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19/10/2023
Russia e Spazio Post-sovietico

I significati del mandato di arresto a Putin per crimini di guerra

di Martina Battaiotto

Il 17  marzo 2023 la Corte Penale Internazionale ha annunciato di aver emesso un mandato di arresto con l’accusa di deportazione per Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa. Nonostante la Russia non faccia parte della CPI, il mandato genera dei cambiamenti nella politica e nei movimenti di Putin. È interessante comprendere l’influenza che il mandato ha avuto nell’importante appuntamento del vertice dei paesi BRICS, tenutosi ad agosto in Sud Africa. 

La Corte penale internazionale (CPI) è un’istituzione giudiziaria nata formalmente nel 1998, con la ratifica dello Statuto di Roma, ed entrata in funzione nel 2002. La Corte è stata creata con lo scopo di garantire i diritti fondamentali e il mantenimento della pace, perseguendo i responsabili dei crimini internazionali; in particolare la giurisdizione della CPI si occupa di: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio, crimine di aggressione. 

L’idea di una corte internazionale è antecedente al 1998: i tribunali di Norimberga e Tokyo, successivi alla seconda guerra mondiale, sono le prime esperienze di diritto penale internazionale. Le tensioni create dalla guerra fredda hanno però arrestato la prosecuzione di una giustizia penale internazionale. Le vicende in ex-Jugoslavia e il genocidio ruandese rimarcarono la necessità di un’istituzione di giustizia penale internazionale. Nonostante lo Statuto di Roma rappresenti un grande passo nel contrasto ai crimini internazionali, dobbiamo ricordare che la Corte non esercita giurisdizione nei paesi non firmatari dello Statuto, ciò vuol dire che gli Stati possono sottrarre i propri cittadini, indagati o condannati, dalla CPI.  

Il mandato d’arresto è stato emesso da Karim Khan, procuratore della Corte Penale Internazionale, contro Vladimir Putin per “presunti crimini di guerra di deportazione di bambini dai territori ucraini occupati nella Federazione Russa”; il mandato è stato emesso anche per Maria Lvova-Belova, commissaria russa per i diritti dell’infanzia. Ricordando che i poteri della Corte Penale Internazionale sono circoscritti, il procuratore Khan rimarca la crucialità della cooperazione internazionale ai fini dell’esecutività del mandato d’arresto e lo fa ricordando il processo di Norimberga ed il processo a Milosevic.

La risposta russa non si è lasciata attendere, per il Cremlino “le decisioni della CPI non hanno alcun significato”. La Russia non è firmataria dello Statuto di Roma, risultando quindi estranea alla giurisdizione della Corte Penale internazionale, Vladimir Putin potrebbe comunque essere arrestato se si trovasse sul territorio di uno Stato aderente alla Corte. 

L’influenza politica sulla CPI si mostra già nella risposta che i paesi firmatari dello Statuto di Roma mostrano al mandato: la Germania di Scholz accoglie con favore la decisione della Corte, per l’Ungheria di Orban invece non ci sono ragionevoli motivi per ritenere Putin un criminale di guerra, motivo per cui non sarà arrestato su suolo ungherese. 

Qual è quindi l’importanza di questo mandato d’arresto internazionale? La valenza del mandato, nonostante le criticità della CPI, è notevole per vari aspetti. L’unicità del mandato di Putin si evidenzia dal fatto che è stato reso pubblico prima che le indagini terminassero, contrariamente alle consuetudini della Corte che rende noti i mandati d’arresto solamente al termine delle varie indagini. Un altro aspetto che ci fa comprendere ulteriormente l’importanza del mandato, schiarendo allo stesso tempo la dinamica geopolitica, è il forte aiuto delle potenze occidentali nella raccolta di prove volte a dimostrare l’esistenza dei crimini di cui Putin è accusato.

Nonostante la Russia sia non firmataria dello Statuto di Roma, il mandato d’arresto è volto anche a isolarie Putin: metter piede fuori la federazione sarebbe troppo rischioso a meno che non si tratti di paesi amici. 

Questo ultimo punto ci porta al vertice BRICS che tenutosi dal 22 al 24 agosto 2023 a Johannesburg, in Sud Africa. 

Il Sud Africa è membro della Corte Penale Internazionale, dovrebbe quindi, in linea teorica, procedere all’arresto di Vladimir Putin se quest’ultimo si trovasse su suolo sud africano; la questione del mandato d’arresto è divenuta rilevante ai fini del vertice.

Nei mesi precedenti all’incontro di agosto sono sorte molte domande, ci si è chiesti se Putin si sarebbe presentato, quali sarebbero state le mosse del Sud Africa. La risposta è arrivata il 19 luglio quando il presidente sud africano Cyril Ramaphosa, di comune accordo con la Federazione Russa, ha annunciato che Vladimir Putin avrebbe preso parte al vertice BRICS in video conferenza, al suo posto il ministro degli esteri Lavrov. La partecipazione virtuale ha giovato a Ramaphosa il quale non si è dovuto sottoporre ai vincoli dello Statuto di Roma permettendo comunque a Putin di essere presente, seppur non fisicamente. 

La TASS, agenzia di stampa ufficiale russa, ha più volte ribadito prima del vertice che la distanza di Putin non avrebbe influenzato il ruolo della Russia e l’importanza del suo presidente (affermazioni vanno però inserite nel quadro di propaganda russo).

Putin, nel discorso tenuto al vertice, non ha parlato esplicitamente del mandato d’arresto della CPI, concentrandosi piuttosto sull’importanza del cambiamento dell’ordine mondiale in un ordine multipolare «basato sul diritto internazionale, compreso il diritto dei popoli al proprio sviluppo», in cui l’alleanza dei BRICS è considerata da lui come necessaria. Ciò che è sicuro è che non essere presente al primo vertice BRICS in presenza dopo gli anni della pandemia è un tassello amaro da aggiungere alla storia del suo paese. 

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