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28/08/2023
Italia

Intelligence economica e geopolitica: la centralità del fattore umano, reputazionale e delle reti sociali per agire con successo in un territorio. Il modello di Eni Foundation e della Comunità di Sant’Egidio in Mozambico.

di Vittorio Palumbo

Nell’attuale dimensione globale dei mercati e delle relazioni internazionali, la connessione tra l’attività d’Intelligence Economica e la Geopolitica ha assunto un carattere strategico fondamentale. La tutela della crescita economica, dei brevetti, della proprietà industriale, del sistema produttivo e di quello finanziario, delle tecnologie, delle infrastrutture e della sicurezza energetica, sono divenuti gli assi cartesiani su cui fondare le decisioni programmatiche future, sia pubbliche che private. Fare questo significa favorire la diffusione di una cultura d’Intelligence Economica e di visione Geopolitica nelle istituzioni e nelle imprese, incentivare un maggior flusso d’informazioni tra settore pubblico e privato, investire nel campo dell’istruzione, specialmente quella accademica, per poter competere più efficacemente nell’agone mondiale.

Nell’attuale dimensione globale dei mercati e delle relazioni internazionali, la connessione tra l’attività d’Intelligence Economica e la Geopolitica ha assunto un carattere strategico fondamentale. La tutela della crescita economica, dei brevetti, della proprietà industriale, del sistema produttivo e di quello finanziario, delle tecnologie, delle infrastrutture e della sicurezza energetica, sono divenuti gli assi cartesiani su cui fondare le decisioni programmatiche future, sia pubbliche che private. Fare questo significa favorire la diffusione di una cultura d’Intelligence Economica e di visione Geopolitica nelle istituzioni e nelle imprese, incentivare un maggior flusso d’informazioni tra settore pubblico e privato, investire nel campo dell’istruzione, specialmente quella accademica, per poter competere più efficacemente nell’agone mondiale.

