezur Orientale costruendo “smart cities”, città in cui l’innovazione tecnologica viene applicata a infrastrutture e servizi così da renderli più efficienti e sostenibili.

Questo obiettivo hanno anche gli investimenti della giapponese Tepsco e della britannica BP per la produzione di energia verde attraverso la produzione di energia solare e il ripristino della centrale idroelettrica di Gulebird.

Questi progetti però sono ambizioni e costosi. Non è chiaro quanto lo stato azero stia spendendo per la ricostruzione; secondo i dati rilasciati della Commissione statistica statale, solo nella prima metà del 2021 sono stati spesi 158 milioni di dollari per la ricostruzione del Karabakh.

Baku punta ad attirare investitori stranieri da coinvolgere nei progetti di ricostruzione. Questo è lo scopo della fiera che si terrà il 20 e 21 ottobre 2021 dal titolo “Rebuild Karabakh 2021”. In questa occasione saranno presenti vari settori, spaziando da quello finanziario a quello dei trasporti, sanità, turismo e agricoltura.

Gli investimenti stranieri e il ruolo dell’Italia

Per quanto l’Azerbaigian abbia finanziamenti significativi derivanti dal fondo statale petrolifero (SOFAZ), prevedendo una spesa di 1.3 miliardi di dollari per la ricostruzione ha necessità di investimenti esteri. Attraverso una strategia pragmatica bastata su termini reciprocamente vantaggiosi, Baku sta infatti coinvolgente partner stranieri. Prima fra tutti è la Turchia, alleato principale dell’Azerbaigian. L’azera Innovation Agency ha firmato, infatti, un memorandum con la turca GOSB techno-park per la costruzione di città smart, e l’autostrada da Fuzuli a Shusha verrà completata da aziende con sede in Turchia.

Anche l’Italia ricopre un ruolo chiave nella ricostruzione dei territori post-bellici: come è stato esplicitamente sottolineato dal Presidente azero Aliyev, Roma è infatti uno di partner europei principali per l’Azerbaigian, basti pensare che lo scambio commerciale lo scorso anno ha raggiunto i 6 miliardi di euro (circa il 18% del commercio estero azero). 

Il 22 febbraio 2021 si è tenuto un meeting tra il Comitato di Stato per l’Urbanistica e l’Architettura della Repubblica dell’Azerbaigian e il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana.  Aziende italiane prenderanno parte infatti a vari progetti di costruzione e restauro di case e monumenti architettonici e storici. Il progetto pilota del primo smart village, nella città di Aghali (distretto di Zangilan) coinvolgerà esperti provenienti da Italia, Turchia, Cina e Israele, occupandosi di abitazioni, servizi, agricoltura ed energia rinnovabile.

Le aziende italiane avranno anche un ruolo di primo piano nel settore delle infrastrutture energetiche, di fondamentale importanza per un petrostate come l’Azerbaigian. La compagnia italiana Maire Tecnimont, infatti, è stata scelta per ricostruire e modernizzare il complesso di Heydar Aliyev di Baku, unica struttura per la raffinazione del petrolio nel Caucaso meridionale.

Un accordo di cooperazione è stato inoltre firmato tra la Azerenergy e la Ansaldo Energia con l’obiettivo di costruire infrastrutture energetiche nei territori del Nagorno Karabakh. Il contratto da 5 milioni di euro stipulato solo un mese dopo la firma del cessate il fuoco tra i belligeranti, prevede la fornitura di attrezzature per quattro sottostazioni elettriche da costruire nella regione del Karabakh, precisamente nei distretti di Aghdam, Fuzuli, Gubadli e Kalbajar.

Conclusione

Nonostante l’accordo di cessate il fuoco firmato sia dall’Azerbaigian che dell’Armenia il 9 novembre 2020 preveda l’apertura di collegamenti tra i due paesi, il processo di cooperazione per la costruzione di infrastrutture intra-regionali rimane ancora complesso.

I collegamenti attraverso le nuove infrastrutture certamente costituiranno un’opportunità per garantire la sicurezza regionale. Tuttavia, è importante sottolineare che non deve essere l’unica: solo attraverso format di cooperazione e l’impegno diplomatico tra le parti si potrà avere una stabilità regionale più duratura ed effettiva.

La costruzione dei collegamenti regionali si può rivelare più complicata e potrebbe richiedere più tempo di quanto Baku vorrebbe. Nella realizzazione del corridoio con l’exclave di Nakhchivan è inevitabile coinvolgere anche l’Armenia che però non considera prioritaria questa infrastruttura e dunque per questo progetto potrebbero servire ulteriori discussioni nel format tripartito con la Russia.

Nondimeno, ricostruire le aree del Karabakh è senz’altro un’opportunità per Baku di mostrare trasparenza e affidabilità nel fare business così da attirare aziende straniere e creare un clima imprenditoriale competitivo. Inoltre, i collegamenti che sono stati progettati permetterebbero di connettere la regione caspica con la Turchia e l’Asia Centrale, rendendo il Caucaso un importante crocevia commerciale. In questo contesto l’Italia sta consolidando il suo importante ruolo operativo nel Caucaso attraverso la partecipazione delle aziende italiane nei progetti di ricostruzione delle aree post-belliche. Roma potrà quindi ampliare la sua presenza sul territorio ed intensificare i rapporti con l’Azerbaigian.

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