La centralità del fattore umano, reputazionale e delle reti sociali per agire con successo in un territorioL’idea è che al fine del reperimento dell’informazione, per agire con successo in un territorio, il corretto utilizzo del fattore umano, di quello reputazionale e delle reti sociali, sono gli inderogabili strumenti da impiegare da parte dei moderni attori dell’intelligence economica.Se l’informazione è potere, essa diventa la merce più preziosa per qualsiasi attività umana e quella reperita sul campo è la migliore.Questi dettami si applicano concentrando tutta la forza di questa visione nell’importanza del:fattore umano in quanto:avere operatori ben informati su uno specifico contesto assicura intuizioni preziose e accesso a dati difficilmente ottenibili da fonti tradizionali;le persone fisiche con competenze linguistiche e culturali specifiche inerenti ad un determinato luogo, svolgono un ruolo chiave nell’acquisizione di notizie sensibili;fattore reputazionale poiché:il giudizio su di un’organizzazione può influenzare notevolmente la capacità di ottenere accesso ad informazioni efficaci e di stabilire relazioni all’interno di un territorio; l’attitudine a collaborare positivamente con gli stakeholder locali, rende qualsiasi struttura più propensa ad essere accolta con fiducia dalle comunità locali e dalle autorità governative;fattore reti sociali perché:le connessioni personali e professionali possono consentire l’accesso a dati riservati o difficili da ottenere tramite altre vie;un organismo con una vasta rete di relazioni può ottenere notizie attraverso canali informali, scambi di conoscenze, collaborazioni strategiche.Il modello di Eni Foundation e della Comunità di Sant’Egidio in Mozambico: quadro generale, storia e contesto, interessi italiani, modalità d’interventoQuadro generaleUn modello esplicativo dei concetti sopra esposti, viene fornito di quanto realizzato da Eni Foundation e dalla Comunità di Sant’Egidio in Mozambico. Mettendo a confronto queste due realtà, all’apparenza distanti tra loro, con da una parte una multinazionale italiana di grande prestigio globale, nella sua declinazione filantropica di Eni Foundation e dall’altra una ong cattolica, la Comunità di Sant’Egidio, anch’essa dotata di un’immagine di assoluto valore internazionale, emerge una forte assonanza nelle strategie adottate da entrambe per operare in Mozambico, con particolare riguardo alla perfetta conoscenza delle dinamiche umane locali, all’acquisizione di un alto valore reputazionale, alla cura delle reti sociali.Storia e contestoIl Mozambico, situato sulla costa orientale dell’Africa, è una terra ricca di risorse naturali. Dopo l’indipendenza ottenuta nel 1975, il paese è stato teatro di una drammatica guerra civile, conclusasi grazie alla mediazione italiana, con gli accordi di pace firmati a Roma nel 1992 nella sede della Comunità di Sant’Egidio e con le prime elezioni libere tenutesi nel 1994. A partire da quel momento è iniziato un costante progresso economico, arrestatosi nel 2015, a causa del riaccendersi dell’instabilità politica e dell’insicurezza generale, in conseguenza di debiti contratti e nascosti dal governo mozambicano alla comunità internazionale, rendendo improvvisamente il paese il più indebitato d’Africa.Interessi italianiGli interessi italiani in Mozambico ruotano intorno al gas ed alla possibilità di estrarlo/renderlo trasportabile attraverso un processo di liquefazione, da attuare in loco su piattaforme off-shore. Eni è presente nel Paese dal 2006 detenendo i diritti di sfruttamento dei giacimenti Coral, Mamba Complex e Agulhaed, per 2.400 miliardi di metri cubi di gas stimati. Eni si occupa sia della fase di esplorazione, perforazione ed estrazione, che della fase di liquefazione, stoccaggio e trasporto per il GNL, attività che avviene tramite un’avveniristica piattaforma galleggiante, posizionata nel bacino del Rovuma.Modalità d’intervento Eni – Eni FoundationLa storia dell’Eni in Africa è iniziata molto tempo fa, nel 1954, quando Enrico Mattei, nel segno di una lucida intuizione dell’avvio del processo di decolonizzazione africana e della volontà di quei paesi di scrollarsi di dosso i vecchi padroni europei ed i nuovi dominatori americani, offriva l’azienda e con essa l’Italia, come partner alla pari, quale realtà giovane e determinata per un verso, ma dotata della necessaria umiltà e sobrietà, bagaglio necessario di chi non aveva dimenticato la pesante lezione subita con la sconfitta nella guerra mondiale. Eni entrava nei nuovi Stati non solo negoziando, come altre compagnie, le percentuali da lasciare al governo locale in base all’accordo di concessione, bensì proponendo di creare nuove società in partenariato. Si trattava di una formula coraggiosa nello schema e generosa nella pratica, tanto da far sviluppare rapporti di amicizia profondi che durano ancora oggi, pur nell’avvicendarsi dei vertici aziendali e dei leader africani. La prima espansione riguardò l’Africa mediterranea, per proseguire in quella subsahariana e nei decenni successivi in Angola e Mozambico.Quale grande energetica, coerente con l’intuizione originale di Mattei, Eni ritiene che sia oggi possibile investire, esplorare e produrre in Africa, contribuendo allo sviluppo delle comunità locali.Questa è una caratteristica distintiva per Eni, rappresentata nel proprio modello d’impresa attraverso “le Alleanze per lo sviluppo”, strumento con cui si realizzano una serie d’iniziative di sviluppo socioeconomico e di tutela del territorio d’interesse. Il coronamento di questo schema avviene con Eni Foundation, costituita da Eni S.p.A. nel 2006, allo scopo di migliorare le capacità di risposta alle crescenti aspettative della società civile e al fine di valorizzare e rendere più organiche le proprie azioni in relazione a problematiche di particolare valenza e significato. Ecco come la sua genesi veniva rappresentata nel 2007, dal suo Presidente dell’epoca Paolo Scaroni “…Nella sua storia Eni ha sempre perseguito gli obiettivi di business prestando la massima attenzione alle aspettative e ai fabbisogni delle comunità locali. Ha così sviluppato la capacità di integrarsi nelle realtà sociali e culturali più varie e impostato solidi rapporti di collaborazione con un gran numero di Paesi”.Eni Foundation è quindi, nei diversi contesti sociali e culturali del mondo, aperta a collaborazioni e partnership, sia nelle fasi progettuali che di realizzazione, con altre organizzazioni di provata esperienza e capacità. A riguardo Eni Foundation ha partecipato in Mozambico al progetto Dream della Comunità di Sant’Egidio, per il rafforzamento del sistema sanitario mozambicano, migliorandolo attraverso la costruzione di un ambulatorio polispecialistico a Zimpeto, nella provincia di Maputo. Ad evidenziare il target geopolitico e d’intelligence economica della Fondazione, è l’esserne stato nominato Presidente, nel 2020, Domenico Giani, già Comandante del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Il profilo ed il curriculum di quest’ultimo, ben si attanagliano ad una struttura con tali compiti, bastando citare che, nel corso del suo servizio, ha curato il coordinamento e la sicurezza del Santo Padre, compreso gli oltre 80 viaggi apostolici compiuti dai Papi durante il suo mandato. Tra questi, in relazione alla particolare metodologia operativa attuata, si segnala quello del 2005 nella Repubblica Centrafricana, considerato lo stato più povero del mondo, in cui ha attivato una sinergia con la Missione ONU, l’Alto Rappresentante UN in Centrafrica, il Nunzio Apostolico a Bangui e la Comunità di Sant’Egidio, ottenendo una tregua che ha permesso la visita di Papa Francesco con l’apertura della Porta Santa.Modalità d’intervento Comunità di Sant’EgidioSant’Egidio nasce a Roma nel 1968 e sin dalle origini i poveri sono compagni abituali della vita e dell’attività dei suoi membri ed è proprio questa amicizia che ha condotto la Comunità a comprendere come la guerra sia la madre di tutte le povertà. Nel 1986 la Comunità di Sant’Egidio è stata riconosciuta come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio ed oggi essa è diffusa nel mondo in 72 Paesi. Proprio quest’avversità ad ogni forma di guerra ovunque essa sia nel mondo, ha portato la Comunità di Sant’Egidio a creare ed esercitare una sorta di diplomazia silenziosa, parallela ai canali ufficiali, fino ad essere per tale attività definita come O.N.U. dei Poveri ed a sviluppare un proprio, peculiare, metodo di ricerca della Pace, così descritto nel 1993, dall’allora Segretario Generale dell’O.N.U. Boutros-Ghali, a proposito del Mozambico “…la Comunità di Sant’Egidio ha adottato tecniche diverse da quelle dei mediatori di pace professionisti, ma le completano…particolarmente efficace si è rivelata la loro capacità di coinvolgere gli altri nella ricerca di soluzioni ed il coinvolgimento di coloro che di volta in volta vi sono implicati è decisivo per il successo di queste iniziative…”Il Mozambico rappresenta lo schema perfetto dei successi diplomatici di Sant’Egidio, realizzato grazie all’elemento umano, inteso come comprensione della diversità. La Comunità, infatti, era presente nel paese già dal 1975, ben prima dell’inizio delle trattative, avendo avuto, grazie al lavoro di anni ed alla condivisione dei problemi della gente del posto, la possibilità di conoscere a fondo la situazione locale e le sue specificità, consapevolezza senza di cui ben difficilmente i suoi appartenenti sarebbero stati ritenuti interlocutori credibili dalle fazioni in lotta. La Comunità di Sant’Egidio ha avuto quindi un ruolo importante nella pacificazione del Mozambico nel 1992 e grazie a questo processo, quando il paese ha sanato le sue ferite più profonde, è nato a Maputo il primo centro Dream, con l’intento di sconfiggere la diffusione di hiv e aids. Oggi il Programma della Comunità di Sant’Egidio coordina e gestisce 12 centri di salute presenti in diverse aree, offrendo cure gratuite e di qualità a più 48.000 pazienti.ConclusioniPolitiche di aiuto economico, alimentare, sanitario, educazionale, culturale, ricompensano sempre il loro utilizzo e dimostrano che, anche nell’era cyber, l’uomo conta e molto pure e che la ricerca informativa condotta attraverso di egli, rappresenta e rappresenterà, ancora per molto tempo, lo strumento conoscitivo più importante e prezioso. Le esperienze di Eni Foundation e della Comunità di Sant’Egidio in Mozambico dimostrano che costruire relazioni fiduciose, valorizzare la reputazione e sfruttare le reti di contatto può fare la differenza nel reperimento d’informazioni strategiche e nel conseguente successo delle operazioni. Tuttavia, è essenziale che tale ricerca sul campo sia condotta in modo etico e rispettoso delle culture locali, in quanto anche in un mondo sempre più complesso e interconnesso, come quello della quarta rivoluzione industriale “…le reti fisiche e sociali diventano i nuovi elementi di coordinamento ed i principali motori dei processi di creazione di ricchezza (Savona P. La geopolitica dell’infosfera, Rubbettino Editore)”. Non è un caso, dunque, che più di trecentotrenta milioni di euro di erogazioni, dal 2006 al 2022 per finalità reputazionali e di solidarietà nel mondo, siano stati erogati da Eni a Eni Foundation.

Analogamente la sintonia tra Eni Foundation e la Comunità di Sant’Egidio, concretizzatasi, in Mozambico, con una donazione a quest’ultima di cinquecentomila euro complessivi negli anni 2018/2019 a sostegno del progetto Dream, conferma l’importanza delle fonti umane locali, da acquisire attraverso la costruzione di preziosi ponti culturali con il territorio, grazie ai quali poter accedere ad informazioni preziose ed altrimenti irraggiungibili.

Dunque “…se la geopolitica e l’intelligence economica pongono l’informazione al centro di qualsiasi decisione e considerano il nostro tempo come quello del flusso continuo delle informazioni, queste divengono il patrimonio da governare (Savona P. Jean C. Il ciclo dell’informazione nell’era della globalizzazione, Rubbettino editore)”, niente deve essere lasciato d’intentato per reperirla attraverso le logiche della geopolitica e dell’intelligence economica.Allora se per un’azienda dell’energia, come nel caso dell’Eni, abituata a pensare in termini strategici, dove lo studio geologico di un paese, l’esplorazione, l’eventuale scoperta e messa in produzione di risorse prende il tempo di una generazione o più e, quindi, non c’è spazio per la relazione episodica, così come, parimenti, per un’ong cattolica qual è la Comunità di Sant’Egidio valgono le parole di Papa Francesco “…Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro”, si tratterà di tenere a mente le parole di Sir Richard Moore, Capo del Secret Intelligence Service, sull’importanza del fattore umano “… ci sarà sempre un legame straordinario che permetterà a una persona di confidare sinceramente con un’altra, unita da un senso di umanità e di scopo comuni, l’essenza del fattore umano… ed è qui che tutte le società libere godono del più grande vantaggio intrinseco di tutti… eccelliamo nel liberare i talenti delle nostre persone, perché come disse John Stuart Mill, il genio può respirare liberamente solo in un’atmosfera di libertà”.

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